sabato 26 aprile 2014

martedì 22 aprile 2014

Graffito di Pasqua 2014: Grunwaldzka

Ecco la mia utlima creazione, per gentile concessione dei nonni polacchi che, tutti gli anni, in occasione delle feste ci sfamano con pazienza.
Un saluto a tutti da Poznan, Polonia.


mercoledì 16 aprile 2014

Vita quotidiana: Privatizzazioni all'Italiana

Questa mattina mi alzo di buon'ora ed esco a stomaco vuoto, ma non prima di aver preparato la colazione per moglie e bimbe. Finalmente mi sono deciso ad andare a fare gli esami del sangue. Certo, detta così suona quasi comica, ma per uno come me che rimanda sempre il rimandabile è decisione non da poco (l'impegnativa del medico è datata Agosto 2013).
Arrivo al laboratorio di analisi alle 7.25, mi presento con l'impegnativa del medico e mi comunicano che sono il secondo in lista d'attesa. Al momento di pagare la segretaria mi chide quanto segue: "Preferisce procedere con l'impegnativa o andare privatamente?". Un po' perchè sono a stomaco vuoto (per me la colazione è essenziale...) un po' perchè ancora mezzo addormentato, non capisco bene il senso della domanda e così chiedo chiarimenti. "Con l'impegnativa sono 14,95 € mentre andando privatamente sono 5,95 €". Nuovamente la segretaria deve avere letto l'imbarazzo sul mio volto e così, pazientemente, mi spiega "Con l'impegnativa 9-10 € vanno allo Stato, al Sistema Sanitario Nazionale, mentre senza impegnativa il rapporto è diretto con noi e costa molto meno". "Ma la fattura me la fate lo stesso, vero?", chiedo io quasi vergognandomi di fare il cittadino secchione (maledetti evasori, che ormai fate sentire noi colpa...). "Certamente", sorride lei, "tutto regolare, semplicemente non passa attraverso il Sistema Sanitario Nazionale e quindi paga meno". 
Opto per la soluzione più economica.
Mentre attendo il mio turno il mio pensiero torna al passato, quando le analisi attraverso il Sistema Sanitario costavano meno, quando lo Stato costava meno. Poi hanno aumentato i ticket. Poi hanno introdotto le privatizzazioni anche nel sistema sanitario. Poi le Unità Locali Socio-Sanitarie sono diventate Aziende Sanitarie Locali con tanto di manager. Ora vedo che per degli stupidi esami del sangue addirittura rivolgersi allo Stato costa 3 volte di più che non andare dal privato. Certo, avrei potuto prenotare gli esami in ospedale, ma con che tempi di attesa? Fortunatamente la mia salute tiene ancora botta, ma mi chiedo se è questo il Paese che vogliamo: un Paese dove lo Stato è sempre meno presente e sempre più costoso, mentre il privato (per me sempre un po' sinonimo di esclusività anzichè di inclusività), è più economico? Certo, finchè si tratta di risparmiare chi sono io per fare la morale, tant'è che questa mattina ho scelto la soluzione più economica, ma c'è un aspetto per me essenziale: quando dò i soldi allo Stato, in un qualche modo dò soldi alla comunità, mentre quando pago il privato li dò a lui e basta, non aggiungo alcun contributo alla comunità in cui vivo. 
Il destino dell'Italia è quello di essere privatizzata in ogni settore e aspetto della vita quotidiana? Spero di no, perchè sarebbe un grosso errore.
Saluti

martedì 15 aprile 2014

La parodia di Auschwitz? Deprimente!

Mi pare si sia parlato fin troppo poco del pessimo post di Grillo dell'altro giorno. Qullo dove un fotomontaggio sulla famosa foto dell'ingresso del Campo di Sterminio di Auschwitz modificava la scritta "Arbeit macht frei" in "P2 macht frei". Quello dove la poesia "Se questo è un uomo" di Primo Levi veniva riveduta e corretta in "Se questo è un Paese" e in essa il Grillo Parlante non risparmiava nessuno.
Trovo terribile la faciloneria con cui vengono fatte queste cose, trovo spaventoso che a indignarsi siano sempre i soliti, e che nemmeno una voce di dissenso sia arrivata dal M5S. Paura di essere epurati?
Si badi bene, però, penso ci sia la solita minestra di concetti e proclami, in quello che Grillo dice e fa.
Il primo tema, il più importante, è che non è giusto usare il ricordo di un posto come Auschwitz per farsi pubblicità elettorale (perchè, ormai, a questo siamo giunti). Non è giusto per le persone che ci sono morte davvero, non è giusto per i vivi, e mi sento anche personalmente offeso nella memoria dei miei nonni che quella Guerra la hanno combattuta per consentire a noi di scrivere e pensare in libertà (nonchè di votare, lo ricordo).
Il secondo tema è il solito miscuglio di argomenti, argomentazioni e attacchi. Perfettamente d'accordo, ovviamente, sullo schifo rivolto a Berlusconi e Dell'Utri, un po' meno sul fatto che viviamo in un Paese paragonabile alla Germania nazista a causa di Napolitano e del PD.
La ciliegina sulla torta è arrivata però ieri sera, con il post del capo gruppo 5 Stelle Di Maio "Li sento tutti indignarsi per un fotomontaggio. Sono gli stessi che cantavano "Bella Ciao" mentre regalavano 7 miliardi e mezzo alle banche". Caro Di Maio quello che voi avete "fotomontato" ha fatto milioni di morti, forse varrebbe la pena ricordarsene e avere il coraggio di dire che Grillo ha fatto una gran cazzata. Anche perchè ricordo che voi sareste quelli che hanno rifiutato l'accordo con la Le Pen in Francia, perchè "ideologicamente distanti". Pessimo inizio di campagna elettorale, con Grillo che se deve ricorrere a questi mezzucci per far parlare di sè forse significa che ha già il fiato corto prima ancora di partire.
Saluti

