sabato 29 novembre 2008

Responsabilità storiche

È da un po’ di tempo che mi si dimena per la testa un pensiero, abbastanza chiaro e ripetitivo, in merito alle responsabilità di ogni individuo per le idee che esprime o per le azioni che compie, tanto più se l'individuo in questione ricopre ruoli di responsabilità e con il suo operato può determinare le sorti di altri. Forse ne ho già accennato in qualche mio vecchio intervento, ma ora sento forte l’esigenza di provare a chiarire, prima di tutto con me stesso, il senso di questa idea.
Quando ero piccolo i miei genitori mi hanno insegnato che per ogni azioni che avessi compiuto, per ogni decisione presa, ci sarebbero state delle conseguenze, talvolta banali ed insignificanti, altre volte molto importanti. Soprattutto avrei dovuto lentamente imparare ad assumermi la responsabilità di queste azioni, come una qualsiasi persona adulta. Tantissime persone che mi circordano, giustamente lo fanno.
Quello che però noto, è che sempre di più al giorno d'oggi si tende a deresponsabilizzare (passatemi questo termine un po' politico), i diretti interessati (soprattuto se potenti), per quello che fanno, pensano e dicono.
Due esempi.

Ricordo che nel 2002 si accese un piccolo dibattito familiare in merito alla riammissione, su territorio nazionale, della Casa Reale di Savoia, cioè di Vittorio Emanuele e famiglia. Il Parlamento, con la legge 23 Ottobre 2002, faceva terminare gli effetti dei primi due commi della XIII disposizione finale della Costituzione con cui la Repubblica Italiana, a partire dal 5 Dicembre 1947, vietata alla casata Savoia di calpestare il suolo nazionale, levava diritto di voto e possedimenti in Italia. Di fatto era esilio.
Io rimasi colpito per la decisione del Parlamento del 2002, perchè ritenevo (e ritengo) che la Casa Savoia rappresenti il simbolo di quanto Vittorio Emanuele III fece di comune accordo con il Fascimo e Mussolini. Esiste una responsabilità storica, a mio avviso, che dovrebbe essere ben tenuta a mente e della quale l'esilio della famiglia Savoia dall'Italia era conseguenza e memoria (per altro Emanuele Filiberto, figlio di Vittorio Emanuele, nel Novembre 2007 ha richiesto un risarcimento di 260 milioni di euro allo Stato per l'esilio subito dalla sua famiglia).
C'è un altro esempio storico che vorrei fare: quello della cosiddetta Notte dei Cristalli.
La Notte dei Cristalli (i cui antefatti e conseguenze magari analizzerò un'altra volta), fu una prova di forza. Anzi, un test mediatico, potremmo dire adottando una terminologia moderna. Hitler ed il Partito Nazional Socialista volevano testare fino a che punto si sarebbero potuti spingere contro gli ebrei senza provocare reazioni indignate. I risultati andarono oltre le loro più rosee speranze, perchè di fatto nessuno mosse un dito o alzò la voce. Da quel momento Hitler e i suoi si senirono nel giusto, la propaganda li deresponsabilizzò, la società non ebbe nulla da dire. I nazisti si sentirono liberi di agire, perchè sapevano che nessuno li avrebbe giudicati, accusati o contrastati.

Ho scelto questi due esempi di portata storica per il significato e la forza che racchiudono.
I Savoia finacheggiarono il Nazi Fascismo e quando ebbero la possibilità di prenderne le distanze per fare il bene del popolo italiano, se ne gaurdarono bene.
I nazisti che ora sono alla sbarra (Priebke, uno su tutti), ormai vecchi, malandati e ultra ottantenni, sono dei simboli delle Seconda Guerra Mondiale e degli orrori che la Germania nazista commise. Non è moralmente giusto scaricarli delle colpe e delle responsabilità solo perchè ora ci fanno pena. Come detto sono simboli, e come tali vanno trattati: i simboli non hanno età.

