venerdì 28 febbraio 2014

Ucraina: fra Russia ed Europa

Da ormai una settimana la rivoluzione del popolo ucraino europeista contro il premier filorusso Yanukovich si è conclusa con la fuga e destituzione del secondo, e una sorta di investitura di liberazione per il primo. Certo è curioso come nel giro di poche ore un Parlamento, prima genuflesso al tiranno, ne abbia decretato la fine e la decadenza, confermando quale Premier ad interim uno storico collaboratote della Tymoshenko, già votato per acclamazione popolare nell'ormai famosa piazza Maidan. Ma questi sono i fatti.
Ora però l'Ucraina è divisa fra una maggioranza europeista nell'ovest del Paese, e grosse enclavi filorusse nell'Est, soprattutto in Crimea, dove il 25 Maggio sarà votato un ridicolo Referendum popolare per la secessione di questa regione. La Russia, dal canto suo, non rinuncia a mostrare i muscoli e dopo aver bloccato diversi miliardi in aiuto alla disastrata economica ucraina (ricatto quindi economico-finanziario), ora invade la Crimea con l'esercito (ricatto militare) spacciando tale operazione come un misto fra esercitazioni e sorveglianza. 
Al di là delle congetture geopolitiche, credo che questa vicenda dimostri per l'ennesima volta lo spirito autoritario e imperialista di Putin, unico vero padre padrone russo, soprattutto verso un'Europa che sente sempre più invadente e pericolosa. Proprio la UE dovrebbe allora velocizzare il suo percorso di unificazione nei settori economico, finanziario e di politica estera. Purtroppo questi eventi cadono a due mesi dalle elezioni europee, quindi L'Unione Europea ha un po' le man legate, ma soprattutto c'è il rischio che, se a Maggio dovesse affermarsi con forza un fronte antieuropeista, anche la soluzione di delicati equilibri come quello in Ucraina sarebbe rimandata a data da destinarsi.
Questo ragionamento non significa evidentemente che l'Unione, così com'è, vada bene o che fra due mali meglio scegliere il minore (cioè l'Europa della Merkel anzichè quella di Grillo o Le Pen), ma è importante al contrario comprendere che siamo (e saremo) sempre di più legati con il resto del Pianeta e ormai sono finiti i tempi in cui ognuno si fa i conticini solamente in casa propria.
Mi è piaciuto molto un passaggio di un discorso del neo Ministro degli Esteri Mogherini, che ha affermato che l'Italia ha, in un certo senso, due capitali: Roma e Bruxelles. Quello che facciamo deve tenere conto sia delle ripercussioni a Roma sia di quelle a Bruxelles.

Saluti

giovedì 27 febbraio 2014

Democrazia partecipata o imposta?

La tragicommedia dei "dissidenti" del M5S pare essere arrivata alla sua conclusione. L'espulsione è stata ratificata dalla Rete, questo grande Dio Sole che tutto può e che però non si capisce mai chi rappresenti, e nelle ultime quarantott'ore sono volate parole pesanti e lacrime, al punto che altri pentastellati avrebbero deciso di unirsi ai 4 senatori liquidati.
Non mi interessa il gossip e non sono mai stato un grande fan del Movimento, ma speravo come molti altri che potesse portare una ventata di novità, per aiutare la Democrazia italiana a uscire dal qualunquismo berlusconiano. Ahimè la prova dei fatti (ormai è un anno che sono in Parlamento), non sta dando ragione a questa mia speranza.
In merito alla faccenda delle espulsioni, nello specifico, vorrei far notare quanto segue.
Come ho già avuto modo di commentare, queste azioni ci sono sempre state in tutti i Partiti della storia, quindi non è l'espulsione in sè che mi preoccupa. Quello che mi lascia perplesso è il metodo. Per un Movimento che si dice Democratico e Partecipato, l'espulsione di 4 senatori decretata da una riunione alla quale hanno partecipato 15 senatori su 50 e un po' di deputati mi pare tutt'altro che democratica e partecipata. Affidare poi la decisione ultima alla Rete, scaricando il barile della responsabilità su 43.368 votanti è una cavolata oltre che una vigliaccata. Faccio notare che i deputati del M5S sono stati votati da 8.689.458 di persone (25,5%), e quindi non capisco come 29.883 persone "on-line" possano arrogarsi il diritto di lasciare a casa i rappresentanti di tutti. Sto dicendo che lo 0,0034% ha deciso per tutti. Se il M5S fosse davvero partecipato avrebbe saputo coinvolgere la maggior parte di qugli 8 milioni di italiani, perchè i deputati del 5 stelle sono in Parlamento per rappresentarli tutti, dal primo all'ultimo.
So che il mio discorso può suonare retorico e generico, ma è rivolto a un Movimento che della coerenza ha fatto la sua bandiera e della diversità dalla "solita vecchia politica" il suo tratto distintivo.
Avrei trovato molto più corretto che la vicenda dei 4 senatori si chiudesse fra le mura dell'assemblea dei parlamentari 5 stelle, dato che proprio loro hanno svuto mandato da 8 milioni di persone di stare in Parlamento. Ma questa sarebbe stata Democrazia Rappresentativa (ops, in Italia funziona proprio così...).

