domenica 15 maggio 2011

BIO-ON e l'Avventura della Plastica Biodegradabile

Nel silenzio elettorale causa amministrative, vorrei parlare di altro che non sia politica, ma società. Che poi le due cose, spesso e volentieri, possano e debbano coincidere è un altro discorso.
Riporto allora quanto ho letto sull'ultimo numero di Wired, in merito ad una piccola società completamente made in italy (si trova alle porte di Bologna, a Minerbio), nata nel 2007 con l'unico scopo di produrre soluzioni utili per la vita quotidiana, ma soprattutto completamente verdi ed ecologiche.
Il risultato? Si chiama MINERV-PHA e si tratta di un polimero completamente biodegradabile con il quale è possibile produrre di tutto, dalle bottiglie all'abbigliamento, dagli interni per auto fino alle strutture plastiche usate in biotecnologia per la coltura dei tessuti.
Inizialmente, dico la verità, leggendo l'articolo ero un po' scettico. La domanda principe, che poi mi ha posto anche mia moglie, è la seguente: "Se questa plastica è completamente biodegradabile in acqua in una decina di giorni, come la si può utilizzare per sostituire le eterne bottiglie in PET?".
Per togliermi qualche curiosità sono allora andato a spulciare il sito della BIO-ON, e devo dire che la cosa mi ha abbagliato. Voglio dire, non ho evidentemente prova diretta della cosa, ma direi che tutta la questione viene presentata in maniera abbastanza convincente.
In due parole (anche perchè non sono un chimico). Questo polimero è molto simile, per caratteristiche, al polietilene (plastica tipica, con cui vengono prodotti per esempio imballaggi e contenitori, e che spesso si trova sotto l'acronimo di PEHD o PELD), che negli anni '60 valse il premio Nobel per la chimica al nostro Natta, con la differenza che per produrlo non occorre nemmeno una goccia di petrolio, ma semplicemente una manciata di batteri e della melassa (economicamente recuperata dagli scarti della produzione dello zucchero). Ovviamente, detta così, sembra una cosa che ci si potrebbe produrre in casa.
Ovviamente non è così, ma con un po' di buona volontà Astorri e Cicognini (i due soci fondatori della BIO-ON), hanno tirato su un laboratorio che farebbe invidia al MIT. Se a questo aggiungiamo una visione del mercato alternativa, senza bisogno (nè voglia) di legarsi alle consuete dinamiche di borse, finanziarie, multinazionali, ecc, si ottiene quella che, ripeto, sembra una realtà vincente.
In circa 40 ore si possono ottenere 100 kg di PHA (il nome scientifico del polimero in questione), puro al 97% e con possibilità di recupero completo degli scarti.
Le prospettive? Vendere impianti per la produzione del PHA in tutto il mondo (già dal prossimo anno dovrebbero esserne installati due in Francia e due in Germania), con aumento della produzione stimata al 2020 di circa 890.000 tonnellate.
Che sia l'inizio di una vera rivoluzione verde? Staremo a vedere.

Saluti

1 commento:

@enio ha detto...

c'è d'augurarsi che questa rivoluzione parta ancora una volta dall'Italia.