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sabato 30 luglio 2011

Non lasciate i Mozziconi spenti in Spiaggia

Visto che è tempo di vacanze e di esodi estivi, vorrei lanciare un appello e chiedere, a chi dovesse intercettarlo e leggerlo, di diffonderlo inserendolo sul proprio blog o profilo FaceBook, MySpace, Twitter o altro.
Chi di voi è fumatore potrebbe cercare di ricordarsi, che le spiagge non sono enormi posaceneri? Insomma, capisco che possa essere bello e rilassante fumarsi una sigaretta in spiaggia, magari sotto l'ombrellone, ma una volta terminato lo stato di grazia donato dalla bionda, potete ricordarvi che attorno a voi ci sono altre migliaia di persone, che hanno il diritto di trovare la spiaggia com'era prima del vostro passaggio? Chiedo soprattutto alle persone di buon senso (anche se in questi casi si tratta di buona educazione e poco altro), di cercare di diffondere questa idea di civiltà, partendo dagli amici più prossimi e cari (tutti abbiamo un caro amico che getta il fazzoletto sporco dal finestrino dell'auto o lascia i resti del pranzo in un sacchetto in spiaggia). E' dura, lo so, e si fa sempre la parte del guastafeste, ma penso che un certo senso di civiltà parta soprattutto da questi piccoli gesti.
Vi segnalo infine un gruppo su FaceBook "Quelli che non vorrebbero vedere le sigarette spente nella sabbia al mare".
Buone ferie a tutti quelli che non le hanno ancora fatte.

Saluti

mercoledì 16 settembre 2009

Relitti Velenosi

Il titolo di questo mio intervento, oggi, non si riferisce al Premier o ad una certa politica che, a giudicare da come si stanno mettendo le cose, forse forse ha tufato più di qualche potere forte. I relitti velenosi richiamati, senza alcun riferimento metaforico, sono navi che riposano sui fondali dei nostri mari (ma non solo).
Alcuni di questi cadaveri rugginosi sono stati affondati in maniera del tutto premeditata e dolosa come, per esempio, la motonave russa Cunsky, affondata ad alcune miglia al largo delle coste cosentine e che ora, ad una profondità di circa 500 metri, si scopre contenere un certo numero di fusti ripieni di materiale tossico, forse radioattivo.
Al momento è in corso un'indagine, condotta da Bruno Giordano procuratore di Paola (Cosenza), per indagare sull'affondamento della nava (solo l'ultimo di una lunghissima serie), perchè è ormai cosa nota che dietro al dolo di queste azioni ci sia lo zampino, tanto per cambiare, del Crimine Organizzato. La Camorra e la Mafia traggono enormi profitti con lo smaltimento illegale dei rifiuti, sia che si tratti di normale immondizia sia che si tratti invece di materiali molto più pericolosi. Cito qui alcune navi, riportando integralmente un estratto da questo articolo apparso su Repubblica l'altro giorno: "... nel 1985, durante il viaggio da La Spezia a Lomè (Togo), sparisce la motonave Nikos I, probabilmente tra il Libano e Grecia. Sempre nel 1985 s'inabissa a largo di Ustica la nave tedesca Koraline. Nel 1986 è il turno della Mikigan, partita dal porto di Marina di Carrara e affondata nel Tirreno Calabrese con il suo carico sospetto. Nel 1987 a 20 miglia da Capo Spartivento, in Calabria, naufraga la Rigel. Nel 1989 la motonave maltese Anni affonda a largo di Ravenna in acque internazionali. Nel 1990 è il turno della Jolly Rosso a spiaggiarsi lungo la costa tirrenica in provincia di Cosenza. Nel 1993 la Marco Polo sparisce nel Canale di Sicilia".
Ed ancora: "Basta essere furbi, aspettare delle giornate di mare giusto, e chi vuoi che se ne accorga?". "E il mare? Che ne sarà del mare della zona se l'ammorbiamo?". "Ma sai quanto ce ne fottiamo del mare? Pensa ai soldi che con quelli, il mare andiamo a trovarcelo da un'altra parte...".
Si pensi solo che a partire dal 1987 operava la Odm (Oceanic Disposal Management) di Giorgio Comerio, che si presentava su Internet offrendo i suoi servigi di affondamento su commissione. A quel tempo era già in vigore la Convenzione di Londra, che vietava (e vieta) espressamente lo scarico in mare di rifiuti radioattivi, ma la Odm sosteneva che non si trattava di scarico "in" mare ma "sotto" il mare perché la tecnica proposta consisteva nell'uso di una sorta di siluri d'acciaio di profondità che, grazie al loro peso e alla velocità acquisita durante la discesa, s'inabissano all'interno degli strati argillosi del fondo marino penetrando a una profondità di 40-50 metri.
Questo è il Belpaese.

Saluti