giovedì 21 agosto 2014

Venderemo armi ai Curdi!!!

Già, questa è la notizia: l'Italia venderà armi ai curdi ("solo" mitragliatrici e razzi anti carro, specifica qualcuno), contro l'avanzata degli estremisti islamici in Iraq.
Che dire? mi sembrerebbe di ripetere concetti che ormai, gli ultimi vent'anni, dovrebbero aver impresso a fuoco nella mente di ciascuno di noi. A partire dalla prima Guerra del Golfo, andando ancora più indietro con la memoria quando Bin Laden veniva armato dagli USA contro i Sovietici, saltando poi alla Seconda Guerra del Golfo, alla Guerra in Afghanistan e a tutti quei conflitti sponsorizzati dalle loby di armi e petroloio statunitensi. Non credo che il mio sia un discorso da pazzo estremista dissidente, ma si tratti solo di buon senso, di qualche cosa che il ripetersi della storia dovrebbe evidenziarci. 
Inutile continuare con le solite tiritere sulla "lotta al terrorismo", sulla guerra del "Bene contro il Male", sul fatto che sappiamo bene "da che parte stare". Qui si tratta di petrolio, armi (nulla come qualche guerra ogni tanto ha il potere di risollevare le sorti dell'economia, e gli Stati Uniti ce lo hanno insegnato con quarant'anni di conflitti in giro per il Mondo), e equilibri geopolitici. 
"Impossibile spiegare la Guerra i bambini", twitta il Premier Renzi. Già, il Premier, che forse non dovrebbe preoccuparsi di spiegare cos'è la Guerra ma come si possa arrivare alla Pace, e come mai una Repubblica fondata sul Lavoro e contraria alla Guerra come la nostra da tempo, ormai, persegua altre strade. Armare i Curdi è la soluzione agli sbarchi? la vera emergenza del Nord Africa e Medio Oriente non è forse quella umanitaria? dopo che l'Occidente ha deciso di "Esportare la Democrazia" (ormai tutto è diventato Logo e Brand), le cose sono davvero migliorate in quei Paesi? Lungi da me il voler difendere Mubarak, Geddafi o Saddam Hussein, ma forse dopo aver fatto piazza pulita l'Occidente si sarebbe dovuto impegnare con umiltà (e senza armi) ad aiutare quei popoli verso una strada democratica. E invece arriviamo, imponiamo il nostro sistema (come se quello Occidentale fosse l'unico modello possibile), e quando i soldi sono finiti ce ne andiamo, senza che le popolazioni autoctone siano davvero indipendenti o autosufficienti.
Mah, mi pare che il primo grande passo di politica estera dell'Italia e del Governo Renzi sia un passo davvero deludente.

Saluti

mercoledì 2 luglio 2014

Grillo, Farage e l'Europa. Intanto in Italia arriva il POS obbligatorio.

Giornata di alterne vicende, quella di ieri al Parlamento Europeo. 
Martin Schulz, socialdemocratico tedesco, è stato riconfermato Presidente del Parlamento ma a salutarlo, oltre ai deputati di tutti gli schieramenti, c'erano anche le schiene di Farage e dei suoi, che si sono girati in occasione dell'Inno Europeo in segno di protesta. 
Nella solita schizofrenia che lo contraddistigue, il Movimento 5 Stelle si è dissociato dall'azione di Farage (suo alleato di riferimento) a differenza del suo padre/padrone, Beppe Grillo, che la ha invece appoggiata. Devo dire che nutro una certa soddisfazione nel vedere che le cose, al Parlamento Europeo, si fanno già articolate per i grillini, perchè finalmente loro e la gente comune forse inizieranno a capire che dietro a un voto c'è sempre un'ideologia, una presa di posizione, l'appoggio a un modo di vedere e intendere le cose e la società. Il M5S ha deciso per l'alleanza con Farage, legittimo, ma ora dovrà fare i conti con le azioni di quest'ultimo: l'Europa non è l'Italia (per fortuna, sotto un certo punto di vista), e in Europa appartenere a un determinato gruppo parlamentare significa assumersi determinate responsabilità e proporre una certa visione della vita. Non come in Italia dove si può fare il solito gioco dell'appoggio esterno: "voto un provvedimento solo se mi convince ma mi tengo le mani libere da alleanze e faccio il battitore libero". Troppo comodo non volersi "sporcare le mani", e difatti in Europa questo gioco non si può fare e così ora il M5S sarà forse finalmente costretto a fare i conti con la dura realtà. Penso sia un bene, e che questo percorso non possa che giovare ai grillini ma soprattutto alla democrazia italiana, con buona pace degli ultrà di Grillo che si ostinano a cavalcare l'ormai stanca onda del "tutti a casa". 
Nel frattempo, in Italia, dal 30 Giugno è entrato in vigore molto in sordina un provvedimento che obbliga i commerciati e gli artigiani a usare il pagamento POS per incassi a partire da 30€. Si tratta dell'applicazione di un decreto legge che langue in Parlamento dal 2012, ma finalmente l'Italia inizia a fare qualche cosa di concreto contro l'evasione fiscale. Certo, si potrebbe obiettare che non è prevista alcuna pena per coloro i quali non si doteranno di POS (i cinici e i disfattisti sono già all'opera per dimostrare come questa sia l'ennesima legge inutile in uno Stato inutile), ma al contrario ritengo che sia finalmente un passo importante, che dovrà essere necessariamente corretto nei prossimi mesi, ma che per lo meno segna un percorso preciso: la lotta all'evasione fiscale.

Saluti

venerdì 13 giugno 2014

Le scelte di Grillo in Europa

E così il M5S sceglie l'alleanza europea con Farage. Questo il risultato delle votazioni on-line attraverso Madre Rete, però mi chiedo: in un movimento che della trasparenza e della libertà di pensiero ha fatto le sue bandiere (forse le uniche), perchè fra le possibilità sottoposte ai simpatizzanti sul blog c'erano solo movimento euroscettici e non i Verdi? Non si erano, questi ultimi, resi disponibili al dialogo? Non sarebbe stato corretto sentire davvero il Popolo cosa aveva in mente? Personalmente mi pare che la filosofia del M5S avrebbe dovuto spingere più a una scelta fra TUTTI i gruppi dell'europarlamento (compreso il PSE), piuttosto che a un voto prendere o lasciare rispetto alle briciole che Grillo aveva messo a disposizione. O bianco o nero... e se a me piace rosso o verde?!? mah, ancora una volta mi pare che il Comico abbia preso una decisione sopra la testa del Movimento ma che nessuno batta ciglio.
Però, come detto, questo è il mio personale pensiero, ma siccome sono un colluso con la P2 e con tutto il marcio dell'Italia, probabilmente non ho capito nulla.

