Sito denuclearizzato

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giovedì 12 gennaio 2012

Lunga Vita al Porcellum

E così, alla fine e confermando le indiscrezioni dei giorni scorsi, la Corte Costituzionale ha respinto i quesiti referendari, che tanto tiepidi avevano trovato i partiti (tutti o quasi), incuranti di quel milione e duecentomila cittadini che, al contrario, ritenevano necessaria una rivisitazione della Legge Elettorale. Ora il problema è (di nuovo) completamente politico, e la politica (il Governo Monti), si troveranno ora a dover decidere qualche cosa. Certo è, che l'altra sera da Fazio lo stesso Monti ha chiaramento ammesso che la Legge Elettorale è un problema squisitamente politico e quindi, in quanto tale, non una priorità dell'attuale Governo.
Il timore che alle prossime elezioni ci si trovi nuovamente con questo finto bipolarismo e le solite accozzaglie di partiti, è quindi drammaticamente reale.
L'altro grande voto che desta attesa è quello parlamentare sull'arresto di Nicola Cosentino, coordinatore PdL in Campania, accusato di essere il referente politico dei casalesi.
Non si capisce l'ostinazione del PdL a voler difendere l'indifendibile e a voler impedire che la Giustizia faccia il suo corso, fino al punto di minacciare "ritorsioni" verso il Governo Monti (On. Cicchitto, mi pare davvero poco serio ricattare in questo modo i suoi colleghi parlamentari). Comunque, dopo il volta faccia della Lega (per una volta condivisibile, anche se viene il dubbio sul lavoro che i celoduristi hanno svolto per tanti anni al Governo), pare che il sì all'arresto sia cosa fatta. Staremo a vedere.
Come ho già avuto modo di sottolineare, quindi, si evidenziano ancora due modi di fare politica: uno di coerenza e trasparenza, ed uno (il solito, di cui gli italiani sono piuttosto stanchi), sempre pronto a difendere interessi personali e poco attenti al bene del Paese.

Saluti

sabato 3 dicembre 2011

Una Scoperta Sconvolgente

Inizio a guardare "In Onda", su La7, a programma già iniziato, e faccio una scoperta sconvolgente!!! Fra gli invitati a confronto, c'è una ragazza in collegamento da Milano, che parla di liberalizzazioni, di detassazione, di annullamento delle tasse. Già di per sè il suo atteggiamento mi lascia perplesso, mi trova istintivamete freddo, ma poi appare in sottoimpressione il nome e cognome della giovane, nonchè la sua appartenenza: Movimento dei Tea Party.
Fatemi capire, dopo Mc Donald's dagli Stati Uniti abbiamo importato anche i Tea Party?!? Quel movimento di destra (talvolta piuttosto estrema), che sta mettendo i bastoni fra le ruote a Obama ogni qual volta il Presidente proponga delle azioni a favore del sociale? Quello stesso movimento che, nonostante il momento storico e l'evidenza che il sistema neo liberista ha fallito, continua a promuovere privatizzazioni senza regole? Che pensa che non ci sia limite al mercato ed allo sviluppo?
Mio Dio ma dove stiamo andando a finire?
Pensiamoci: dove stiamo andando a finire?
Quello che invece mi piace è lo spazio dedicato a Camila Vallejo, uno dei volti più noti delle proteste studentesche cilene. Ma potrebbe essere un volto italiano, spagnolo, europeo e, quanto a moventi ed ideali, asiatico, americano, africano. Insomma, voglio dire, ora che tutte le prime pagine dei giornali pendono dalle labbra di Mario Monti, che fine hanno fatto gli Indignados, Occupy Wall Street ed i movimenti? Che fine ha fatto la simpatia espressa da Draghi verso quei giovani, quelle persone che protestavano (e protestano) per i loro diritti? Insomma che fine ha fatto la protesta?

Saluti

domenica 13 novembre 2011

Berlusconi lascia: ultimo atto?