Saluti

martedì 25 febbraio 2014

M5S: questo non è fascismo?

Ci risiamo. Ormai da qualche giorno si parla dell'espulsione di n°4 Senatori del Movimento 5 Stelle, che avrebbero avuto la pesante colpa di aver mosso critica al comportamento del Grillo Maximo durante la consultazione con Renzi della settimana scorsa.
Come sempre faccio un paio di considerazioni, che mi sembrano a dire il vero del tutto logiche e senza pretesa ideologica. 
Innanzitutto Grillo si è presentato alle consultazioni perchè la Rete (questa grande entità astratta) glielo ha chiesto. Appunto. La Rete e i simpatizzanti del M5S hanno chiesto a Grillo di andare a parlare con Renzi, non di fare il solito monologo, guisto per marcare le differenze da duri e puri, senza però spiegare dove si voglia andare a parare. Quando la linea del "mandiamoli tutti a casa" si infrangerà, come è inevitabile che sia, contro la realtà dei fatti (e cioè che se il M5S non inizia a partecipare alla vita politica del Paese non potrà mai sperare di superare gli altri partiti, figuriamoci di raggiungere il 50%+1%), allora i simpatizzanti del movimento si renderanno conto che ancora hanno demandato ad altri quanto loro stessi avrebbero dovuto fare, ovverosia partecipare ma soprattutto decidere (ch è in Parlament lo può e lo deve fare). Certo, lo so che questa storia dei meet-up, del movimento, della politica partecipativa attraverso la rete è molto stimolante, ma la verità è che si tratta di un modo come un altro per demandare a qualcun altro il compito di decidere. Gli elettori del M5S demandano ai deputati e questi ultimi demandano alla Rete. Conclusione: come al solito in Italia non nessuno ci mette la faccia e nessuno si assume la responsabilità. E quando ci prova (e questa è la mia seconda considerazione), viene tacciato di essere un vecchio sovversivo amante dei partiti bolscevichi... e viene cacciato dal Movimento, nella miglior tradizione fascista. Questo è successo a numerosi mal capitati, ultimi in ordine temporale per l'appunto i noti quattro senatori, rei di aver criticato Grillo per il modo in cui ha condotto l'incontro con Renzi.
Nessuno dice che il M5S debba abbandonare la sua spinta di cambiamento, nè tantomeno che debba scendere a compromessi con il Diavolo, ma cercare dei punti di comunione e lavorare per il nostro bene (nostro, non del Paese, altro concetto astratto e un po' abusato) questo sì. Purtroppo il Movimento si sta rivelando una nuova Lega Nord, incapace di uscire dallo schema primitivo che da cui è nata.