Saluti

lunedì 2 giugno 2014

Giugno: Inizia la raccolta delle nespole

Quest'anno il nespolo piantato in giardino è carico di frutti, che normalmente si alternano un anno sì e uno no. I fiori, impollinati dalle api e da altri insetti in Primavera, hanno prodotto frutti che ora, con l'avanzare della stagione, stanno andando a maturazione e si colorano di un giallo scuro invitante. La nespola, di per sè, è un frutto un po' particolare. Non a tutti piace, è molto succoso e ha un sapore acidulo, e personalmente non mi ha mai fatto impazzire più di tanto. Quest'anno, però, in casa c'è una novità. I genitori di mia moglie ci hanno regalato un elettrodomestico per fare succhi, passate di pomodoro, carni tritate. Si tratta essenzialmente di una vite senza fine che spinge la frutta contro un filtro e ne spreme il succo in maniera molto efficace. Dal fondo esce quindi una sorta di "vermone" composto da tutte le fibre e polpa ormai asciugate.
Dato che le mele forniscono un succo eccezionale, ho voluto fare una prova anche con le nespole nonostante non siano ancora completamente mature. Così, con le mie bambine, ho raccolta circa due chili di frutti, li ho lavati, li ho tagliati e metà estraendo i semi grossi e legnosi, e ho passato la polpa completa di buccia. Il succo che ne abbiamo ottenuto è davvero eccezionale, dal sapore molto gradevole, dolce pur mantenendo un retrogusto leggermente acidulo.
Le nespole sono frutti che contengono sali minerali, vitamina B, tannini (soprattutto se non ancora completamente mature), hanno proprietà antidiarroiche e astringenti. Un tempo venivano utilizzate anche come antinfiammatori.
Nel curare le nespole fate attenzione a un paio di cose. Innanzitutto nella parte terminale del frutto si possono annidare forbici, ragni o altri nisetti, perchè si tratta di una sorta di cavità di piccole dimensioni perfetta a fornire riparo. Quindi quando manegiatte i frutti fate attenzione che non vi siano nascosti ospiti indesiderati (il pizzico di una forbice può essere fastidioso). In secondo luogo nel curare le nespole ci si sporca le mani, che restano tinte di giallo scuro per un paio di giorni.

Saluti

giovedì 29 maggio 2014

Salvin-Le Pen e Grillo-Farage: e adesso?

L'altro ieri Salvini e Grillo (assieme ad altri parlamentari italiani, di diversi schieramenti), sono volati a Bruxelles per iniziare ad ambientarsi nel nuovo mondo della politica europea. Come argutamente fa notare Ezio Mauro in un commento a Repubblica.it, mentre in Italia è possibile non dire mai "chi si è", a che gruppo si appartiene, perchè farebbe perdere troppi voti (la Lega è forse l'unico partito che rivendica con orgoglio le sue radige, anche razziste), in Europa diventa invece necessario palesarsi, non fosse altro che per rispondere alle procedure di ingresso al Parlamento Europeo.
Un nuovo arrivato all'Europarlamento può comportarsi in tre modi diversi: o il sedersi ai banchi di un determinato gruppo (se il suo partito di appartenenza vi ha aderito), oppure giocare una partita autonoma o, infine, fondare un suo gruppo parlamentare. La seconda opzione taglia fuori completamente dai giochi delle commissioni, che è dove si definisco e votano le proposte di legge e quindi, in altre parole, taglia fuori dal Parlamento. Per mettere in pista la terza opzione (fondare un proprio gruppo), il neo eletto dovrà invece garantire le seguenti condizioni: trovare altri 24 deputati cui "allearsi" (per un totale di 25 europarlamentari) e, con questi compagni di viaggio, dovrà rappresentare almeno 7 Paesi dell'Unione Europea. 
Appare quindi molto difficile che il M5S, da solo, possa far saltare il banco dell'Unione, e appare anche piuttosto incomprensibile comeci riuscirà senza allearsi (ahilui) con i partiti europei euroscettici che, però, sono tutti di destra (più o meno estrema). Dal Front National francesce, ai nazionalisti dello UKIP di Nigel Farage, dalla Lega Nord al partito olandese di Wilders, dai fiamminghi a Alba Dorata... ah, no, scusate, la Le Pen ha detto che non si alleerà mai con partiti antisemiti e xenofobi... la Le Pen?!?
Ora stiamo a vedere cosa si inventerà Grillo e come il M5S giustificherà le scelte future al proprio elettorato. 

Saluti

mercoledì 28 maggio 2014

Antarctica: il mio nuovo pezzo




Ecco il mio nuovo pezzo, in Via Tron a Padova. Un grazie di cuore al proprietario che mi ha dato il permesso ma soprattutto alla moglie che lo ha convinto.

mercoledì 21 maggio 2014

Il motivo per cui ritengo che il M5S non sarebbe in grado di governare

Ieri, in prima serata, è andato in onda uno speciale di Bersaglio Mobile, programma di La7 diretto da Mentana, che aveva come tema tre interviste secche e separate ai rappresentati dei tre maggiori partiti italiani: PD, Forza Italia e M5S.
Per il PD era presente Renzi, che con la sua solita verve (che può piacere o non piacere, e a me personalmente non piace sempre, perchè mi pare di ascoltare un bravo boy scout), ha snocciolato i risultati del Governo e la visione futura dei prossimi mesi: ha presentato una strategia politica. 
Una volta alzatosi dalla poltrona, il Premier in carica ha lasciato il posto a Berlusconi, che con i suoi soliti vaneggiamenti fra passato e passato, a mio giudizio non ha detto nulla di nuovo nè, tanto meno, ha presentato una prospettiva per le europee e per l'Italia. 
In ultima, sulla poltrona di Mentana, ha preso posto Di Battista.
Ascoltando il rappresentante del M5S, inizialmente, avevo l'impressione di ascoltare un esponente di sinistra, o per lo meno di quella sinistra che a volte manca, che parla chiaro, che dell'antiberlusconismo fa un valore, che ha una strategia sociale a supporto dei più deboli. Devo dare atto a Di Battista di aver imparato come muoversi davanti alle telecamere e, al di là di questo, di aver presentato anche lui una strategia politica. Tale strategia risulta tuttavia zoppa, e questo mi si è palesato nel prosieguo dell'intervista. 
Di Battista raccontava dei suoi primi mesi in Parlamento, del fatto che lui interloquiva spontaneamente con i rappresentati giovani del PD (ha citato più volte Civati), perchè lui ha votato sempre a sinistra e gli sembrava logico comportarsi in questo modo. Quando però, con i suoi colleghi, ha visto cosa combinava il PD sotto il Governo Letta e assieme a Berlusconi, allora ha capito tutto, e si è vergognato e ha iniziato la sua guerra (proprio così l'ha definita).
Primo aspetto che mi ha riportato alla realtà delle cose: vorrei ricordare a Di Battista e (soprattutto) a tutti quelli che votano M5S, che a Febbraio dell'anno scorso, quando il PD vinse le elezioni privo tuttavia di una maggioranza assoluta, Bersani chiese per primi ai 5Stelle di formare un Governo, ma questi risposero a rutti e scoregge. Solo a valle di quell'episodio Bersani rimise il mandato, Letta fu scelto da Napolitano e, ahinoi, iniziò il Governo delle larghe intese.
Quindi, secondo me, prima di confermare sornione che il M5S voterebbe ogni buon provvedimento, Di Battista dovrebbe spiegare agli elettori perchè se ne sta all'opposizione quando sarebbe potuto essere al Governo da più di 12 mesi.
Secondo. Di Battista accusa Renzi di togliere legittimità al voto europeo, affermando che non si tratta di un test interno. In parte gli dò ragione: Renzi è sotto pressione e ha perso la spavalderia di qualche mese fa. Dall'altro, però, è corretto dire che il voto europeo non deve intaccare in alcun modo gli equilibri interni, ci mancherebbe altro. Inoltre fino a qualche mese fa Grillo (e il suo Movimento), sbraitavano a percentuali superiori al 50%, oggi definiscono "una vittoria" riconfermare il 25%. Anche il M5S si sta rendendo conto che una cosa è giocare allo sfascia tutto e altro è fare i conti con i numeri delle elezioni? Non saranno pure loro preoccupati?
Terzo. Il rappresentante pentastellato afferma che, se le europee sanciranno percentuali superiori al 25% per il M5S si dovrà andare al voto in Italia, e quando Mentana lo incalza chiedendogli se per caso gli italiani non li vedano ancora come dei ragazzi pieni di buona volontà ma privi di esperienza, lui risponde, che da Febbraio dell'anno scorso hanno studiato e imparato molto, e si sentono assolutamente nella condizione di poter governare questo Paese. Un anno è sufficiente per poter governare? dovrei fidarmi un un "ho studiato molto"? Mi spaventa. Ma il passaggio che mi ha colpito non è tanto questo quanto il seguito. In caso di vittoria del M5S a delle ipotetiche elezioni politiche lo stesso Di Battista ammette che sarebbe difficile arrivare a percentuali da maggioranza assoluta (curioso come uno studio televisivo possa cambiare prospettive rispetto a una piazza), e quindi sarebbe necessario fare delle alleanze. Fatemi capire: quando ci provano gli altri non va bene (è Mafia, dice Di Battista testualmente), ma se lo fanno i 5S allora tutto a posto? inoltre Di Battista afferma che per fare le alleanze andrebbero in Parlamento con 3 proposte (reddito di cittadinanza, ripristino del reato di falso in bilancio, introduzione di una legge che non permetta ai condannati di entrare in Parlamento), e che sarebbe a quel punto responsabilità delle altre forze politiche rifiutarsi di fare quelle riforme che l'Italia aspetta. Ma non fu la stessa cosa che accadde, alla rovescia, con Bersani? il M5S si rifiutò di fare un Governo con il PD e si assunse la responsabilità di lasciare il Paese nella melma in cui è stato finchè non è arrivato Renzi.
Ecco, l'intervista di Di Battista mi ha fatto riflettere e mi ha dato l'ennesima conferma che, a fronte di tanti proclami, il M5S non sarebbe ancora in grado di governare e invece continua a presentarsi come completamente scollegato dalla realtà contingente in cui ci viviamo.