Ieri sera, verso le 20.30, Berlusconi si è recato da Napolitano per rassegnare le sue dimissioni. Dopo un lungo colloquio e le rassicurazioni ai suoi sul fatto che "possiamo staccare la spina al Governo Monti quando vogliamo", il Premier esce da una porta secondaria, per evitare il confronto con i contestatori.
Molti, oggi, vedono l'inizio della ripresa, la fine del "secondo ventennio" italiano, l'alba di un nuovo giorno. Io, personalmente, sono scettico.
Non tanto sulle capacità di Monti nè, ovviamente, sull'opportunità di dimissioni di Berlusconi, quanto sulle analisi superficiali che i politici di quasi tutti i partiti di centro sinistra fanno. Temo una banalizzazione del momento, troppo concentrato sul "tutti contro Berlusconi" e molto poco sul "cosa facciamo adesso per il bene del Paese". Ci sono, a mio avviso, alcuni semplici esempi.
Vendola e Di Pietro vorrebbero andare ad elezioni subito.
Fino all'altro giorno erano fra i promotori della modifica della legge elettorale, per ridare potere vero ai cittadini, ma oggi, apertosi uno spiraglio per guadagnare un seggio in più in Parlamento (o di rientrarvi dopo tanti anni come nel caso di SEL), vorrebbero subito le consultazioni.
Bersani rivendica come successo del PD le dimissioni di Berlusconi.
Casini, da buon democristiano, saltella fra uno e l'altro per capire dove gli convenga sedersi.
Il Terzo Polo tutto, con il suo piccolo "per cento" cerca di pesare comportamenti ed alleanze per non scomparire.
Strategie, strategie, strategie, ma non sono questi tutti atteggiamente da piccolo orticello? ed alla gente che ora ha paura (veramente è da almeno due anni che abbiamo paura), e vuole risposte chi ci pensa? Napolitano, certo, peccato che la nostra non sia una Repubblica Presidenziale ma Parlamentare.
Quindi, per concludere, sono piuttosto scettico che le dimissioni di Berlusconi segneranno l'alba di un nuovo giorno. Tale e tanto profonda è stata l'incisione nel nostro sistema sociale e culturale operata da Silvio Berlusconi, che temo ne vivremo i postumi per molti molti anni.

Saluti

giovedì 8 settembre 2011

Also sprach Berlusconi (così parlò Berlusconi)

E Berlusconi disse a Lavitola "non tornare in Italia", meglio starsene all'estero vista la magistratura italiana che si ostina a perseguire i lazzaroni. Questa notizia arriva in uno dei momenti più difficili dello Stato italiano, in cui molti degli elettori del centro destra si sono resi conto che Berlusconi & Co non sono quello che hanno detto e promesso negli ultimi quindici anni. Questa notizia arriva a minare ancora più in profondità (se possibile, soprattutto dopo quel "Paese di merda" rivolta all'Italia di qualche giorno fa), la compromessa credibilità nazionale ed internazionale dell'esecutivo.
Ed intanto la manovra segue sempre più il tortuoso percorso della difesa degli indifendibili, con riduzione dei tagli ai benefit dei parlamentari e tassa di lusso sopra i 300.000 euro.
Non si capisce la strategia (non c'è), nè la prospettiva (non c'è), tanto che perfino gli elettori di centro destra si dimenano senza racapezzarsi, ed arrivano ad accusare il PdL di essere di sinistra viste le tasse proposte. A tal punto è arrivato il lavaggio del cervello degli ultimi decenni, che ormai chiunque proponga tasse, indipendentemente dalla fede politica, dal partito o dalla contingenza storica ed economica, diventa irrimediabilmente di sinistra.
La crisi economica mi preoccupa, ma ancora di più mi preccupa come riusciremo a recuperare il deficit sociale e culturale imposto da questa classe politica.

Saluti

giovedì 1 settembre 2011

Il Governo del Fare

A quanto pare il Governo del Fare, che non mette le mani nelle tasche degli italiani, non riesce a venire fuori dall'empasse sulla manovra fiscale. Una prima manovra a Giugno/Luglio, poi una seconda, poi una terza, poi chissà, e tutto solo perchè l'Unione Europea ha mandato una lettera a Berlusconi, sottolineando la necessità di modificare quanto già deciso, perchè con quelle poche cose l'Italia non si sarebbe salvata di certo. Ecco il punto, tutto a causa (o grazie), ad un monito ufficiale della tanto odiata Europa, senza la quale ora saremmo messi ancora peggio: se non altro ora è sotto gli occhi di tutti cosa il Governo non è in grado di fare.
Ad ogni modo è evidente che il Governo del Fare non ne verrà fuori, chiuso fra i fuochi incrociati delle lobby e di quelli che non ne vogliono sapere di pagare di più. Quindi via il Contributo di Solidarietà (rimettiamolo, al 5%-10%, sopra i 90.000€), più tagli ad enti locali (che dovranno aumentare il costo dei servizi per stare a galla, e quindi pagheremo noi), Robin tax sulle società che fanno servizio energia (che aumenteranno il prezzo di corrente e gas, e quindi pagheremo noi), tagli alle pensioni (forse sì o forse no). Un marasma in cui, di battuta in battuta, si scopre che dal condono fiscale del 2003 (targato Berlusconi), tantissimi evasori non hanno pagato il dovuto, si scopre che l'evasione fiscale, se efficacemente affrontata, potrebbe rendere parecchi miliardi di euro, si scopre che, forse, tassare le transazioni finanziare (vi ricordate la Tobin tax?!?), non sarebbe sbagliato.
Intanto però nessuno decide, perchè nessuno ha il coraggio di attaccare i veri poteri forti (fra cui l'impero del Cavaliere, o i tassisti romani, SIC!), per non perdere voti (quali?!? quelli della gente o quelli delle lobby?), alle prossime vicinissime elezioni.
Ed intanto l'Italia si avvia a fare la fine della Grecia.

