venerdì 7 agosto 2009

Il Microcredito

Mentre in Italia imperversa la solita polemica estiva sul caro petrolio, e tutta la nostra vita viene monopolizzata da problemi apparentemente importanti ma, nella maggior parte dei casi, in verità di poco conto, dall'altra parte del mondo piccoli imprenditori si barcamenano alla giornata per sopravvivere e tentare di sviluppare le loro comunità.

In questa reale lotta per la sopravvivenza dal sud-America al sud-est asiatico, uno degli aiuti più efficace e di maggior diffusione degli ultimi anni è certamente il microcredito o microfinanza, una forma di economia che tende ad escludere completamente i grossi gruppi bancari che, per loro stessa natura, non prendono minimanete in considerazione le esigenze dei piccoli imprenditori dei Paesi in via di sviluppo, ritenendo le loro attività del tutto insignificanti per un sostanzioso e significativo ritorno economico. Il risultato è che questi imprenditori sarebbero impossibilitati a svilupparsi liberi da vessazioni ed usura se non fosse, appunto, per il microcredito.

L'altro giorno, sfogliando una rivista (D di Repubblica, per la precisione), mi è capitato di leggere la seguente frase "... Chi avrebbe mai detto che dei poveri agricoltori avrebbero potuto prendere in prestito cento dollari dall'altra parte del mondo e restituirli? Eppure è ciò che accade con il sistema di prestito peer to peer di Kiva".
Incuriosito ho fatto una ricerca in rete e sono risalito al sito di Kiva.

Kiva è una società web americana nata con l'esclusivo (almeno così si legge nel sito), intento di finanziare direttamente piccoli imprenditori terzomondisti tramite prestiti di persone normali come posso essere io. Il prestito ha una durata normalmente di 6-12 mesi e viene completamente rinfuso dal diretto interessato, mentre colui che esegue il prestito riceve periodicamente aggiornamenti sullo stato del "recupero credito".
A differenza dei normali prestiti, come detto, queste forme di microcredito escludono completamente i grossi circuiti finanziari, ed il vantaggio immediato è che, con la diretta comunicazione degli attori interessati (contribuente ed imprenditore), si aiutano effettivamente ed immediatamente non solo il singolo ma anche la comunità in cui questo vive.
Kiva, per esempio, stila una profilo ed una sorta di graduatoria degli imprenditori che si iscrivono al suo circuito, e svolge esclusivamente il ruolo di "passamano" del prestito, appoggiandosi ad una serie di partner sia legali che economici, a supporto della sua attività ed in difesa di una economia "equosolidale", se così si può dire.

La cosa che, dico la verità, non mi è del tutto chiara è come l'imprenditore possa rifondere il prestito e che garanzie ci siano che questo avvenga. Vero è che per prestiti dell'ordine di due-trecento euro, magari, anche se andessero persi uno non ci perderebbe il sonno per più di una notte, però, in linea di principio, mi piacerebbe capire questa cosa.

Saluti

2 commenti:

Konx ha detto...

ciao ex-collega :D

La realta' del micro-credito e' ben nota da anni, niente di nuovo. Se ti interessa, una cosa del genere esisteva anche in Italia, anche se adesso e' stata sospesa per motivi non molto chiari. Per ulteriori info, trovi tutto qua:
http://www.zopa.it/ZopaWeb/

Comunque, un dato su tutti che avevo letto in giro per il web anni fa: la percentuale dei "mutui" restituiti nel caso di banche etiche/microcredito si attestava a percentuali superiori del 90%, mentre per quanto riguarda i normali circuiti bancari non si riusciva a raggiungere l'80 (se non ricordo male).

Ciao

Francesco Z.

Crocco1830 ha detto...

E' vero il microcredito esiste da qualche anno ormai. Ma di fatto non è mai riuscito a prendere piede, almeno qui da noi.
E' ovvio che gli interessi che si vanno a toccare sono quelli di poteri forti, che non vogliono mollare l'osso.