Saluti

mercoledì 14 maggio 2014

Padova nel traffico: il problema della viabilità cittadina

Il 25 Maggio anche a Padova si voterà per il rinnovo del Sindaco. Quest'anno, a detta di tutti, la campagna elettorale è piuttosto spenta, senza grossi colpi di scena, e il risultato appare quasi scontato. Siccome siamo a meno di due settimane dal voto, e non si possono quindi dare indicazioni o presentare sondaggi (non che questo blog possa spostare l'ago della bilancia, ma comunque rispetterà  le regole), voglio fare una richiesta valida per qualsiasi schieramento vincerà: affrontare il problema del traffico e della viabililtà di Padova in maniera seria e convinta.
Qualche anno fa è stato completato l'anello della tangenziale, di recente anche la famigerata curva Boston è stata aperta in tutte le direzioni, e queste soluzioni hanno decisamente sgravato il centro cittadino e le arterie radiali di accesso (via Facciolati, per fare un nome su tutti).
Tuttavia il numero di automobili, negli ultimi anni, è aumentato molto più in fretta delle soluzioni apportate e questo provoca, specialmente nella zona est della città (via Piovese, tangenziale in direzione casello Padova Est in ambo le direzioni), un problema di intasamento del traffico dalle 7.30 del mattino circa per circa un'oretta. La stessa problematica si vive alle 17.30 con i rientro dai luoghi di lavoro (talvolta è difficile perfino uscire dall'autostrada a Padova Est).
Io vivo in questa parte della città, quindi è la realtà che subisco quotidianamente (io e la mia famiglia, come centinaia di altre), ma mi chiedo se non si possa fare qualche cosa. Lo chiedo per le mie bambine e per tutti i bambini di questa zona, che giorno dopo giorno respirano grandi quantità di gas di scarico.
A Padova si era iniziata una splendida avventura con il tram e non è un segreto che il Comune abbia in programma proprio una linea che dovrebbe collegare Voltabarozzo con la Stazione Centrale: idea splendida che non vedo l'ora venga realizzata, nonostante i soliti "comitati del NO" che in Italia spesso e volentieri bloccano lavori ed evoluzione, per il veto di pochi interessati.
Il Comune ha anche investito molto nel Bike-Sharing, biciclette pubbliche che possono essere usate con una semplice tessera magnetica. Altra soluzione lodevole ma mi chiedo tuttavia se questo sia sufficiente.
Come sempre trovo che in Italia il problema sia culturale.
Da italiano so che pochissimi cittadini sarebbero disposti a sacrificare cinque minuti del loro tempo quotidiano montando in sella alla bicicletta per il solo gusto di migliorare l'ambiente in cui vivono o, men che meno, per il bene comune. In Italia purtroppo c'è scarso senso civico e quindi le leve che si possono adottare sono essenzialmente due: il divieto o il vantaggio economico.
Vietare l'uso dell'autombile o dei mezzi privati può andare bene nelle zone pedonali del Centro Storico, ma come al solito emergono mille eccezioni e in ogni caso il divieto, per come sono fatto, non mi pare corretto. E' coercitivo.
Trovo invece molto più efficace la soluzione del vantaggio economico: l'italiano medio si muove (non solo, ci mancherebbe, ma spesso sì), se ha un tornaconto economico. Se usare il tram o l'autobus è più economico e vantaggioso, magari anche grazie a qualche divieto di transito, a qualche blocco del traffico, a qualche area a traffico limitato dotata di telecamere, allora sono convinto che molti cittadini opterebbero per la soluzione messa a disposizione dal Comune.
Evidentemente non si possono mettere i divieti al traffico senza dare alternative, e allo stato attuale delle cose purtroppo Padova ha ancora poche alternative, nonostante si debba dare atto alla passata amministrazione di aver avviato un percorso virtuoso (non ultimo con le piste ciclabili, anche se spesso sono pericolose e promiscue alla strada).
La richiesta quindi allo schieramento che vincerà le elezioni è quella di impegnarsi nell'affrontare con ancora maggior determinazione questa problematica avviando il prima possibile i lavori per le nuove linee del tram, allungandone magari i percorsi alla periferia (penso alle metropolitane tedesche, che proseguono ben oltre il centro cittadino), pensare, perchè no, a un Ring cioè un tram sull'anello delle tangenziali, al fine di scaricare il più possibile l'ambiente (e i nostri polmoni) dallo stress quotidiano cui assistiamo che, diciamoci la verità, non potrà che aumentare se non si interverrà in maniera decisa.
Questo è lo spunto di riflessione che questo blog si sente di lanciare.

Saluti

martedì 13 maggio 2014

EXPO 2015: I soliti noti

Quello che sta emergendo su EXPO 2015 è allucinante, ma altrettanto allucinante trovo che sia il solito disfattismo all'italiana, il qualunquismo con cui si decreta che "sono tutti uguali", il cinismo con cui si afferma "siamo italiani".
Ebbene, forse cose come quelle accadute sugli appalti di EXPO 2015 succedono anche perchè siamo un popolo ipocrita, che grida sempre allo scandalo ma scorda anche altrettanto facilmente, che non si indigna se un commesso non batte lo scontrino, che si atteggia uomo di mondo quando un artigiano o chi per esso ci strizza l'occhio per fare il lavoro in nero e noi accettiamo. Non ci sono detrazioni che tengano, è un problema culturale non certo della politica. Quest'ultima è solo lo specchio di ciò che siamo. Se il Berlusconismo ha imperato per vent'anni non è certo stato merito del Cavaliere, ma colpa nostra e della sinistra.
In merito a EXPO 2015, trovo altrettanto ipocrita gridare allo scandalo e pretendere di chiudere i battenti, come chiede Grillo. Capisco la campagna elettorale, ma il NO a oltranza, su qualsiasi appalto o opera pubblica è demagogico, soprattutto detta da uno che delle privatizzazioni vorrebbe fare la norma (da privato, Grillo guadagna centiaia di migliaia di euro con il suo blog e la pubblicità). Le Grandi Opere alimentano sempre le tasche degli stessi? e l'indotto? nessuno se ne ricorda mai. 
Chiudere EXPO, oltre al contraccolpo economico, avrebbe anche decise ripercussioni morali: sancirebbe la sconfitta davanti al malaffare. Sarebbe come decidere di ritirare i magisrati e le istituzioni dal Meridione, perchè c'è la Mafia e spendiamo un sacco di soldi all'anno per contrastarla.
Quanto predicato da gente come Grillo fa sicura presa sull'elettorato, ed è per questo che queste parole vanno considerate come sciacallaggio (ancora un volta) politico. Ci si getta sulla preda, la si sbrana, le si da il colpo di grazia, invece che rimboccarsi le maniche e cercare di salvarla. Peccato che la preda siamo noi.