Saluti

mercoledì 24 agosto 2011

Questa Situazione non è Colpa mia

Sono stanco di discutere della crisi, della manovra finanziaria, dei battibecchi fra destra e sinistra (magari esistessero ancora, come una volta), degli interventi indecisi ed insicuri di sedicenti salvatori della Patria. Ognuno con la sua ricetta e privo della capacità di sintesi necessaria in questo caso, soprattutto per rassicurare un povero cittadino lavoratore dipendente come me, con moglie e figlia a carico, ed un secondo figlio in arrivo.
Non mi interessa più sottolineare come, prendendo una media di circa 140.000 € netti all'anno, ogni singolo deputato potrebbe contribuire a ridimensionare la condizione economica in cui versa l'Italia rinunciando al 60%-65% del proprio stipendio, e comunque continuando a percepire un compenso ben superiore alla media di noi poveri lavoratori.
Mi sono rotto di leggere la stampa estera (che riesce a fare sempre analisi molto più lucide della nostra, chissà poi come mai), che insiste nel parlare di "debito dell'Italia", di "faciloneria dell'economia italiana", di "lassismo dell'Italia nella gestione dei conti". IO non sono mai stato lassista nel gestire nè i conti nè gli investimenti della mia famiglia, non me lo posso permettere come la maggior parte dei cittadini italiani. NON è colpa mia se siamo in questa situazione. NON ho deciso io di passare i sabati sera a giocare alla finanza creativa e NON ho avuto nulla a che fare con l'indebitamento della nostra classe politica verso istituzioni ben più potenti di me.
SONO STANCO CHE SI CONTINUI A GENERALIZZARE E SONO STANCO CHE MI SI CHIEDA DI PAGARE PER COLPE DI ALTRI.
I miei genitori mi hanno sempre insegnato ad assumermi le mie responsabilità: se rompi qualche cosa o fai un danno, devi rimediare o pagarne le conseguenze. Perchè da noi nessuno rende conto? Perchè solo pochi di noi chiedono alla classe politica di rendere conto?
Ed intanto in nostri figli nascono già indebitati e noi, che abbiamo il supporto della pensione o dei risparmi dei nostri genitori, non potremmo garantire lo stesso sostegno ai nostri figli.
Come hanno ridotto il nostro Paese?

Saluti

venerdì 12 agosto 2011

Islanda: Una Rivoluzione Silenziosa

Vista la situazione di estrema indecisione (e paralisi, aggiungerei, visto che nessun politico pare voler davvero uscire dallo stallo), che regna in Italia, vorrei riportare un articolo che potete leggere a questo link: "Islanda, quando il popolo sconfigge l'economia globale". E' un po' lungo, ma vale la pena arrivare fino in fondo, perchè vi si racconta come gli islandesi, caduti in disgrazia con le medesime modalità di greci, spagnoli, irlandesi, portoghesi e, adesso, italiani (cioè con grazie all'economia del debito), siano stati capaci di riprendersi la loro dignità ed il loro Paese, nonostante FMI e BCE avessero provato a convincerli, che l'unica soluzione per uscire dalla crisi fosse spalmare il debito accumulato dalla finanza sulla popolazione.
Vi sembra una storia già sentita? forse perchè è quella che la politica ci sta raccontando da qualche giorno? Beh, leggete l'articolo e chiedetevi se anche in Italia non si potrebbe fare una cosa simile o, per lo meno, trarne spunto ed insegnamento.

