mercoledì 26 novembre 2008

Società Pensante

Sono nella mia piccola casetta sul Lago Maggiore, dove vivo ormai da quattro anni, e creco di confrontarmi con la nuova realtà di un blog, senza la pretesa di dire o pensare cose nuove o particolarmente innovative. Un pensiero in particolare desta però la mia curiosità: l'idea che tramite internet ci sia sempre quacuno pronto ad ascoltarci o leggerci. L'idea che questa grande rete virtuale sia un caldo abbraccio entro cui sfogare paure o delusione, o entro cui cercare il calore che fuori non troviamo. D'accordo, sto esagerando, perchè sto parlando esclusivamente di una deviazione di questo potente strumento che è internet. A me, personalmente, permette di restare in contatto con amici sparsi per tutto il mondo, cosa altrimenti impossibile.
Quindi, perchè aprire un blog. Io ho sempe scritto, anche se a fasi alterne, più per me stesso che per gli altri. Ora ho la possibilità di raggiungere più persone, di farmi sentire e leggere (come dicevo poco fa), o per lo meno mi illudo che possa accadere. Certamente avrò a che fare con più individui di quanti non potrebbero leggere direttamente le mie idee scritte se pubblicassi una "fanzine" o se facessi una piccola mostra con lettura in qualche piccolo pub di provincia.
Non voglio dilungarmi sui massimi sistemi o su discussioni a proposito dei vantaggi/svantaggi, pericoli/possibilità che si annidano fra le falde della rete, quindi mi permetto di fare solo un piccolo inciso sulla libertà conquistata con la rete.
Quante persone ormai hanno un account on line? quanti lo usano con regolarità? quanti ne fanno una malattia. Certo nessuno lo ammetrebbe, ma io in prima persona ricevo ogni giorno qualche invito a cocktail o a gruppi virtuali; ricevo partecipazioni a party virtuali così come a giochi on line. Che senso ha tutto questo? "solo un gioco, un passatempo" ammettono i più. A dire il vero questa è una deviazione, e lo vorrei dire chiaramente. Secondo me è una deviazione. Innanzitutto perchè portata avanti da persone che, forse, non hanno di meglio da fare, o per distrarsi dalla quotidianeità invece che leggere un buon libro, guardarsi un film o fare due chiacchiere reali con amici in carne e ossa, decidono di immergersi nella bambagia virtuale, dove chiunque può essere un guerriero o un artista, un eroe o un attore. Moralismo? "ottusaggine"? forse sì, lo ammetto, ma il motivo per cui dico queste cose è che mi pongo delle domande sulla base di quello che vedo e leggo. Qualcuno insegnava che porsi domande è lecito e legittimo, anzi necessario per progredire. Quindi quello che vedo è che c'è un abuso delle possibilità offerte da Internet. Un abuso perchè internet giustifica ore passate davanti al computer se non addirittura una limitazione con la realtà circostante: "se non c'è su internet, non esiste". Non voglio fare quello che sputa nel piatto in cui mangia (si fa per dire...), sto scrivendo su un blog, quindi in prima persona rischio di incappare nell'uso/abuso: ciononostante e forse proprio per questo, riflessioni di questo tipo mi fanno paura.
Saluti

1 commento:

Prefe ha detto...

casetta lago di como ?