Saluti

domenica 4 maggio 2014

Che Paese è questo?

Che Paese è questo, dove si applaudono gli assassini di un ragazzo?
Che Paese è questo, dove un capo ultrà camorrista può decidere l'inizio di una partita di calcio, e un altro fascista romanista spara in giro per la strada?
Che Paese è questo, dove si tratta con personaggi come quelli sopra descritti?
Che Paese è questo dove un condannato imperversa su tutte le reti televisive e si permette di continuare a far proclami elettorali, definendosi addirittura un Padre della Patria?
Che Paese è questo dove un comico continua a spargere benzina sul fuoco senza dare soluzioni?
Questo Paese si chiama Italia.
Provo un grande senso di insicurezza, di tristezza, di umiliazione per il continuo vilipendio che viene fatto del nostro Paese e della memoria di quelle persone che hanno combattuto e sono morte per permetterci di essere qui, a discutere di qualsiasi cosa, perfino di Genni 'a carogna.

Saluti

sabato 26 aprile 2014

martedì 22 aprile 2014

Graffito di Pasqua 2014: Grunwaldzka

Ecco la mia utlima creazione, per gentile concessione dei nonni polacchi che, tutti gli anni, in occasione delle feste ci sfamano con pazienza.
Un saluto a tutti da Poznan, Polonia.


mercoledì 16 aprile 2014

Vita quotidiana: Privatizzazioni all'Italiana

Questa mattina mi alzo di buon'ora ed esco a stomaco vuoto, ma non prima di aver preparato la colazione per moglie e bimbe. Finalmente mi sono deciso ad andare a fare gli esami del sangue. Certo, detta così suona quasi comica, ma per uno come me che rimanda sempre il rimandabile è decisione non da poco (l'impegnativa del medico è datata Agosto 2013).
Arrivo al laboratorio di analisi alle 7.25, mi presento con l'impegnativa del medico e mi comunicano che sono il secondo in lista d'attesa. Al momento di pagare la segretaria mi chide quanto segue: "Preferisce procedere con l'impegnativa o andare privatamente?". Un po' perchè sono a stomaco vuoto (per me la colazione è essenziale...) un po' perchè ancora mezzo addormentato, non capisco bene il senso della domanda e così chiedo chiarimenti. "Con l'impegnativa sono 14,95 € mentre andando privatamente sono 5,95 €". Nuovamente la segretaria deve avere letto l'imbarazzo sul mio volto e così, pazientemente, mi spiega "Con l'impegnativa 9-10 € vanno allo Stato, al Sistema Sanitario Nazionale, mentre senza impegnativa il rapporto è diretto con noi e costa molto meno". "Ma la fattura me la fate lo stesso, vero?", chiedo io quasi vergognandomi di fare il cittadino secchione (maledetti evasori, che ormai fate sentire noi colpa...). "Certamente", sorride lei, "tutto regolare, semplicemente non passa attraverso il Sistema Sanitario Nazionale e quindi paga meno". 
Opto per la soluzione più economica.
Mentre attendo il mio turno il mio pensiero torna al passato, quando le analisi attraverso il Sistema Sanitario costavano meno, quando lo Stato costava meno. Poi hanno aumentato i ticket. Poi hanno introdotto le privatizzazioni anche nel sistema sanitario. Poi le Unità Locali Socio-Sanitarie sono diventate Aziende Sanitarie Locali con tanto di manager. Ora vedo che per degli stupidi esami del sangue addirittura rivolgersi allo Stato costa 3 volte di più che non andare dal privato. Certo, avrei potuto prenotare gli esami in ospedale, ma con che tempi di attesa? Fortunatamente la mia salute tiene ancora botta, ma mi chiedo se è questo il Paese che vogliamo: un Paese dove lo Stato è sempre meno presente e sempre più costoso, mentre il privato (per me sempre un po' sinonimo di esclusività anzichè di inclusività), è più economico? Certo, finchè si tratta di risparmiare chi sono io per fare la morale, tant'è che questa mattina ho scelto la soluzione più economica, ma c'è un aspetto per me essenziale: quando dò i soldi allo Stato, in un qualche modo dò soldi alla comunità, mentre quando pago il privato li dò a lui e basta, non aggiungo alcun contributo alla comunità in cui vivo. 
Il destino dell'Italia è quello di essere privatizzata in ogni settore e aspetto della vita quotidiana? Spero di no, perchè sarebbe un grosso errore.
Saluti

martedì 15 aprile 2014

La parodia di Auschwitz? Deprimente!

Mi pare si sia parlato fin troppo poco del pessimo post di Grillo dell'altro giorno. Qullo dove un fotomontaggio sulla famosa foto dell'ingresso del Campo di Sterminio di Auschwitz modificava la scritta "Arbeit macht frei" in "P2 macht frei". Quello dove la poesia "Se questo è un uomo" di Primo Levi veniva riveduta e corretta in "Se questo è un Paese" e in essa il Grillo Parlante non risparmiava nessuno.
Trovo terribile la faciloneria con cui vengono fatte queste cose, trovo spaventoso che a indignarsi siano sempre i soliti, e che nemmeno una voce di dissenso sia arrivata dal M5S. Paura di essere epurati?
Si badi bene, però, penso ci sia la solita minestra di concetti e proclami, in quello che Grillo dice e fa.
Il primo tema, il più importante, è che non è giusto usare il ricordo di un posto come Auschwitz per farsi pubblicità elettorale (perchè, ormai, a questo siamo giunti). Non è giusto per le persone che ci sono morte davvero, non è giusto per i vivi, e mi sento anche personalmente offeso nella memoria dei miei nonni che quella Guerra la hanno combattuta per consentire a noi di scrivere e pensare in libertà (nonchè di votare, lo ricordo).
Il secondo tema è il solito miscuglio di argomenti, argomentazioni e attacchi. Perfettamente d'accordo, ovviamente, sullo schifo rivolto a Berlusconi e Dell'Utri, un po' meno sul fatto che viviamo in un Paese paragonabile alla Germania nazista a causa di Napolitano e del PD.
La ciliegina sulla torta è arrivata però ieri sera, con il post del capo gruppo 5 Stelle Di Maio "Li sento tutti indignarsi per un fotomontaggio. Sono gli stessi che cantavano "Bella Ciao" mentre regalavano 7 miliardi e mezzo alle banche". Caro Di Maio quello che voi avete "fotomontato" ha fatto milioni di morti, forse varrebbe la pena ricordarsene e avere il coraggio di dire che Grillo ha fatto una gran cazzata. Anche perchè ricordo che voi sareste quelli che hanno rifiutato l'accordo con la Le Pen in Francia, perchè "ideologicamente distanti". Pessimo inizio di campagna elettorale, con Grillo che se deve ricorrere a questi mezzucci per far parlare di sè forse significa che ha già il fiato corto prima ancora di partire.
Saluti