Saluti

"Oggi vogliamo raccontarvi una storia, il perché lo si capirà dopo. Di quelle storie che nessuno racconta a gran voce, che vengono piuttosto sussurrate di bocca in orecchio, al massimo narrate davanti ad una tavola imbandita o inviate per e-mail ai propri amici. È la storia di una delle nazioni più ricche al mondo, che ha affrontato la crisi peggiore mai piombata addosso ad un paese industrializzato e ne è uscita nel migliore dei modi.

L'Islanda. Già, proprio quel paese che in pochi sanno dove stia esattamente, noto alla cronaca per vulcani dai nomi impronunciabili che con i loro sbuffi bianchi sono in grado di congelare il traffico aereo di un intero emisfero, ha dato il via ad un'eruzione ben più significativa, seppur molto meno conosciuta. Un'esplosione democratica che terrorizza i poteri economici e le banche di tutto il mondo, che porta con se messaggi rivoluzionari: di democrazia diretta, autodeterminazione finanziaria, annullamento del sistema del debito.

Ma procediamo con ordine. L'Islanda è un'isola di sole di 320mila anime – il paese europeo meno popolato se si escludono i micro-stati – privo di esercito. Una città come Bari spalmata su un territorio vasto 100mila chilometri quadrati, un terzo dell'intera Italia, situato un poco a sud dell'immensa Groenlandia.

15 anni di crescita economica avevano fatto dell'Islanda uno dei paesi più ricchi del mondo. Ma su quali basi poggiava questa ricchezza? Il modello di 'neoliberismo puro' applicato nel paese che ne aveva consentito il rapido sviluppo avrebbe ben presto presentato il conto. Nel 2003 tutte le banche del paese erano state privatizzate completamente. Da allora esse avevano fatto di tutto per attirare gli investimenti stranieri, adottando la tecnica dei conti online, che riducevano al minimo i costi di gestione e permettevano di applicare tassi di interesse piuttosto alti. IceSave, si chiamava il conto, una sorta del nostrano Conto Arancio. Moltissimi stranieri, soprattutto inglesi e olandesi vi avevano depositato i propri risparmi.

La Landsbanki fu la prima banca a crollare e ad essere nazionalizzata in seguito al tracollo del conto IceSave

Così, se da un lato crescevano gli investimenti, dall'altro aumentava il debito estero delle stesse banche. Nel 2003 era pari al 200 per cento del prodotto interno lordo islandese, quattro anni dopo, nel 2007, era arrivato al 900 per cento. A dare il colpo definitivo ci pensò la crisi dei mercati finanziari del 2008. Le tre principali banche del paese, la Landsbanki, la Kaupthing e la Glitnir, caddero in fallimento e vennero nazionalizzate; il crollo della corona sull'euro – che perse in breve l'85 per cento – non fece altro che decuplicare l'entità del loro debito insoluto. Alla fine dell'anno il paese venne dichiarato in bancarotta.

Il Primo Ministro conservatore Geir Haarde, alla guida della coalizione Social-Democratica che governava il paese, chiese l’aiuto del Fondo Monetario Internazionale, che accordò all'Islanda un prestito di 2 miliardi e 100 milioni di dollari, cui si aggiunsero altri 2 miliardi e mezzo da parte di alcuni Paesi nordici. Intanto, le proteste ed il malcontento della popolazione aumentavano.

A gennaio, un presidio prolungato davanti al parlamento portò alle dimissioni del governo. Nel frattempo i potentati finanziari internazionali spingevano perché fossero adottate misure drastiche. Il Fondo Monetario Internazionale e l'Unione Europea proponevano allo stato islandese di di farsi carico del debito insoluto delle banche, socializzandolo. Vale a dire spalmandolo sulla popolazione. Era l'unico modo, a detta loro, per riuscire a rimborsare il debito ai creditori, in particolar modo a Olanda ed Inghilterra, che già si erano fatti carico di rimborsare i propri cittadini.

Il nuovo governo, eletto con elezioni anticipate ad aprile 2009, era una coalizione di sinistra che, pur condannando il modello neoliberista fin lì prevalente, cedette da subito alle richieste della comunità economica internazionale: con una apposita manovra di salvataggio venne proposta la restituzione dei debiti attraverso il pagamento di 3 miliardi e mezzo di euro complessivi, suddivisi fra tutte le famiglie islandesi lungo un periodo di 15 anni e con un interesse del 5,5 per cento.

I cittadini islandesi non erano disposti ad accettare le misure imposte per il pagamento del debito.