Altro tema.
Spesso, io in prima persona ho ammesso che abbiamo Berlusconi perchè ce lo meritiamo, perchè lo votiamo, perchè tutto sommato ci piace. I Suv invadono le strade perchè, evidentemente, così vuole la gente. Anzi, più ancora: non sarebbe in effetti tanto colpa del produttore del Grande Fratello se i figli d'Italia passano ore davanti allo schermo. Lui fa in effetti solo il suo mestiere, offre spettacolo. Se poi c'è chi organizza la propria giornata in funzione degli orari del Grande Fratello o chi si abbuffa da Mac Donald questo è un problema culturale, di educazione. Vero, ma solo in parte.
Ho notato che sempre più spesso si tende a deresponsabilizzare il soggetto propositivo (cioè che propone, che offre), per responsabilizzare invece in toto il soggetto discernitore (cioè che valuta e sceglie). Si scarica completamente il primo della responsabilità etica che si porta appresso nel momento in cui offre una porcheria, un inciucio, una bugia condita ad hoc.
Con questo non voglio negare che ci siano spesso dei deficit culturali di fondo nelle scelte che facciamo e nelle decisioni che prendiamo, e non intendo nemmeno equiparare Berluscono a Mussolini o a Hitler, ma mi allarma sempre più il fatto che, come detto, si tenda a giustificare il propositore moderno sgravando il suo operato della componente etica e morale. Mafioso? solo amicizie, nulla più. Ladro? cercava solo di fare il suo dovere, e poi chi non ha mai rubato nemmeno una lira? Assassino? solo effetti collaterali. Deresponsabilizzazione: la Propaganda la adotta da sempre, la storia lo insegna.
Credo, in definitiva, che si debba reintrodurre un certo senso etico nella nostra vita, in ogni campo e settore.
Perchè se la voro per una società di ingegneria ed un giorno un Cliente ci assume per mettere le mani su un sito che ha avvelenato l'Italia negli ultimi trent'anno non posso rifiutarmi di svolgere il mio lavoro? perchè devo correre il rischio di perdere il posto?
Perchè se un Presidente del Consiglio mette in ridicolo il suo Paese con battute più che imbarazzanti o con politiche inique che aiutano i soliti noti, non posso muovermi ed occupare il Parlamento? perchè non posso anche solo, da cittadino, chiedere chiarimenti e sanzioni?
Perchè devo accettare una condizione di accettazione passiva delle bugie più sporche che mi possano essere raccontate?
In tutto questo si inserisce, inoltre, anche una forte componente di cinismo con la voce di coloro che dichiarano quasi orgogliosi che "tanto non cambierà mai nulla".
Io ho però fiducia nella gente e nel fatto che con l'educazione e la formazione culturale nostra e (soprattutto) delle generazioni future, tutto questo potrà, se non scomparire, per lo meno essere fortemente limitato.
Saluti

2 commenti:

Irene P. ha detto...

Sono perfettamente d'accordo.
Da qualche anno vi è la propensione a giustificare le azioni del singolo in quanto ineluttabilmente influenzato dagli stereotipi di una società che premia la corruzione, il lassismo e la prevaricazione. E' questa sociologia spiccia che permea il comune sentire e incita alla passività e al silenzio, perchè costa meno fatica intellettuale attribuire le cause dell'inciviltà al comune sentire del "così va la mondo","così va la politica". In questo modo si delega agli altri (la politica e l'economia come oscuri motore della storia) ciò che dovrebbe competere a noi stessi. Siamo tutti vittime, ma il carnefice dov'è?
Ci siamo ridotti ad affermare di non poter fare nulla per difenderci da noi stessi.

andreacamporese ha detto...

Trovo di base corretto quello che dici, anche perchè è un po' il senso del mio intervento, anche se magari in forma meno "filosofica". La questione però è come uscire da tutto questo. Voglio dire: la politca in generale, di qualsiasi olore, ormai si arrocca su posizione di questo tipo, cioè "è sempre colpa di qualcun'altro". Nella migliore delle ipotesi i Partiti si sono inventati l'autocritica, che non ha mai funzionato e non è mai servita a nulla. Allora il cittadino che deve fare? non voglio giustificare il comportaento della maggior parte della gente, dico solo che bisognerebbe rieducare la società. Certo, se partissimo dai bambini sarebbe già un inizio, ma purtroppo fin da piccoli sono abituati male.