mercoledì 9 aprile 2014

Gente come Uno: la Crisi Argentina raccontata a Teatro

Un paio di settimane fa sono stato invitato da alcuni amici a teatro. Non sono un grande frequentatore, lo ammetto, e quella sera in particolare mia moglie era impossibilitata a venire, e quindi oltre tutto mi sentivo anche in colpa a lasciarla a casa da sola con le nostre due bimbe. Fu tuttavia proprio lei ad insistere perchè mi vedessi con gli altri, e così uscii. 
Non sapevo nulla dello spettacolo che avremmo visto ("Si tratta di qualche cosa che ha a che fare con il Sud America", mi aveva spiegato in maniera molto vaga un amico), e quindi non ero assolutamente preparato a ciò che mi aspettava.
Lo spettacolo era presentato nell'ambito di una serata organizzata dall'associazione padovana "l'Osteria Volante", e messo in scena da Alma Rosè, una compagnia teatrale milanese attiva su temi sociali. L'Osteria Volante è una realtà fondata l'anno scorso e che si prefigge la diffusione dell'informazione e della cultura privilegiando la forma del confronto dialettico, o del dibattito se preferite. L'esperienza teatrale era quindi nuova anche per loro, ma avevano voluto sperimentare questa forma espressiva accogliendo l'offerta di Alma Rosè (che prende il nome da una violinista austriaca di origine ebraica, deportata ad Auschwitz dove diresse una compagnia musicale di prigionieri fino alla morte nel medesimo campo di concentramento), per raccontare un tema noto ai più nei suoi contenuto generali, ma relegato a fenomeno distante e quindi di scarso interesse dalla maggior parte di noi (me compreso). Mi riferisco alla crisi economico-finanziaria che colpì l'Argentina fra il 1999 e il 2002.
Un tema molto forte, quindi, e appassionante (impossibile non trovare analogie con la nostra situazione attuale in Italia e Europa), messo in scena con un monologo dal titolo "Gente come Uno" magistralmente recitato dall'attore argentino (ma trapiantato in Italia ormai da quasi vent'anni) Manuel Ferreira.
Era da un po' che volevo segnalarvi questa mia esperienza, sia per le forti emozioni che ha suscitato in me sia per l'attualità del tema trattato. Vi esorto quindi a dare un'occhiata ai link che ho riportato e ad andare a vedere lo spettacolo (fra Aprile e Maggio sarà portato sia a Catania che a Milano).
Segnalo inoltre che "Gente come Uno" è solo il primo atto della cosiddetta Trilogia Argentina, composta da altri due spettacoli: Fabricas (spettacolo ambientato nelle realtà delle fabbriche fallite e prese in autogestione dai dipendenti stessi, molto più diffuso in Argentina che in Italia), e Maputerra (storia di una coppia di Mapuche, costretti a lasciare la loro terra in Patagonia a causa delle "svendite" di terreno che il Governo argentino pensò bene di fare, per fronteggiare la crisi).

Saluti

giovedì 3 aprile 2014

Riflessioni sull'Immigrazione

Ieri sera io e mia moglie, una coppia italo-polacca di Padova, abbiamo rivenduto il passeggino doppio (già acquistato usato) delle nostre due bimbe, a una famiglia marocchina residente a Verona.
L'incontro alle 20.40, davanti alla Chiesa del quartiere, con un ragazzo nord africano e il suo primogenito di un anno e mezzo (la bimba di tre mesi era a casa con la madre), mi ha fatto riflettere su un paio di questioni.
Innanzitutto sul fatto che ci sono tanti immigrati, qui da noi nel nord-est, che vivono e lavorano come gli italiani "doc" e che hanno contribuito, forse più di altri, al miracolo del Nord-Est italiano. Immigrati che negli ultimi vent'anni hanno fatto lavori umili, che spesso noi rifiutavamo perchè poco qualificati/qualificanti, che ci hanno aiutati a tenere pulite le città, a gestire i nostri nonni, a produrre i nostri beni, esportati in tutto il Mondo. 
So che questo discorso può suonare noioso, trito e ritrito, ma è bene ricordarsene soprattutto quando in giro si sentono discussioni su demenziali secessioni, sull'espulsione di chiunque non sia veneto, sulla negazione agli immigrati di partecipare ai concorsi pubblici, sul fatto che prima il lavoro vada dato "ai nostri". Stiracchiata al massimo, una conclusione a questo mio ragionamento potrebbe suonare: perchè togliere un immigrato dal posto di lavoro che si è conquistato, per metterci "uno dei nostri"? la presenza di quell'immigrato sarebbe quindi solo servita a tenere in calda un posto di lavoro, fino al momento in cui un veneto avesse deciso di occuparlo? non rischia forse di essere  questo il punto di arrivo della mia riflessione?
In secondo luogo, l'esperienza di ieri sera mi ha fatto pensare ai nostri figli. O meglio, ai figli che gli italiani non fanno più. Siamo un Paese vecchio, gravato da politiche sociali e per le famiglie che fanno passare la voglia a mettere al mondo bambini. Le madri non sono tutelate nè supportate, gli asili e le scuole costano sempre di più e ce ne sono sempre meno, gli orari di lavoro (per chi ancora lo possiede) negano qualsiasi velleità ad avere un rapporto sereno con i propri figli. Trovo invece così edificante che le mie figlie (una alla scuola materna e l'altra all'asilo nido), abbiamo amichetti cinesi, marocchini, albanesi e romeni. E non solo perchè "fa figo essere multiculturale", ma soprattutto perchè un domani, quando si dovrà discutere se bombardare il Medio Oriente, o chiudere il commercio con la Cina, o espellere tutti i romeni presenti in Italia, le mie figlie andranno con il loro pensiero ai loro amici (o anche solo conoscenti), e potranno prendere una decisione più consapevole e ragionata. Questa trovo che sia l'integrazione.
Vogliamo mandare a casa tutti gli stranieri? Correremmo il rischio di risvegliarci più vecchi, più soli e sommersi di attività necessarie ma che abbiamo perso l'abitudine a compiere.
Certo la conclusione è provocatoria, ma varrebbe la pena porre la questione a certi signori in camicia verde (ma non solo), che come nei momenti bui della storia scaricano sull'altro (compresa l'Europa e l'euro) responsabilità che, in buona parte, sono invece soltanto nostre.