mercoledì 9 aprile 2014

Gente come Uno: la Crisi Argentina raccontata a Teatro

Un paio di settimane fa sono stato invitato da alcuni amici a teatro. Non sono un grande frequentatore, lo ammetto, e quella sera in particolare mia moglie era impossibilitata a venire, e quindi oltre tutto mi sentivo anche in colpa a lasciarla a casa da sola con le nostre due bimbe. Fu tuttavia proprio lei ad insistere perchè mi vedessi con gli altri, e così uscii. 
Non sapevo nulla dello spettacolo che avremmo visto ("Si tratta di qualche cosa che ha a che fare con il Sud America", mi aveva spiegato in maniera molto vaga un amico), e quindi non ero assolutamente preparato a ciò che mi aspettava.
Lo spettacolo era presentato nell'ambito di una serata organizzata dall'associazione padovana "l'Osteria Volante", e messo in scena da Alma Rosè, una compagnia teatrale milanese attiva su temi sociali. L'Osteria Volante è una realtà fondata l'anno scorso e che si prefigge la diffusione dell'informazione e della cultura privilegiando la forma del confronto dialettico, o del dibattito se preferite. L'esperienza teatrale era quindi nuova anche per loro, ma avevano voluto sperimentare questa forma espressiva accogliendo l'offerta di Alma Rosè (che prende il nome da una violinista austriaca di origine ebraica, deportata ad Auschwitz dove diresse una compagnia musicale di prigionieri fino alla morte nel medesimo campo di concentramento), per raccontare un tema noto ai più nei suoi contenuto generali, ma relegato a fenomeno distante e quindi di scarso interesse dalla maggior parte di noi (me compreso). Mi riferisco alla crisi economico-finanziaria che colpì l'Argentina fra il 1999 e il 2002.
Un tema molto forte, quindi, e appassionante (impossibile non trovare analogie con la nostra situazione attuale in Italia e Europa), messo in scena con un monologo dal titolo "Gente come Uno" magistralmente recitato dall'attore argentino (ma trapiantato in Italia ormai da quasi vent'anni) Manuel Ferreira.
Era da un po' che volevo segnalarvi questa mia esperienza, sia per le forti emozioni che ha suscitato in me sia per l'attualità del tema trattato. Vi esorto quindi a dare un'occhiata ai link che ho riportato e ad andare a vedere lo spettacolo (fra Aprile e Maggio sarà portato sia a Catania che a Milano).
Segnalo inoltre che "Gente come Uno" è solo il primo atto della cosiddetta Trilogia Argentina, composta da altri due spettacoli: Fabricas (spettacolo ambientato nelle realtà delle fabbriche fallite e prese in autogestione dai dipendenti stessi, molto più diffuso in Argentina che in Italia), e Maputerra (storia di una coppia di Mapuche, costretti a lasciare la loro terra in Patagonia a causa delle "svendite" di terreno che il Governo argentino pensò bene di fare, per fronteggiare la crisi).

