lunedì 30 marzo 2009

La leva della Cassa Integrazione

Sono qui oggi a raccontarvi una nuova esperienza diretta, vissuta proprio in questi giorni in ufficio.
Premetto che sto cambiando lavoro e quindi, a conti fatti, gli eventi descritti potrebbero interessarmi relativamente. Tuttavia ho trovato molto interessante vivere direttamente questi fatti e credo sia molto istruttivo per tutti conoscerli, perchè penso siano una realtà estremamente diffusa e ci permettano, in parte, di misurare quanto sta accadendo in questi mesi.

Già da qualche settimana si vocifera di scrivania in scrivania, alla macchina del caffè, nei corridoi, che l'azienda per cui lavoro (una holding costituita da numerose società srl, che chiameremo C), abbia deciso di ricorrere alla cassa integrazione.
Venerdì scorso, il 27 Marzo, è uscito sulle pagine de La Stampa un articolo che portava l'attenzione dei più su quanto sino a quel momento si era solo sospettato: Cassa Integrazione.
La dirigenza si è indignata e sono subito partite le accuse a spie latenti o a qualche sindacalista desideroso di notorietà, che doveva aver spiattellato tutto. "Semplicemente ridicolo", ho pensato io, per il fatto che su quattrocento dipendenti ed in una zona come questa, di cui la C è una delle realtà maggiori, è difficile che una notizia come la Cassa Integrazione possa restare nascosta.
Ad ogni modo, poco male! sarò troppo filo-sindacalista, ma in questi casi credo sia meglio sapere di che morte morire, quindi mi sono messo l'animo in pace inconsapevole del fatto che il meglio doveva ancora venire.
Terminata la pausa pranzo, che come di consueto trascorro a casa, sono tornato in ufficio e ho trovo il direttore attorniato dall'ufficio tecnico quasi al completo, intento ad affrontare davanti alle maestranze il tema della Cassa Integrazione.
Le cose sono andate così: data la notizia sui giornali, la "voce di corridoio" ha assunto ufficialità, e così la dirigenza ha deciso di parlare ai dipendenti per "contenere" la preoccupazione. Da buon dirigente, il mio capo (che per altro stimo molto, anche se più da un punto di vista tecnico-professionale che umano), stava così declamando vizi e virtù delal Cassa Integrazione: i dipendenti percepiranno comunque uno stipendio, per di più stando a casa, e questo sarà una boccata di ossigeno per l'azienda, che in questo modo avrà un margine finanziario maggiore per trovare nuovo lavoro e richiamare, il prima possibile, i dipendenti dalla cassa integrazione.
Non so perchè, ma tutto il siparietto mi è sembrato stremamente fasullo e farcito solamente di blablabla
Insomma, si stava cercando di dare a bere ai dipendenti che la Cassa Integrazione sia una manovra necessaria ma tutto sommato non così drammatica: mettevi il cuore in pace, perchè starete a casa con uno stipendio comunque garantito. A nessuno è venuto il dubbio che la Cassa Integrazione, con la scusa della crisi, sia in realtà l'anticamera del licenziamento.
Ed ecco, a mio modo di vedere, uno dei nodi cruciali: la Crisi.
Con la scusa di questa Crisi, le aziende stanno adottando comportamenti estremamente scorretti nei confronti dei lavoratori. Nella mia azienda, per continuare con l'esempio, sono stati chiesti 90 posti di Cassa Integrazione, eppure i dirigenti continuano ad andare in giro con il Mercedes e nulla si fa per ridurre i costi di struttura interni, che rendono poco competitive le offerte e ci fanno perdere, di conseguenza, i lavori. Perchè è questa la realtà: i costi di struttura affossano anche le offerte più appetibili, ma invece che pensare a come ridurli (taglio del parco macchine e riduzione delle cilindrate, cellulare aziendale solo a chi serve ed uno solo per persona, computer portatile e programmi avanzati solo se necessario, più controllo sull'uso della carta e delle strutture dell'azienda, ecc), si pensa alla Cassa Integrazione, tanto c'è la Crisi a coprire tutto.
Questo è quanto, ed ovviamente nessun giornale la mette in questi termini. Speriamo che almeno il Sindacato sappia quel che fa.
Saluti

4 commenti:

pia ha detto...

Inevitabile pensare che su tutto ci si possa marciare sopra.
E' inutile, siamo allo sfascio e, come hai detto tu in un altro post, il sistema capitalista sta fallendo o implodendo: cercano di salvare il salvabile, ma è una barca che fa troppa acqua. Come al solito i primi a pagarne le spese sono le classi più deboli, ma a questo punto l'unica cosa che ci si può auspicare è che sia questa l'occasione per una trasformazione che si allontani il più possibile dalle regole che ci hanno dominato finora. Purtroppo c'è troppa "destra" ai vertici dei poteri mondiali e ciò rappresenta un pericolo ed un ostacolo al grande salto. E l'Italia, in questo senso, è messa davvero male.

Maraptica ha detto...

Volevo arrivare proprio alla tua ultima frase... "il sindacato". Qui, nel mio paese, gira la stessa aria e "tanto che c'è la crisi", con scuse parecchio monotone, alcune persone (dopo le famose tre lettere di richiamo) sono state mandate a casa: licenziate. Il sindacato non ha mosso un dito, tutto ciò che ci siamo sentiti dire è che le regole sono chiare, dopo tre lettere di richiamo si va a casa. Ma non era compito del sindacato ascoltare le motivazioni e sostenere, lì dove ci sia un valido motivo, il parere dei lavoratori?! Anche qui il boss fà discorsi sensati (quasi desse una buona notizia) sulla cassa integrazione... alcuni sono quasi felici, si va a casa e si viene pagati. Ma dopo...cosa verrà? E il sindacato... dov'è?!
Un saluto

andreacamporese ha detto...

Condivido i tuoi dubbi Maraptica, perchè il Sindacato spesso (non sempre, ma spesso) è solo l'ennesim braccio dei poteri forti.
Te pensa che nello stabilimento in Sud Italia, vicino a Napoli, di cui ho parlato nel mio penultimo intervento, il Sindacato è palesemente colluso con la Camorra. Centinaia di operai in cassa integrazione, tutti ex dipendenti del polo industriale, che ogni 6-12 mesi vengono richiamati per un corso di aggiornamento/formazione fasullo e della durata di un mesetto, solamente per poter giustificare altri 6/12 mesi di Cassa Integrazione. E tutto questo lo paghiamo noi!!!!
Saluti

amatamari ha detto...

Per quanto non sia una sprovveduta questo tuo scritto mi ha sbattuto in faccia una realtà tremenda: è così che agiscono le aziende per salvarsi non diciamo cosa e, come sempre, chi già ha continua a mantenere privilegi che di questi tempi sono una infamia.
Situazione scandalosa è dire poco.