Saluti

martedì 1 aprile 2014

Ho un Rigurgito Antileghista

Da qualche giorno provo uno strano senso di oppressione alla bocca dello stomaco. Mi sveglio alla mattina e trangugio a fatica il caffelatte con qualche biscotto. A pranzo il malessere non accenna a diminuire e a cena stento a sedermi a tavola. Non che abbia nausea o diarrea, direi che quello che provo è più un fastidio fisico, che si traduce in qualche rumoreggio di stomaco e nulla più.
Strano, mi dico, perchè faccio una vita regolare e sportiva (per quanto il lavoro me lo permetta), e cerco sempre di proteggere il basso ventre per non incappare in qualche spiffero di vento malandrino. Ma allora cosa può essere questo appesantimento continuo che da qualche giorno tedia le mie giornate? Oggi, finalmente, credo di aver capito. Recandomi in ufficio a cavallo della mia bicicletta, in corrispondondenza dello svincolo per la tangenziale (uscita 12) alzo gli occhi al cielo e poso il mio sguardo su queste parole: "IL LAVORO PRIMA ALLA NOSTRA GENTE! STOP AI CONCORSI PUBBLICI PER GLI IMMIGRATI". 
Apro il campo visivo del mio incredulo sguardo e tutto si tinge di verde: ecco cosa opprimeva la mia digestione.
Tralasciando il fatto che mia moglie è immigrata (polacca), e cercando quindi di portare il mio dissapore a un livello più oggettivo, a leggere queste parole mi vengono in mente gli slogan nazisti imparati a scuola durante la lezione di storia.
Peccato che Salvini&Co, a lezione di storia, non ci siano mai andati, ma soprattutto peccato che abbiano tanti soldi da buttare al punto di poter tappezzare la mia povera Padova con manifesti formato gigante inneggianti ai più primitivi e beceri istinti.
Un fatto, tuttavia, mi rilassa stomaco e umori: per quanto si dimeni e sbraiti, la Lega Nord rappresenta meno del 5% dell'elettorato.

Saluti

mercoledì 26 marzo 2014

Crimea: un precdente pericoloso

Il referendum popolare in Crimea è preoccupante oltre che illegittimo. Non trovo corretto che una regione possa autodeterminarsi al punto da cambiare bandiera in un paio giorni, con buona pace delle minoranze (non poi così tanto minori) e dei territori limitrofi, perchè questo evento rischia di essere un pericoloso precedente e di avere strascichi difficili da controllare anche in alre parti d'Europa. Se c'era un problema etnico-sociale in Crimea questo andava affrontato in maniera politica e diplomatica, non lasciando alla pancia della gente la decisione. Così facendo, la Storia ce lo insegna, il rischio di finire con i forconi in mano e le teste mozzate è sempre dietro l'angolo.
La settimana scorsa, sull'onda emotiva all'autodeterminazione dei popoli, in Veneto si è votato un sedicente Referendum per la Secessione. Non so cosa stia accandendo in Catalunya o come vivano la situazione le diverse anime del Belgio o gli scozzesi, ma come già detto mi pare che la questione sia preoccupante. Ancora più scettico mi lasciano le risposte della politica, che invece che provare a trovare soluzioni tese a disinnescare il malcontento (purtroppo è pieno di leader o presunti tali pronti a cavalcarlo senza remore), rispondono o con la forza o con prese di posizione di stampo neo coloniale.
Almeno in Veneto, ritengo che per il momento la Secessione sia chiesta da una minoranza di persone, ma l'appoggio dato da alcune forze politiche, casualmente euroscettiche e anti euro, è strumentale e dannoso: come al solito nessuno si premura di spiegare ai cittadini cosa ne sarebbe della nostra vita se tornassimo all'epoca dei Comuni. Quel che conta è solo il tornaconto elettorale immediato.
Detto questo, trovo curioso il comportamento delle medesime forze poliche in occasione del voto a un Ddl teso a bloccare il rinnovamente di molte province italiane a Maggio, al fine di iniziare un percorso di depotenziamente e cancellazione delle Province nel nostro Paese: le stesse forze che vorrebbero lo svecchiamento e le autonomie sono contrarie a un taglio di enti inutili e costosi. Contradditorio, non trovate?

mercoledì 19 marzo 2014

Berlusconi rottamato

Non fossero state sufficienti la sentenza, le verie valutazioni che di questa sono state fatte da organi ben più competenti del sottoscritto, le risposte date dalle istituzioni italiane ed europee alle domande di grazia e revisione chieste dai peones berlusconiani, ieri sera è arrivata anche la sentenza della Cassazione: si conferma l'interdizione dai Pubblici Uffici per due anni e quindi Berlusconi era e resta incandidabile alle Europee.
Questo, a mio parere, apre due questioni di cui una nazionale e l'altra interna a Forza Italia.
Quella nazionale si rifà a un aspetto culturale. In vent'anni di berlusconismo (o forse di semplice italianità, senza voler sempre scaricare le responsabilità sul povero Silvio), ci siamo disabituati alle sentenze definitive. Nello sport o si vince o si perde, ma nel calcio la pratica nazionale di trovare sempre un colpevole nell'arbitro apre ogni giorno discussioni di merito, che fanno male a uno sport già di per sè malato. Questa osservazione è una metafora estendibile a ogni aspetto della vita, in qualsiasi settore. Se a scuola i bambini vanno male, i maestri e i professori vengono denunciati. Se un politico viene giudicato colpevole, i magistrati sono corrotti o quanto meno in mala fede. Se in Italia non si pagano le tasse, non è colpa di ladri ed evasori ma della pressione fiscale e di qualche (non ben definito) burocrate. Se i nostri conti non sono apposto, è colpa dell'Europa, dell'euro o dei Mercati ma mai nostra che non siamo capaci (soprattutto ad alti livelli) a spendere bene e in maniera efficace.
Tutte queste pratiche portano a una costante e inesorabile delegittimazione del potere giudicante e dell'autorità, che nei loro ambiti specifici sono essenziali per far funzionare bene le cose. Che insegnamento possono trarne le nuove generazioni?
Berlusconi è colpevole? è stato giudicato secondo tutte le tappe previste dalla Legge e dalla Costituzione? Fine!
La seconda questione, come dicevo, è invece interna a un partito (Forza Italia), che non vuole evolvere, da sempre coagulato attorno al nome del Leader, al punto che ora, senza di esso, non saprebbe cosa fare della sua stessa esistenza. Senza Berlusconi il partito non esisterebbe e quindi non avrebbe futuro tutto quello stuolo di politicanti, dame di corte, leccaculo e opportunisti, che negli ultimi vent'anni hann spremuto la macchina da soldi berlusconiana, certamente con convinzione (va detto) e contribuendo a farne la fortuna (va detto anche questo).
Ormai la parabola politica dell'Unto del Signore è terminata, e qui si apre la solita anomalia italiana, sunto dei due aspetti che ho analizzato: Berlusconi è fuori dai giochi (e Forza Italia dovrebbe farsene una ragione), ma resta l'interlocutore unico e privilegiato con cui Matteo Renzi deve confrontarsi (sconfessando la sentenza della Giustizia italiana e sottintendendo quindi che l'Autorità, ancora una volta, può essere scavalcata).
Saluti