Si trattava di circa 100 euro al mese a persona, che ogni cittadino della nazione avrebbe dovuto pagare per 15 anni; un totale di 18mila euro a testa per risarcire un debito contratto da un privato nei confronti di altri privati. Einars Már Gudmundsson, un romanziere islandese, ha recentemente affermato che quando avvenne il crack, “gli utili [delle banche, ndr] sono stati privatizzati ma le perdite sono state nazionalizzate”. Per i cittadini d'Islanda era decisamente troppo.

Fu qui che qualcosa si ruppe. E qualcos'altro invece si riaggiustò. Si ruppe l'idea che il debito fosse un'entità sovrana, in nome della quale era sacrificabile un'intera nazione. Che i cittadini dovessero pagare per gli errori commessi da un manipoli di banchieri e finanzieri. Si riaggiustò d'un tratto il rapporto con le istituzioni, che di fronte alla protesta generalizzata decisero finalmente di stare dalla parte di coloro che erano tenuti a rappresentare.

Accadde che il capo dello Stato, Ólafur Ragnar Grímsson, si rifiutò di ratificare la legge che faceva ricadere tutto il peso della crisi sulle spalle dei cittadini e indisse, su richiesta di questi ultimi, un referendum, di modo che questi si potessero esprimere.

La comunità internazionale aumentò allora la propria pressione sullo stato islandese. Olanda ed Inghilterra minacciarono pesanti ritorsioni, arrivando a paventare l'isolamento dell'Islanda. I grandi banchieri di queste due nazioni usarono il loro potere ricattare il popolo che si apprestava a votare. Nel caso in cui il referendum fosse passato, si diceva, verrà impedito ogni aiuto da parte del Fmi, bloccato il prestito precedentemente concesso. Il governo inglese arrivò a dichiarare che avrebbe adottato contro l'Islanda le classiche misure antiterrorismo: il congelamento dei risparmi e dei conti in banca degli islandesi. “Ci è stato detto che se rifiutiamo le condizioni, saremo la Cuba del nord – ha continuato Grímsson nell'intervista - ma se accettiamo, saremo l’Haiti del nord”.

I Cittadini islandesi hanno votato per eleggere i membri del Consiglio costituente

A marzo 2010, il referendum venne stravinto, con il 93 per cento delle preferenze, da chi sosteneva che il debito non dovesse essere pagato dai cittadini. Le ritorsioni non si fecero attendere: il Fmi congelò immediatamente il prestito concesso. Ma la rivoluzione non si fermò. Nel frattempo, infatti, il governo – incalzato dalla folla inferocita – si era mosso per indagare le responsabilità civili e penali del crollo finanziario. L'Interpool emise un ordine internazionale di arresto contro l’ex-Presidente della Kaupthing, Sigurdur Einarsson. Gli altri banchieri implicati nella vicenda abbandonarono in fretta l'Islanda.

In questo clima concitato si decise di creare ex novo una costituzione islandese, che sottraesse il paese allo strapotere dei banchieri internazionali e del denaro virtuale. Quella vecchia risaliva a quando il paese aveva ottenuto l'indipendenza dalla Danimarca, ed era praticamente identica a quella danese eccezion fatta per degli aggiustamenti marginali (come inserire la parola 'presidente' al posto di 're').

Per la nuova carta si scelse un metodo innovativo. Venne eletta un'assemblea costituente composta da 25 cittadini. Questi furono scelti, tramite regolari elezioni, da una base di 522 che avevano presentato la candidatura. Per candidarsi era necessario essere maggiorenni, avere l'appoggio di almeno 30 persone ed essere liberi dalla tessera di un qualsiasi partito.

Ma la vera novità è stato il modo in cui è stata redatta la magna charta. "Io credo - ha detto Thorvaldur Gylfason, un membro del Consiglio costituente - che questa sia la prima volta in cui una costituzione viene abbozzata principalmente in Internet".

L'Islanda ha riaffermato il principio per cui la volontà del popolo sovrano deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale

Chiunque poteva seguire i progressi della costituzione davanti ai propri occhi. Le riunioni del Consiglio erano trasmesse in streaming online e chiunque poteva commentare le bozze e lanciare da casa le proprie proposte. Veniva così ribaltato il concetto per cui le basi di una nazione vanno poste in stanze buie e segrete, per mano di pochi saggi. La costituzione scaturita da questo processo partecipato di democrazia diretta verrà sottoposta al vaglio del parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni.

Ed eccoci così arrivati ad oggi. Con l'Islanda che si sta riprendendo dalla terribile crisi economica e lo sta facendo in modo del tutto opposto a quello che viene generalmente propagandato come inevitabile. Niente salvataggi da parte di Bce o Fmi, niente cessione della propria sovranità a nazioni straniere, ma piuttosto un percorso di riappropriazione dei diritti e della partecipazione.

