mercoledì 4 novembre 2009

9 Novembre 1989: 20 anni dopo

20 anni sono passati dalla caduta del Muro si Berlino. Io avevo 11 anni, avevo iniziato il mio viaggio nell'atletica leggera (tutt'ora attivo), da un paio di mesi, e se devo dire la verità mi ricordo ben poco di quei momenti. Rammento i miei genitori davanti alla televisione, rammento di aver percepito una scossa diffusa, uno di quei sentimenti che si registrano per le grandi occasioni, ma che per i bambini sono cosa ancora sconosiuta. Così come è sconosiuto, ai piccoli, quel prepararsi emotivo fino all'esplosione finale. Lo si collega solamente ai regali di Natale, o al compleanno.
Il Muro è crollato perchè i tempi erano mutati. Gorbaciov aveva iniziato il suo percorso con Perestrojka e con Glasnost, mentre già da quasi dieci anni Lech Walensa combatteva in Polonia contro il regime comunista con la sua Solidarność. In Romania era ancora saldamente insediato Ceausescu e a Piazza Tienanmen la strage si era consumata solo da qualche mese.
Tempi di grandi mutamenti, che dopo 20 anni hanno molto da insegnare perchè la loro spinta culturale non è ancora terminata. Perchè, oggi, ancora molti (troppi) parlano di muri, di chiusura delle frontiere, di combattere con le armi invece che con le politiche sociali.
Io sono stato a Berlino nel 1991, in occasione di una vacanza studio in Germania di due settimane. I miei ricordi, anche in questo caso, sono confusi. Una città grigia, con ancora le strade della zona Est "sgarrupate", direbbero nel nostro meridione, con torrette di vedetta ben visibili e presenti, fantasmi di cemento che si stagliavano contro la pianura monocromatica. La giornata era nuvolosa, buia. Le zone interne della città erano profondamente differenti, fra est ed ovest, in quel modo spiegabile solo vedendole: le parole non rendono.
Nel complesso mi aveva trasmesso un sentimento poco gradevole. Non mi era piaciuta granchè.
Sono tornato a Berlino altre 3 volte con amici conosciuti in Germania e dopo un Erasmus di quasi due anni a Stuttgart. Ho imparato a conoscere quella città che aveva rappresentato, per decenni, il simbolo dell'esclusione e dello sciacallaggio dei potenti, il cuore della Seconda Guerra Mondiale e del Nazismo, ma anche il profondo sentimento di una rinascita sulle ceneri di un passato vergognoso, con il quale i tedeschi hanno imparato a fare i conti e dal quale prendono le distanze in maniera assoluta.
Cosa che non fanno gli italiani con il fascismo e le loro vergogne.

Saluti

3 commenti:

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Ho un'amica che é stata quest'estate a Berlino e se n'é innamorata. Deve essere una città viva dove i ricordi del passato restano per ricordare cosa non deve ripetersi ma al contempo, si respira la voglia di crescita e di nuovo, di cultura e di speranza.

En ha detto...

io mi limito solo a dire che la caduta del muro é stata accolta come l'inizio di un'era florida. Ma cosa é cambiato da ieri ad oggi?

Ho come l'impressione di sentir dire ad un amico che si é sposato, dopo che é passato il giorno piu importante della sua vita, che é tutto uguale a quando sposato non lo era. E' tutto cambiato, ma tutto resta lo stesso. Eravamo rovinati prima, lo siamo ora.

andreacamporese ha detto...

Mi sembra un po' un discorso cinico caro En, non credi?
Saluti