venerdì 28 febbraio 2014

Ucraina: fra Russia ed Europa

Da ormai una settimana la rivoluzione del popolo ucraino europeista contro il premier filorusso Yanukovich si è conclusa con la fuga e destituzione del secondo, e una sorta di investitura di liberazione per il primo. Certo è curioso come nel giro di poche ore un Parlamento, prima genuflesso al tiranno, ne abbia decretato la fine e la decadenza, confermando quale Premier ad interim uno storico collaboratote della Tymoshenko, già votato per acclamazione popolare nell'ormai famosa piazza Maidan. Ma questi sono i fatti.
Ora però l'Ucraina è divisa fra una maggioranza europeista nell'ovest del Paese, e grosse enclavi filorusse nell'Est, soprattutto in Crimea, dove il 25 Maggio sarà votato un ridicolo Referendum popolare per la secessione di questa regione. La Russia, dal canto suo, non rinuncia a mostrare i muscoli e dopo aver bloccato diversi miliardi in aiuto alla disastrata economica ucraina (ricatto quindi economico-finanziario), ora invade la Crimea con l'esercito (ricatto militare) spacciando tale operazione come un misto fra esercitazioni e sorveglianza. 
Al di là delle congetture geopolitiche, credo che questa vicenda dimostri per l'ennesima volta lo spirito autoritario e imperialista di Putin, unico vero padre padrone russo, soprattutto verso un'Europa che sente sempre più invadente e pericolosa. Proprio la UE dovrebbe allora velocizzare il suo percorso di unificazione nei settori economico, finanziario e di politica estera. Purtroppo questi eventi cadono a due mesi dalle elezioni europee, quindi L'Unione Europea ha un po' le man legate, ma soprattutto c'è il rischio che, se a Maggio dovesse affermarsi con forza un fronte antieuropeista, anche la soluzione di delicati equilibri come quello in Ucraina sarebbe rimandata a data da destinarsi.
Questo ragionamento non significa evidentemente che l'Unione, così com'è, vada bene o che fra due mali meglio scegliere il minore (cioè l'Europa della Merkel anzichè quella di Grillo o Le Pen), ma è importante al contrario comprendere che siamo (e saremo) sempre di più legati con il resto del Pianeta e ormai sono finiti i tempi in cui ognuno si fa i conticini solamente in casa propria.
Mi è piaciuto molto un passaggio di un discorso del neo Ministro degli Esteri Mogherini, che ha affermato che l'Italia ha, in un certo senso, due capitali: Roma e Bruxelles. Quello che facciamo deve tenere conto sia delle ripercussioni a Roma sia di quelle a Bruxelles.

Saluti

giovedì 27 febbraio 2014

Democrazia partecipata o imposta?

La tragicommedia dei "dissidenti" del M5S pare essere arrivata alla sua conclusione. L'espulsione è stata ratificata dalla Rete, questo grande Dio Sole che tutto può e che però non si capisce mai chi rappresenti, e nelle ultime quarantott'ore sono volate parole pesanti e lacrime, al punto che altri pentastellati avrebbero deciso di unirsi ai 4 senatori liquidati.
Non mi interessa il gossip e non sono mai stato un grande fan del Movimento, ma speravo come molti altri che potesse portare una ventata di novità, per aiutare la Democrazia italiana a uscire dal qualunquismo berlusconiano. Ahimè la prova dei fatti (ormai è un anno che sono in Parlamento), non sta dando ragione a questa mia speranza.
In merito alla faccenda delle espulsioni, nello specifico, vorrei far notare quanto segue.
Come ho già avuto modo di commentare, queste azioni ci sono sempre state in tutti i Partiti della storia, quindi non è l'espulsione in sè che mi preoccupa. Quello che mi lascia perplesso è il metodo. Per un Movimento che si dice Democratico e Partecipato, l'espulsione di 4 senatori decretata da una riunione alla quale hanno partecipato 15 senatori su 50 e un po' di deputati mi pare tutt'altro che democratica e partecipata. Affidare poi la decisione ultima alla Rete, scaricando il barile della responsabilità su 43.368 votanti è una cavolata oltre che una vigliaccata. Faccio notare che i deputati del M5S sono stati votati da 8.689.458 di persone (25,5%), e quindi non capisco come 29.883 persone "on-line" possano arrogarsi il diritto di lasciare a casa i rappresentanti di tutti. Sto dicendo che lo 0,0034% ha deciso per tutti. Se il M5S fosse davvero partecipato avrebbe saputo coinvolgere la maggior parte di qugli 8 milioni di italiani, perchè i deputati del 5 stelle sono in Parlamento per rappresentarli tutti, dal primo all'ultimo.
So che il mio discorso può suonare retorico e generico, ma è rivolto a un Movimento che della coerenza ha fatto la sua bandiera e della diversità dalla "solita vecchia politica" il suo tratto distintivo.
Avrei trovato molto più corretto che la vicenda dei 4 senatori si chiudesse fra le mura dell'assemblea dei parlamentari 5 stelle, dato che proprio loro hanno svuto mandato da 8 milioni di persone di stare in Parlamento. Ma questa sarebbe stata Democrazia Rappresentativa (ops, in Italia funziona proprio così...).

Saluti

martedì 25 febbraio 2014

M5S: questo non è fascismo?

Ci risiamo. Ormai da qualche giorno si parla dell'espulsione di n°4 Senatori del Movimento 5 Stelle, che avrebbero avuto la pesante colpa di aver mosso critica al comportamento del Grillo Maximo durante la consultazione con Renzi della settimana scorsa.
Come sempre faccio un paio di considerazioni, che mi sembrano a dire il vero del tutto logiche e senza pretesa ideologica. 
Innanzitutto Grillo si è presentato alle consultazioni perchè la Rete (questa grande entità astratta) glielo ha chiesto. Appunto. La Rete e i simpatizzanti del M5S hanno chiesto a Grillo di andare a parlare con Renzi, non di fare il solito monologo, guisto per marcare le differenze da duri e puri, senza però spiegare dove si voglia andare a parare. Quando la linea del "mandiamoli tutti a casa" si infrangerà, come è inevitabile che sia, contro la realtà dei fatti (e cioè che se il M5S non inizia a partecipare alla vita politica del Paese non potrà mai sperare di superare gli altri partiti, figuriamoci di raggiungere il 50%+1%), allora i simpatizzanti del movimento si renderanno conto che ancora hanno demandato ad altri quanto loro stessi avrebbero dovuto fare, ovverosia partecipare ma soprattutto decidere (ch è in Parlament lo può e lo deve fare). Certo, lo so che questa storia dei meet-up, del movimento, della politica partecipativa attraverso la rete è molto stimolante, ma la verità è che si tratta di un modo come un altro per demandare a qualcun altro il compito di decidere. Gli elettori del M5S demandano ai deputati e questi ultimi demandano alla Rete. Conclusione: come al solito in Italia non nessuno ci mette la faccia e nessuno si assume la responsabilità. E quando ci prova (e questa è la mia seconda considerazione), viene tacciato di essere un vecchio sovversivo amante dei partiti bolscevichi... e viene cacciato dal Movimento, nella miglior tradizione fascista. Questo è successo a numerosi mal capitati, ultimi in ordine temporale per l'appunto i noti quattro senatori, rei di aver criticato Grillo per il modo in cui ha condotto l'incontro con Renzi.
Nessuno dice che il M5S debba abbandonare la sua spinta di cambiamento, nè tantomeno che debba scendere a compromessi con il Diavolo, ma cercare dei punti di comunione e lavorare per il nostro bene (nostro, non del Paese, altro concetto astratto e un po' abusato) questo sì. Purtroppo il Movimento si sta rivelando una nuova Lega Nord, incapace di uscire dallo schema primitivo che da cui è nata.

