mercoledì 4 aprile 2012

Politica, Democrazia partecipativa e crisi dei partiti

Prima Lusi e la Margherita, ora la Lega. Antecedenti a loro innumerevoli altri esempi. Coloro i quali, negli ultimi vent'anni, hanno sistematicamente e metodicamente demolito il sistema partitico e politico italiano, staranno festeggiando, anche se ho idea che la festa, per questi signori, sia finita. Ci hanno riempito la testa con discorsi sulla "morte delle ideologie" e la fine dei partiti, ma non sono nè le ideologie nè i partiti politici (ultimi anelli e rappresentanti materiali di un sistema ideologico), ad aver fallito e ad essere stati sommersi dal disappunto popolare, bensì le persone che hanno gestito in malo modo questi aspetti della vita civile (lo sono sia l'ideologia politica che i partiti). Purtroppo serviranno generazioni (temo) per ricostruire ciò che queste persone hanno distrutto per puro e semplice interesse personale, e per cambiare le regole di cui molti hanno approfittato contribuendo a condurci al punto in cui siamo. La crisi stessa è figlia, in parte, di questi comportamenti dato che chi era stato chiamato ad amministrare e gestire il nostro presente e a gettare le basi per il nostro futuro, aveva in mente solo una cosa: il proprio portafoglio. Ed in tutto questo marasma non aiutano coloro che pongono come unica soluzione alla crisi della polotica l'abbandono dei partiti, il loro annientamento, il ritorno ad una democrazia partecipativa. Su questi temi, lo dico chiaramente, non sono mai stato troppo d'accordo con i movimenti degli Indignados e di Occupy Wall Street, per non parlare di Beppe Grillo che non ha mai raccolto le mie simpatie. Ragionamenti come questi, secondo me, non stanno in piedi per il semplice fatto che necessitiamo di rappresentanti. Il tema è, semmai, come sceglierli, come giudicarli, come limitarne i poteri, non è di certo eliminarli come figure rappresentative e sostituirli con una piazza costituita da sessanta milioni di cittadini, dove si decide e si vota per alzata di mano.
Ribadisco quindi che trovo sbagliato far cadere le colpe degli uomini sul concetto di partito politico e di politica, essendo questa la massima rappresentazione del convivere sociale. Facciamo politica anche pagando lo scontrino, non dimentichiamocelo, e quindi la nostra quotidianità stessa è una "democrazia partecipativa".

Saluti

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