Lo sappiano i cittadini greci, cui è stato detto che la svendita del settore pubblico era l'unica soluzione. E lo tengano a mente anche quelli portoghesi, spagnoli ed italiani. In Islanda è stato riaffermato un principio fondamentale: è la volontà del popolo sovrano a determinare le sorti di una nazione, e questa deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale. Per questo nessuno racconta a gran voce la storia islandese. Cosa accadrebbe se lo scoprissero tutti?"


sabato 6 agosto 2011

Il Patto Sociale nei Comuni Italiani

Ammetto la mia ignoranza, e vorrei quindi condividere con voi come una coppia di amici, lei commercialista e lui libero professionista e consigliere comunale, mi hanno spiegato tutta la faccenda del Patto Sociale varato dal Governo qualche anno fa.
Fino a pochi anni fa i Comuni italiani potevano, per legge, indebitarsi e chiedere prestiti per determinate opere di sviluppo, a fronte della presentazione di un piano di rientro del capitale. Quindi, in sostanza, i Comuni potevano spendere più di quanto guadagnavano, portando avanti piani di indebitamento, che dovevano però essere giustificati e, comunque, risanati il prima possibile.
Manco a dirlo, in Italia tantissimi comuni si sono indebitati oltre le loro possibilità.
Tutto questo è andato avanti per anni, finché il Governo Berlusconi non ha deciso di imporre un paio di anni "materasso", durante i quali i Comuni dovevano andare in pari fra spese ed entrate, per poi far partire il cosiddetto Patto di Stabilità. Questo stabilisce che i Comuni debbano spendere meno di quanto guadagnano.
In linea di principio il ragionamento potrebbe andare bene, anche se per mia deformazione culturale sono convinto che le Istituzioni non siano delle banche e quindi non debbano fare profitto. Se però il surplus di guadagno viene reinvestito per creare benessere e sviluppo sul territorio, allora posso essere d´accordo. Tuttavia le regole imposte dal Patto di Stabilità sono tali per cui ora i Comuni non possono spendere i soldi in cassa, e quindi abbiamo in Italia un enorme potenziale di cassa sostanzialmente bloccato.
Ora, scusate se insisto, ma mi pare che nella condizione economico/finanziaria nella quale versiamo (leggo oggi che gli USA sono stati declassati e l´Unione Europea assieme agli Stati Uniti ha chiesto il commissariamento dell´Italia), un po´di liquidità farebbe bene e consentirebbe di rimettere in parte in moto le attività produttive. Certo, ben inteso, con precise regole, di modo che i soldi non finiscano nelle tasche dei soliti palazzinari o in qualche strampalato progetto di cementificazione stradale.
Che ne pensate? e perchè nessuno cita queste cose?

Saluti

giovedì 4 agosto 2011

Vogliamo parlare di...

Vogliamo parlare di ferie? Di quelle che volevano fare i parlamentari e che sarebbero dovute durare più di quattro settimane? Mica per altro, poveretti loro, ma una settimanella in più si rendeva necessaria per l' "abituale" (ma come, in uno Stato laico?!?), pellegrinaggio in Terrasanta. "Voglia di bestemmiare" (per parafrasare l'Avvelenata di Guccini), in questa fase economica e sociale in cui non si capisce nulla, in cui si arranca fino a fine mese, in cui si pensa di risolvere i problemi dell'Italia con la propaganda, in cui la politica latita. Eppure fino ad una settimana fa si parlava, per esempio, di tagli ai costi della politica, tutti si riempivano le fauci con la moda del momento. Ma alle parole sono seguiti fatti ed azioni concrete? ovviamente no. E la distanza sentita dalla gente comune con la classe politica aumenta sempre più.
Vogliamo allora parlare dell'intervento di ieri del Presidente del Consiglio e le risposte delle Opposizioni? Meglio soprassedere anche su questo tema, visto che Berlusconi ha chiacchierato molto dicendo nulla (mosse concrete? tempi e modi?!?), e Bersani-Casini-Di Pietro non sono stati da meno. Come si può chiedere, oggi, la dimissione del Presidente del Consiglio senza avere prima definito un'alternativa? Che ca..o vuol dire "Fate un indietro e noi faremo un passo avanti"? Perchè noi italiani dobbiamo sempre ragionare su "intanto lo facciamo e poi pensermo alle conseguenze" senza un minimo di programmazione?
Non restano allora molti temi di cui discutere, se non tornare a parlare di ferie.
Ma io quelle le ho già fatte.