Saluti

domenica 23 febbraio 2014

Nuovo Governo: una domenica di ordinario lavoro

L'ultima settimana è stata piuttosto intensa, non solo dal punto di vista lavorativo ma anche da quello ideologico-politico. Ho visto nascere, rapidamente come mai si era visto, il Governo Renzi, ne ho già sentito critiche e strilli, ho assisitito alla burla del Grillo Parlante, che mai come prima teme il confronto con una persona più scherzosa e fotogenica di lui, ho visto Berlusconi tenersi a debita distanza e Alfano cercare di agitare le corte braccia, dalle retrovie, nel tentativo di farsi notare e autoconvincersi di essere indispensabile.
Onestamente non so cosa pensare di questo Governo, inutile ribadire analisi e commenti che già hanno stroncato la mia pazienza. Rilevo solo un paio di cose.
Innanzitutto mi ha colpito tremendamente il grado di attesa che si è andato costituendosi attorno a Renzi. Non solo da parte degli italiani, non solo da parte del PD, non solo dal Presidente della Repubblica e dai simpatizzanti vari. Ho notato un grado di attesa da parte dell'opposizione, da parte di Berlusconi e della Lega, forse perfino da parte di Grillo e del suo Movimento 5 Stelle.
Tutti sperano che Renzi sia l'uomo che promette di essere, perchè forse tutti si sono resi conto che giocando con le solite regole, in Italia è impossibile fare le riforme. Serve una sorta di vittima sacrificale (i pezzi da novanta si tengono alla larga da questo Governo e così il Movimento 5 Stelle), che però sappia il fatto suo. Il rischio è alto per tutti, perchè se Renzi riuscisse nel suo percorso da vittima sacrificale diventerebbe carnefice di molte volti noti.
Da parte mia non ho mai nascosto la mia simpatia per Civati (sono contento abbia deciso di votare la fiducia e di non lasciare il PD), quindi credo che solo il tempo potrà darci risposte e guidizi.
In secondo luogo ho sentito qualche critica sulla giovane età di molti ministri. "Ce la faranno?", "Saranno all'altezza?", "Li sbraneranno in pochi giorni". Non so se li faranno fuori (metaforicamente parlando) rapidamente, ma vorrei poter dare finalmente fiducia a questa mia generazione di trentenni, ma non per un romantico senso di appartenenza, ma perchè voglio crederci in possesso di una sufficiente esperienza per iniziare a fare le cose da soli ma ancora di una sufficiente indole dissacrante che ci consenta di non apparentarci con i soliti vecchi dinosauri. Questo vale in tutti i campi, anche nel mio lavoro, anche per me.
Infine, dopo le due osservazioni, una speranza. Proprio perchè "ancora trentenne", e quindi carico di esperienza ma sufficientemente dissacrante, spero che Renzi abbia deciso di giocare in questo modo le proprie carte con la consapevolezza che si possa cambiare strada facendo. 
Mi spiego.
Spero abbia confermato la maggioranza che sosteneva Letta, e abbia voluto dialogare con Berlusconi, solo per poter far partire il Governo il più rapidamente possibile, conscio del fatto che, a riforme avviate, la maggioranza parlamentare possa ampliarsi, modificarsi, modellarsi. Insomma, in altre parole, senza sposare nessuno ma cercando di usare i vecchi forzati alleati per mettere in modo la macchina, con il desiderio però di guidarla con qualcun altro, che magari si possa convincere strada facendo.
Ad esempio, perchè SEL e il Movimento 5 Stelle non dovrebbero votare la proposta del Ministro Delrio sull'aumento di tassazione delle transazione finanziarie? Già bollata come "demenziale" da Forza Italia, forse potrebbe trovare appoggi insperati.