Saluti

giovedì 3 aprile 2014

Riflessioni sull'Immigrazione

Ieri sera io e mia moglie, una coppia italo-polacca di Padova, abbiamo rivenduto il passeggino doppio (già acquistato usato) delle nostre due bimbe, a una famiglia marocchina residente a Verona.
L'incontro alle 20.40, davanti alla Chiesa del quartiere, con un ragazzo nord africano e il suo primogenito di un anno e mezzo (la bimba di tre mesi era a casa con la madre), mi ha fatto riflettere su un paio di questioni.
Innanzitutto sul fatto che ci sono tanti immigrati, qui da noi nel nord-est, che vivono e lavorano come gli italiani "doc" e che hanno contribuito, forse più di altri, al miracolo del Nord-Est italiano. Immigrati che negli ultimi vent'anni hanno fatto lavori umili, che spesso noi rifiutavamo perchè poco qualificati/qualificanti, che ci hanno aiutati a tenere pulite le città, a gestire i nostri nonni, a produrre i nostri beni, esportati in tutto il Mondo. 
So che questo discorso può suonare noioso, trito e ritrito, ma è bene ricordarsene soprattutto quando in giro si sentono discussioni su demenziali secessioni, sull'espulsione di chiunque non sia veneto, sulla negazione agli immigrati di partecipare ai concorsi pubblici, sul fatto che prima il lavoro vada dato "ai nostri". Stiracchiata al massimo, una conclusione a questo mio ragionamento potrebbe suonare: perchè togliere un immigrato dal posto di lavoro che si è conquistato, per metterci "uno dei nostri"? la presenza di quell'immigrato sarebbe quindi solo servita a tenere in calda un posto di lavoro, fino al momento in cui un veneto avesse deciso di occuparlo? non rischia forse di essere  questo il punto di arrivo della mia riflessione?
In secondo luogo, l'esperienza di ieri sera mi ha fatto pensare ai nostri figli. O meglio, ai figli che gli italiani non fanno più. Siamo un Paese vecchio, gravato da politiche sociali e per le famiglie che fanno passare la voglia a mettere al mondo bambini. Le madri non sono tutelate nè supportate, gli asili e le scuole costano sempre di più e ce ne sono sempre meno, gli orari di lavoro (per chi ancora lo possiede) negano qualsiasi velleità ad avere un rapporto sereno con i propri figli. Trovo invece così edificante che le mie figlie (una alla scuola materna e l'altra all'asilo nido), abbiamo amichetti cinesi, marocchini, albanesi e romeni. E non solo perchè "fa figo essere multiculturale", ma soprattutto perchè un domani, quando si dovrà discutere se bombardare il Medio Oriente, o chiudere il commercio con la Cina, o espellere tutti i romeni presenti in Italia, le mie figlie andranno con il loro pensiero ai loro amici (o anche solo conoscenti), e potranno prendere una decisione più consapevole e ragionata. Questa trovo che sia l'integrazione.
Vogliamo mandare a casa tutti gli stranieri? Correremmo il rischio di risvegliarci più vecchi, più soli e sommersi di attività necessarie ma che abbiamo perso l'abitudine a compiere.
Certo la conclusione è provocatoria, ma varrebbe la pena porre la questione a certi signori in camicia verde (ma non solo), che come nei momenti bui della storia scaricano sull'altro (compresa l'Europa e l'euro) responsabilità che, in buona parte, sono invece soltanto nostre.

Saluti

martedì 1 aprile 2014

Ho un Rigurgito Antileghista

Da qualche giorno provo uno strano senso di oppressione alla bocca dello stomaco. Mi sveglio alla mattina e trangugio a fatica il caffelatte con qualche biscotto. A pranzo il malessere non accenna a diminuire e a cena stento a sedermi a tavola. Non che abbia nausea o diarrea, direi che quello che provo è più un fastidio fisico, che si traduce in qualche rumoreggio di stomaco e nulla più.
Strano, mi dico, perchè faccio una vita regolare e sportiva (per quanto il lavoro me lo permetta), e cerco sempre di proteggere il basso ventre per non incappare in qualche spiffero di vento malandrino. Ma allora cosa può essere questo appesantimento continuo che da qualche giorno tedia le mie giornate? Oggi, finalmente, credo di aver capito. Recandomi in ufficio a cavallo della mia bicicletta, in corrispondondenza dello svincolo per la tangenziale (uscita 12) alzo gli occhi al cielo e poso il mio sguardo su queste parole: "IL LAVORO PRIMA ALLA NOSTRA GENTE! STOP AI CONCORSI PUBBLICI PER GLI IMMIGRATI". 
Apro il campo visivo del mio incredulo sguardo e tutto si tinge di verde: ecco cosa opprimeva la mia digestione.
Tralasciando il fatto che mia moglie è immigrata (polacca), e cercando quindi di portare il mio dissapore a un livello più oggettivo, a leggere queste parole mi vengono in mente gli slogan nazisti imparati a scuola durante la lezione di storia.
Peccato che Salvini&Co, a lezione di storia, non ci siano mai andati, ma soprattutto peccato che abbiano tanti soldi da buttare al punto di poter tappezzare la mia povera Padova con manifesti formato gigante inneggianti ai più primitivi e beceri istinti.
Un fatto, tuttavia, mi rilassa stomaco e umori: per quanto si dimeni e sbraiti, la Lega Nord rappresenta meno del 5% dell'elettorato.

Saluti