martedì 5 marzo 2013

Le Proposte Fantasiose del Grillo Parlante

Un giorno, nel Paese di Meravilandia, sono state indette grandi elezioni per rinnovare il Gran Consiglio. Purtroppo, a causa di regole elettorali scritte da lupi e volpi, nemmeno quella volta nel Paese di riuscì a ottenere una situazione stabile e chiara di buona amministrazione, con la variante, però, che i seguaci del Grillo Parlante ebbero un grande successo. Costui si faceva promotore di una grande senso di insoddisfazioni espresso dagli abitanti del regno, che vedevano non solo la lora terra distrutta ma anche la loro vita decisamente peggiorata. Il Grillo Parlante ebbe così tanto successo che, caso più unico che raro nella storia di Meravilandia, raggiunse le Sale del Gran Consiglio con più di un centinaio di rappresnetanti del suo Movimento. Pur essendo in molti (e molto inesperti) tali rappresentanti erano però solo una delle tre forze presenti nel Gran Consiglio, non già La forza. Tuttavia il Grillo Parlante, cavalcando l'onda del successo che forse nemmeno lui si aspettava, continuò a parlare e gridare come se non fosse mai approdato al potere. Pian piano, però, molti dei suoi iniziarono a fargli notare che, per la prima volta nella storia di Meravilandia, il Popolo era finalmente arrivato al Gran Consiglio e che forse sarebbe valsa la pena sfruttare l'occasione. Il Grillo Parlante si infuriò e propose, come unica strada percorribile, quella di produrre un Consiglio dei Saggi non assieme alle forze che, in ogni caso, erano state votate dagli abitanti di Meravilandia ed erano quindi espressione popolare, ma nominando delle personalità esterne: un paio di saggi gufi, qualche cervo, l'orso e altri.
Il Grillo Parlante, nel suo delirio di onnipotenza, non si rendeva però conto di essere diventato parte del sistema che per tutta la vita aveva demonizzato e i suoi sostenitori, sempre di più, iniziarono a prendere le distanze per due motivi. Innanzitutto si vedevano preclusa la possibilità di produrre le riforme agognate: ora che erano approdati al Gran Consiglio non gli veniva permesso di lavorare come avevano sperato e non già dagli avversari ma dal loro stesso leader. In secondo luogo si rendevano conto che non era corretto che una minoranza come loro dettasse legge in nome di tutto il Paese e che anche le altre forze, soprattutto quelle riformiste a loro più vicine e che avevano a cuore il destino di Meravilandia, avevano il diritto/dovere di essere rispettate, ma tanto più dovevano essere rispettati gli altri milioni di abitanti di Meravilandia.
Alla fine i sostenitori del Grillo Parlante si stufarono del suo continuo sbraitare senza capo nè coda e iniziarono a muoversi in totale indipendenza costruendosi una coscienza propria e dandosi delle regole che, lentamente, tagliarono fuori il mentore di un tempo. Il Grillo Parlante, gridando allo scandalo, si staccò da quelli che definiva treditori e continuò protestare fino alla fine dei suoi giorni, con pochi fedelissimi al seguito, senza però mai più approdare alle sale del Gran Consiglio.

Saluti

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