Saluti

domenica 3 luglio 2011

Crisi finanziaria e banca rotta: l'esempio della Grecia

Ieri, in aereo in viaggio verso le nostre due settimane di meritata vacanza, leggevo su Internazionale della settimana scorsa un articolo di un commentatore spagnolo. Il tema era la crisi finanziaria e le manovre di Austerity varate da diversi Paesi europei per cercare di rientrare nel debito contratto, in primis la Grecia.
In sostanza la questione ruotava attorno al fatto che, alle attuali regole del mercato globale, diversi Paesi europei hanno cavalcato per anni la finanza creativa e fondata su bolle speculative, fino ad indebitarsi al punto di non essere piu' in grado di gestire i soldi dovuti ai creditori. Soprattutto ora in tempo di crisi economica (conseguenza di quella finanziaria, e' sempre bene ricordarlo).
Nel caso della Grecia, per esempio, il Fondo Monetario Internazionale (FMI), l'Unione Europea e la Banca Centrale Europea (BCE), hanno concordato una serie di pacchetti monetari di aiuti, a ben precise condizioni. La prima e' la riduzione della spesa interna con importanti tagli soprattutto ai settori pubblici, la seconda un ritorno alle privatizzazioni di massa, la terza la restituzione di tale prestito (si parla di un centinaio di miliardi di euro), nel giro di tre anni.
Qualche settimana fa, nel corso di queste decisioni, la Germania aveva fatto un ragionamento di questo tipo: posto che e' indubbiamente colpa della Grecia (e del Portogallo, e dell'Irlanda e, ahime', dell'Italia), se si trova nelle condizioni in cui si trova, non sarebbe pero' corretto punire anche il sistema (le banche), che con tanta facilita' ha concesso soldi ad un Paese gia' sull'orlo della banca rotta? Non si potrebbe quindi ridurre il debito di questi Paesi Europei, facendo in modo che anche il sistema bancario siaccolli parte di questo debito, accettando di vedersi riconosciuta una somma complessiva inferiore? La proposta della Merkel e' stata applaudita da molte parti, come un ragionamento sensato e piu' che logico. Da molte parti tranne che dal FMI, dall'Unione Europea e dalla BCE, che hanno alla fine convinto la cancelliera tedesca ad allinearsi alle condizioni imposte alla Grecia ed al pacchetto di aiuti concordato.
Io, da stupido ed ingenuo cittadino, penso fermamente che solo quando ci libereremo da instituzioni come il FMI e la BCE allora potremmo dirci padroni del nostro sistema e della nostra societa' (anche della nostra Europa, perche' no), ma finche' ci saranno istituzioni superiori in grado di decidere le sorti di Paesi Sovrani, saremo sempre in balia di licenziamenti di massa e la nostra condizione di vita andra' sempre peggiorando.
E' quanto hanno capito moltissimi cittadini europei stanchi della situazione, che con le manifestazioni di questi giorni (un movimento fra tutti quello degli Indignados spagnoli, ma anche la mobilitazione per le amministrative ed il Referendum in Italia, fa ben sperare), sta gridando a gran voce, che e' ora di cambiare le regole del gioco. Non nel nome di un'anti-globalizzazione ideologica ed asettica come proposto fra la fine degli anni '90 e l'inizio del nuovo millennio, ma con nuove proposte per una vita civile e sociale di partecipazione alle scelte della Comunita'.

Saluti

giovedì 29 aprile 2010

Islanda, Grecia e poi?!?

L'anno scorso l'Islanda fece bancarotta. Ve lo ricordate? Fu uno scandalo, perchè non è così usuale vedere un Paese europeo fare bancarotta. La notizia martellò sui giornali per qualche tempo poi silenzio, come sempre. Oggi a tenere banco è la Grecia, che a dire il vero è già da diversi mesi, che versa in condizioni finanziarie non proprio felici. Quello che però viene alla luce e fa davvero scalpore, non sono tanto gli aiuti stanziati dall'Unione Europea per salvare la pecorella smarrita, quanto il fatto che la bancarotta greca dipenda da colossi della finanza cui nessuno è in grado di imporre delle regole. Da due anni viviamo una grande crisi finanziaria, prima di tutto. La bomba esplose con le famose Bolle dei Mutui Sub-Prime, negli States, per poi diffondersi come un colera anche all'Europa ed al resto del mondo. Ricordate? E ricordate anche che la soluzione proposta ed adotatta da molti (fra cui il nostro Governo), fu quello di iniettare liquidità nelle casse delle banche? queste però non riaprirono (e non riaprono tutt'ora) i rubinetti. Nel contempo si scoprì che i super manager finanziari si davano da soli bonus da sogno, nonostante non facessero utile. Il cittadino medio se la stava prendendo in quel posto,e la situazione, a oggi, non è cambiata di molto.
Nessuno che provi a dettare regole serie e stringenti per questi colossi (Goldman-Sachs addirittura fallì, ve lo ricordate?), se non qualche proposta da parte di Obama, che ormai sta diventando il più grande leader socialista del nostro tempo (e questo è tutto dire).
E oggi anche la Grecia cade nel turbine.
Quanto dovremo aspettare per avere delle regole del gioco che blocchino questo maledetto sistema speculativo basato sul libero mercato?
Certo qui da noi un bel pezzo se, nonostante tutto, Belrusconi continua a proporre il libero mercato.