Saluti

venerdì 14 febbraio 2014

In Europa con Tsipras

Come sapete, fra il 22 e il 25 Maggio anche in Italia (come nel resto d'Europa) si voterà per il nuovo Parlamento Europeo. Le Elezioni Europee saranno un banco di prova per tre differenti visioni del mondo e dell'Europa che vogliamo o non vogliamo.
La prima sarà certamente una tesi "filo-Merkel" e quindi basata su rigore e austerità, condita da un po' (un bel po') di politiche neo liberiste (licenziamenti, riduzione dei salari, "flessibilità" del lavoro, soprattutto per i dipendenti pubblici).
La seconda visione sarà quella diametralmente opposta, dei vari M5S, Front Nationelle, Lega Nord, Die Piraten, Alba Dorata, per fare solo alcuni nomi. Insomma fuori dall'Europa e dall'euro, per un'Europa dei popoli e non delle banche, concetto decisamente superficiale e sufficientemente generico per fare presa sul popolo (tant'è che tali politiche vengono dette "populiste").
La terza visione, che vede coinvolta una buona parte del Partito Socialista Europeo (di cui il PD non so se farà mai parte...), e altri soggetto fra cui Alexis Tsipras, chiede un'Europa unita, necessaria per la sopravvivenza dei singoli Paesi, più forte anche con un Governo Centrale che finalmente legiferi, con una reale unità bancaria ed economica, con dei pati di solidarietà veri e tangibili. Un'Europa che non faccia perdere identità ai Popoli sovrani ma che contribuisca a creare quel sentimento comune indispensabile per il nostro futuro.
Fra le varie voci che appoggiano, con diverse sfumature, quest'ultima visione c'è per l'appunto Alexis Tsipras, candidato a Presidente della Commissione Europea (oggi impersonificata da Barroso), che si fa portavoce di una sinistra stanca delle politiche bancarie e finanziarie ma convinta che tenere i piedi in Europa sia la scommessa da vincere per uscire dalla crisi.
Sentitolo qualche sera fa a "8 e 1/2", intervistato dalla Gruber, (video 1 e video 2), lo ho trovato interessante, soprattutto perchè finalmente si sente a sinistra qualcuno parlare di sinistra. In questo momento in Italia si è formato uno sparuto movimento in supporto alla candidatura per Tsipras (In Europa con Tsipras), che però si sta rapidamente diffondendo e trovando sempre più sostenitori. Primi firmatari della Lista per Tsipras sono stati Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Luciano Gallino, Barbara Spinelli, Marco Revelli e Guido Viale. 
MI spiace per Schultz, candidato per il PSE, ma penso che a Maggio voterò proprio per Tsipras.

Saluti

giovedì 13 febbraio 2014

Renzi? Forse no, grazie.

Dopo due mesi esati di silenzio, tante cose sono cambiate nella mia vita. Anzi no, a dire il vero solo una: ho cambiato lavoro!!! Di questi tempi, dove tutto pare grigio e deprimente, mi si è prospettata un'ottima opportunità lavorativa che, dopo alcuni mesi di gestazione, ha preso il via il Primo Gennaio sotto i migliori auspici.
E speriamo che gli auspici del mio lavoro siano davvero migliori per lo meno di quelli del PD. Eh sì, perchè è da due mesi che non parlo con questa Società Pensante, e di acqua sotto i ponti ne è passata. Dal Caso Cancellieri al Caso De Girolamo, dai 5Stelle che hanno iniziato a sparar bordate un po' troppo grosse anche per loro fino al territorio italiano che si ribella per l'incuria e la violenza degli eventi naturali.
Quella che si sta però consumando nel PD in questi giorni era davvero grossa per starsene in silenzio. Dopo mesi di refrain sul "Noi siamo diversi", "Mai al Governo senza il voto popolare", "Mai più larghe intese", "Facciamo la legge elettorale, modifichiamo il titolo V e riformiamo il Senato, e poi tutti al voto", ora Renzi ci stupisce con la peggiore delle pratiche democristiane da Età della Pietra: colpo di spugna, a casa Letta, conquistiamo lo scranno più alto. Ma in nome di chi? e per che cosa? Giusto per dare ragione a Grillo e Berlusconi, rafforzarli e, se possibile, far vincere loro le prossime elezioni, se non altro per lo schifo che l'elettorato di Centro Sinistra ormai prova.
Che strategia è questa? Scusa, Matteo, ma non ci avevi promesso la nuova legge elettorale per fine Gennaio? Scusa, Matteo, ma non eri stato eletto Segretario del PD a larghissima maggioranza per condurci fuori dalla palude? guarda che io, come tantissimi altri, ti abbiamo votato per la disperazione, non perchè sei particolarmente convicente. Anzi, ti dirò di più: io alle Primarie ho votato convintamente Civati, quindi non so nemmeno io perchè mi indigno tanto da questo tuo comportamento.

Sono profondamente deluso, e sto valutando seriamente di non votare più PD.

Saluti