Saluti

domenica 23 febbraio 2014

Nuovo Governo: una domenica di ordinario lavoro

L'ultima settimana è stata piuttosto intensa, non solo dal punto di vista lavorativo ma anche da quello ideologico-politico. Ho visto nascere, rapidamente come mai si era visto, il Governo Renzi, ne ho già sentito critiche e strilli, ho assisitito alla burla del Grillo Parlante, che mai come prima teme il confronto con una persona più scherzosa e fotogenica di lui, ho visto Berlusconi tenersi a debita distanza e Alfano cercare di agitare le corte braccia, dalle retrovie, nel tentativo di farsi notare e autoconvincersi di essere indispensabile.
Onestamente non so cosa pensare di questo Governo, inutile ribadire analisi e commenti che già hanno stroncato la mia pazienza. Rilevo solo un paio di cose.
Innanzitutto mi ha colpito tremendamente il grado di attesa che si è andato costituendosi attorno a Renzi. Non solo da parte degli italiani, non solo da parte del PD, non solo dal Presidente della Repubblica e dai simpatizzanti vari. Ho notato un grado di attesa da parte dell'opposizione, da parte di Berlusconi e della Lega, forse perfino da parte di Grillo e del suo Movimento 5 Stelle.
Tutti sperano che Renzi sia l'uomo che promette di essere, perchè forse tutti si sono resi conto che giocando con le solite regole, in Italia è impossibile fare le riforme. Serve una sorta di vittima sacrificale (i pezzi da novanta si tengono alla larga da questo Governo e così il Movimento 5 Stelle), che però sappia il fatto suo. Il rischio è alto per tutti, perchè se Renzi riuscisse nel suo percorso da vittima sacrificale diventerebbe carnefice di molte volti noti.
Da parte mia non ho mai nascosto la mia simpatia per Civati (sono contento abbia deciso di votare la fiducia e di non lasciare il PD), quindi credo che solo il tempo potrà darci risposte e guidizi.
In secondo luogo ho sentito qualche critica sulla giovane età di molti ministri. "Ce la faranno?", "Saranno all'altezza?", "Li sbraneranno in pochi giorni". Non so se li faranno fuori (metaforicamente parlando) rapidamente, ma vorrei poter dare finalmente fiducia a questa mia generazione di trentenni, ma non per un romantico senso di appartenenza, ma perchè voglio crederci in possesso di una sufficiente esperienza per iniziare a fare le cose da soli ma ancora di una sufficiente indole dissacrante che ci consenta di non apparentarci con i soliti vecchi dinosauri. Questo vale in tutti i campi, anche nel mio lavoro, anche per me.
Infine, dopo le due osservazioni, una speranza. Proprio perchè "ancora trentenne", e quindi carico di esperienza ma sufficientemente dissacrante, spero che Renzi abbia deciso di giocare in questo modo le proprie carte con la consapevolezza che si possa cambiare strada facendo. 
Mi spiego.
Spero abbia confermato la maggioranza che sosteneva Letta, e abbia voluto dialogare con Berlusconi, solo per poter far partire il Governo il più rapidamente possibile, conscio del fatto che, a riforme avviate, la maggioranza parlamentare possa ampliarsi, modificarsi, modellarsi. Insomma, in altre parole, senza sposare nessuno ma cercando di usare i vecchi forzati alleati per mettere in modo la macchina, con il desiderio però di guidarla con qualcun altro, che magari si possa convincere strada facendo.
Ad esempio, perchè SEL e il Movimento 5 Stelle non dovrebbero votare la proposta del Ministro Delrio sull'aumento di tassazione delle transazione finanziarie? Già bollata come "demenziale" da Forza Italia, forse potrebbe trovare appoggi insperati.

Saluti

venerdì 14 febbraio 2014

In Europa con Tsipras

Come sapete, fra il 22 e il 25 Maggio anche in Italia (come nel resto d'Europa) si voterà per il nuovo Parlamento Europeo. Le Elezioni Europee saranno un banco di prova per tre differenti visioni del mondo e dell'Europa che vogliamo o non vogliamo.
La prima sarà certamente una tesi "filo-Merkel" e quindi basata su rigore e austerità, condita da un po' (un bel po') di politiche neo liberiste (licenziamenti, riduzione dei salari, "flessibilità" del lavoro, soprattutto per i dipendenti pubblici).
La seconda visione sarà quella diametralmente opposta, dei vari M5S, Front Nationelle, Lega Nord, Die Piraten, Alba Dorata, per fare solo alcuni nomi. Insomma fuori dall'Europa e dall'euro, per un'Europa dei popoli e non delle banche, concetto decisamente superficiale e sufficientemente generico per fare presa sul popolo (tant'è che tali politiche vengono dette "populiste").
La terza visione, che vede coinvolta una buona parte del Partito Socialista Europeo (di cui il PD non so se farà mai parte...), e altri soggetto fra cui Alexis Tsipras, chiede un'Europa unita, necessaria per la sopravvivenza dei singoli Paesi, più forte anche con un Governo Centrale che finalmente legiferi, con una reale unità bancaria ed economica, con dei pati di solidarietà veri e tangibili. Un'Europa che non faccia perdere identità ai Popoli sovrani ma che contribuisca a creare quel sentimento comune indispensabile per il nostro futuro.
Fra le varie voci che appoggiano, con diverse sfumature, quest'ultima visione c'è per l'appunto Alexis Tsipras, candidato a Presidente della Commissione Europea (oggi impersonificata da Barroso), che si fa portavoce di una sinistra stanca delle politiche bancarie e finanziarie ma convinta che tenere i piedi in Europa sia la scommessa da vincere per uscire dalla crisi.
Sentitolo qualche sera fa a "8 e 1/2", intervistato dalla Gruber, (video 1 e video 2), lo ho trovato interessante, soprattutto perchè finalmente si sente a sinistra qualcuno parlare di sinistra. In questo momento in Italia si è formato uno sparuto movimento in supporto alla candidatura per Tsipras (In Europa con Tsipras), che però si sta rapidamente diffondendo e trovando sempre più sostenitori. Primi firmatari della Lista per Tsipras sono stati Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Luciano Gallino, Barbara Spinelli, Marco Revelli e Guido Viale. 
MI spiace per Schultz, candidato per il PSE, ma penso che a Maggio voterò proprio per Tsipras.

Saluti

giovedì 13 febbraio 2014

Renzi? Forse no, grazie.

Dopo due mesi esati di silenzio, tante cose sono cambiate nella mia vita. Anzi no, a dire il vero solo una: ho cambiato lavoro!!! Di questi tempi, dove tutto pare grigio e deprimente, mi si è prospettata un'ottima opportunità lavorativa che, dopo alcuni mesi di gestazione, ha preso il via il Primo Gennaio sotto i migliori auspici.
E speriamo che gli auspici del mio lavoro siano davvero migliori per lo meno di quelli del PD. Eh sì, perchè è da due mesi che non parlo con questa Società Pensante, e di acqua sotto i ponti ne è passata. Dal Caso Cancellieri al Caso De Girolamo, dai 5Stelle che hanno iniziato a sparar bordate un po' troppo grosse anche per loro fino al territorio italiano che si ribella per l'incuria e la violenza degli eventi naturali.
Quella che si sta però consumando nel PD in questi giorni era davvero grossa per starsene in silenzio. Dopo mesi di refrain sul "Noi siamo diversi", "Mai al Governo senza il voto popolare", "Mai più larghe intese", "Facciamo la legge elettorale, modifichiamo il titolo V e riformiamo il Senato, e poi tutti al voto", ora Renzi ci stupisce con la peggiore delle pratiche democristiane da Età della Pietra: colpo di spugna, a casa Letta, conquistiamo lo scranno più alto. Ma in nome di chi? e per che cosa? Giusto per dare ragione a Grillo e Berlusconi, rafforzarli e, se possibile, far vincere loro le prossime elezioni, se non altro per lo schifo che l'elettorato di Centro Sinistra ormai prova.
Che strategia è questa? Scusa, Matteo, ma non ci avevi promesso la nuova legge elettorale per fine Gennaio? Scusa, Matteo, ma non eri stato eletto Segretario del PD a larghissima maggioranza per condurci fuori dalla palude? guarda che io, come tantissimi altri, ti abbiamo votato per la disperazione, non perchè sei particolarmente convicente. Anzi, ti dirò di più: io alle Primarie ho votato convintamente Civati, quindi non so nemmeno io perchè mi indigno tanto da questo tuo comportamento.

Sono profondamente deluso, e sto valutando seriamente di non votare più PD.

Saluti