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mercoledì 26 agosto 2009

Mondiali di Atletica Leggera: viziati o realisti?

La pessima figura dell'Italia ai Mondiali di Atletica Leggera di Berlino dà da pensare. Numero di medaglie pari a zero.
Fossero solo quelle a dare il metro di confronto per la bontà di una prestazione ci sarebbe da mettersi a piangere (si pensi anche ai record personali, stagionali, nazionali), purtuttavia la situazione è pessima.
E' pessima, si badi bene, non solo per l'atletica che io pratico con passione da vent'anni (a Settembre), e che mi sta particolarmente a cuore, ma per tutti gli sport che non siano calcio.
L'atletica è uno sport povero, lo si è sempre saputo, si pensi solo al fatto che Bolt, nuovi record sui 100 m (9"58) e sui 200 m (19"19) proprio a Berlino, prende 100.000 € a record. Un sacco di soldi, per qualsiasi comune mortale, ma nulla se confrontati con gli ingaggi dei calciatori anche solo di Serie C o con un pilota di moto o Formula 1.
L'atletica è uno sport povero, ripeto, per il quale non solo lo Stato non investe un euro, ma anche gli sponsor scarseggiano. Come tutti gli sport che non siano calcio viene diffusa poco o nulla, i giovani non amano far fatica o sudare, se non correndo dietro ad una palla, ed i professori di ginnastica, che una volta indirizzavano verso una disciplina piuttosto che un'altra, oggi sono fin troppo assenti.
A questo si aggiungono le società sportive, che non pagano gli allenatori, (tipicamente, incredibile ma vero, un allenatore di atletica svolge il suo compito per passione), e la Federazione Nazionale che si porta dietro regole e gestione preistoriche.

Come rispondere allora all'intervista rilasciata da Adrew Howe (il nostro miglior saltatore in lungo, infortunato da quasi due anni), a Repubblica ed uscita proprio oggi?
Howe, verso Giugno, con i Mondiali di Berlino alle porte (si sono svolti la settimana scorsa), aveva detto che avrebbe provato ancora un paio di volte il minimo per partecipare all'appuntamento mondiale, ma che, se avesse mancato il risultato, si sarebbe dato ad un Reality.
Il minimo non è arrivato, l'Italia è restata priva di rappresentanti nel salto in lungo, ma il contratto per il Reality era sul tavolo di Howe. Oggi la notizia: l'Aeronautica militare (la società per cui gareggia Howe), ha vietato al ragazzo di partecipare a La Tribù, a partire da Settembre su Canale 5.
Giusto? Sbagliato?

Le colpe della FIDAL (Federazione Italiana di Atletica Leggera), sono tante e di vecchia data, come in parte ho accennato all'inizio di questo intervento, ma è proprio questo l'esempio che lo sporto deve dare? Non ce la faccio quindi mollo e mi do al reality?
Mi spiace, ma io ho una visione della pratica sportiva estremamente classica, quasi ellenica (passatemi il termine). Lo sport è sacrificio, dolore ed esempio di virtù, cose che poco hanno a che fare con la televisione spazzatura di oggi.

Alla vigilia dei Mondiali di Nuoto di Roma Luca Marin, il fidanzato della Pellegrini, ci aveva fatto sapere di voler sfondare nella sua specialità, i 50 m rana, per dimostrare di non essere solamente il "gregario" della Pellegrini, e che dopo i Mondiali si sarebbe dedicato alla televisione, magari ad un reality.
Che sia una moda?

Saluti