sabato 28 gennaio 2012

Giornata della Memoria 2012

Ieri era la giornata della Memoria. L'anniversario dell'arrivo delle truppe russe alle porte di Auschwitz è stato preso come data simbolo per non dimenticare la Shoah, il nazismo e la seconda guerra mondiale nel suo insieme. Shoah, certo, ma proprio perchè Giornata della Memoria non dimentichiamo che, nel complesso, i morti furono quasi 40.000.000 (Istituto Comasco per la Storia del Movimento di Liberazione), contando solo gli europei, per salire a oltre 70.000.000 (College of Criminal Justice) a livello mondiale. Nel nostro continente i costi maggiori, in termini di vite umane, li pagarono la Germania (più di 7.000.000 di morti), l'Unione Sovietiva (più di 21.000.000 di morti), la Polonia (con quasi 5.500.000 morti). Trovo quindi fondamentale non dimenticare, ma un po' retorico parlare solamente della Shoah, visto che i nazisti tentarono lo sterminio sistematico anche di Rom e Sinti, di Russi e Polacchi, di slavoi in genere per non parlare dei Testimoni di Geova, degli omosessuali e dei malati mentali.
Ho ancora scolpiti nella mente i racconti dei miei nonni, che vissero quegli anni in primissima persona. In particolare il mio nonno paterno che partecipò alla Campagna d'Africa (1940-1943) ed alla Campagna di Russia. Impegnato nei reparti infermieristici, riuscì a tornare vivo da entrambe le guerre, ma profondamente segnato nello spirito, e non mancò mai di raccontarci quei momenti, il dolore, l'orrore vissuto.
E' anche e soprattutto per la memoria dei miei nonni, che trovo particolarmente offensivo il revisionismo e la nostalgia che, purtroppo, ancora in troppi dimostrano. Magari non un sentimento così esplicito, come per certi movimenti "politici" (per esempio Forza Nuova), talvolta anche solo un atteggiamento di accondiscendenza e di desiderio di riconciliazione verso le idee e gli eventi che coprirono l'Europa di sangue e distruzione. Frasi come "i morti sono tutti uguali" non dovrebbero mai essere pronunciate, e penso non ci potrà mai essere riconciliazione, nè capisco come possano le istituzioni e la società tollerare figure, anche di spicco del mondo politico, che talvolta se ne escono con atteggiamenti e discorsi palesemente razzisti e xenofobi. In Germania una cosa così non potrebbe mai accadere. Questo non significa che, anche lì, non siano presenti i nostalgici, ben inteso, ma gli anticorpi sociali sono molto più forti che da noi, e la "repressione" dialettica (mai violenta), è immediata. La verità è che forse, in Italia, non abbiamo mai davvero fatto i conti con il nostro passato.

Saluti

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