domenica 14 ottobre 2012

Save Erasmus Project

La notizia di una settimana fa, secondo cui non ci sarebbero più soldi per il Progetto Erasmus, ha fatto tremare più di qualche studente. Nato nel 1987, l'Erasmus è un programma europeo di scambio, con cui gli studenti universitari possono trascorrere periodi da sei mesi fino a un anno in un altro eteneo europeo. Nonostante sia stato spesso criticato dai bigotti del genere, che considerano questo periodo più una festa lunga due semestri che una lezione di vita, l'Erasmus ha presto preso piede (ad essere onesti più all'estero che in Italia), muovendo oggi come oggi circa 200.000 studenti all'anno. 
Il sottoscritto è stato fra quelli che, nel Settembre 2002, ha lasciato il polveroso ateneo di Ingegneria Meccanica di Padova per trascorrere un anno a Stuttgart, in Germania. Qui, dopo aver sostenuto la bellezza di 14 esami (che sono valsi 4 italiani...), sono tornato a Padova per qualche mese a completare le ultime cose, per poi tornare nuovamente a Stuttgart per altri 8 mesi e poter così scrivere la tesi di laurea. Mi sono laureato a Padova, ma mi è stata data anche l'opportunità di presentare il mio lavoro ad un seminario presso la Stuttgarter Universitaet.
Non voglio mentire negando che l'Erasmus significhi anche (forse soprattutto) far festa fino a tardi tutti i giorni almeno per i primi mesi, ma questo non deve nascondere il molto di più che c'è sotto, e che spesso rimane celato dal bigottismo con cui taluni giudicano: sotto c'è lo sviluppo di un senso di appartenenza a qualche cosa di più grande del proprio orticello locale. Personalmente ritengo che se la Merkel e Monti avessero fatto l'Erasmus a Barcelona, ci penserebbero due volte prima di tagliare fondi a destra e a manca. Ogni volta che sento di austerià, crisi, tagli e manifestazioni in qualsiasi Paese europeo, il mio pensiero va a qualche amico che potrebbe risentirne. Insomma, credo che l'Eramsus sia uno dei pochi progetti europei, che contribuisca in maniera seria a costruire un senso di Europa inesistente fra adulti che semplicemente non sono abituati a ragionare in tal senso. Come possono i parlamentari europei provare davvero empatia (mi si passi il termine) per i colleghi, se non ne conoscono la cultura, la lingua, le abitudini? in una parola non sono con loro parte di Europa ma solo di Stati sovrani che pensano ai propri interessi. Aggiungo, che l'Erasmus crea un senso di Europa avulso da connotati economici o finanziari, ma basato solo su un senso di solidariertà ed amicizia, che nasce e cresce proprio durante quelle feste che i più ottusi osteggiano. 
Molti dei ragazzi che erano con me in quella stagione del 2002-2003 sono ora sparsi per mezzo mondo, io ho sposato un'eccezionale ragazza polacca dalla quale ho avuto due splendide bambine, ogni anno riusciamo ancora ad organizzarci e fare un raduno in qualche capitale europea, mediamente in venticinque o trenta persone. Con la crisi non mancano le mail di solidarietà agli amici di Madrid o Barcelona, piuttosto che i commenti con i greci.
Lasciare che tutto questo venga cancellato, solo per far quadrare i conti di qualche banca mi pare davvero ridicolo, se non addirittura ingiusto e controproducente per le generazioni future.
Questo è il motivo per cui su FaceBook è nato Save Erasmus Project, un gruppo aperto e pubblico cui chiuque può iscriversi, e che in meno di una settimana ha raccolto più di 1.800 persone. 
Al gruppo partecipano, ovviamente, persone di tutta Europa (di tutto il mondo, direi), che condividono le notizie che reperiscono sulla stampa locale e le loro esperienza o impressioni, ed attendono fiduciose che il 23 Ottobre il Janusz Lewandowski (Commissario Europeo per il budget dell'Unione ed il finanziamentodei programmi europei), parli al Parlamento europeo chiedendo agli Stati membri di contribuire nuovamente a mantenere in vita il Programma Erasmus.

Saluti