Saluti

giovedì 29 ottobre 2009

L'IRAP e le altre

Ricordate che fino a qualche giorno fa il Premier affermava orgoglioso che, ormai, eravamo usciti dal tunnel della crisi? come mai, allora, per giustificare davanti agli imprenditori (poveri ingenui a fidarsi ancora di quell'uomo), l'impossibilità di tagliare l'IRAP a breve Berlusconi ha nuovamente tirato fuori la crisi in cui sembriamo ancora navigare? almeno fino a oggi quando, nuovamente, ha sostenuto "ne siamo usciti!". Sull'IRAP consiglio l'intervento di Parole nel Vento qui.
Insomma, Presidente, si decide? c'è o non c'è 'sta crisi? ne siamo usciti oppure no?
"...Il peggio della crisi finanziaria sembra sia alle nostre spalle, e sembra sia iniziata, sia pure lentamente, la ripresa...", afferma il Premier proprio oggi (qui l'articolo di Repubblica), anche se Draghi non sembra essere dello stesso avviso.
Penso sia sintomatico che, dopo 15 anni di Governo, Berlusconi ed i suoi ministri ammettano che le tasse, per ora, non si possono toccare. Evidentemente l'esperienza ICI non ha soddisfatto nessuno, e prima di lasciare a piedi la sanità regionale e buttare nel cestino quel poco di entrate che arrivano con l'IRAP, Tremonti vuol essere sicuro che stavolta la copertura ci sia.
Inoltre pare che lo Scudo Fiscale di Tremonti non sia piaciuto a molti.
Mah.

Saluti

domenica 6 settembre 2009

Festa Democratica: Fassino a Padova

Ieri sera, in un sabato scandito dalle discoteche o da qualche partita di calcio, me ne sono andato alla Festa de l'Unità... ehm, scusate, Festa Democratica provinciale di Padova, a mangiarmi un pollo ai ferri con qualche amico. L'obiettivo della serata non era riempirsi lo stomaco delle tradizionali pietanze (quanto divertimento a lavorare come volontario alla Festa de l'Unità), ma il dibattito con Piero Fassino.
Ufficialmente il tema erano le amministrazioni locali proiettate nel futuro, argomento di cui so poco e, se devo dire la mia, anche poco coinvolgente per i non addetti ai lavori. Tuttavia Piero, incalzato anche dalle domande della ragazza che conduceva il dibattito, si è ampiamente espresso sull'attuale Governo Berlusconi, sulla crisi che si sta producendo nel Centro-Destra, sul Congresso del PD di fine Ottobre e sul sogno legato al nuovo partito, il PD appunto.
Al di là dello spessore dell'uomo e del politico, che ho sempre apprezzato, devo dire che sono emersi alcuni interessanti elementi.
Il primo è che il Governo ha in programma più di 40 Grandi Opere, per le quali i progetti in sè sono stai approvati ma è stata stanziata una copertura non superiore al 15% del singolo costo per ciascuna opera. La logica conclusione è che i cantieri non verranno mai aperti, poichè nessuna azienda mondiale si potrebbe accollare il rischio di intraprendere opere, la cui copertura ufficiale prevista ammonta al solo 15% della spesa complessiva.
Il secondo elemento interessante è legato alla crisi che si sta producendo nel centro destra, ed allo smarcamento di molte "anime" del PdL. La radicalizzazione della Lega su certe questioni, il movimento nascosto di correnti più vicine alla sinistra o al centro e l'esprimersi di personalismi (si pensi al Partito del Sud), sono secondo Fassino la riprova che si sta pensando seriamente al dopo Berlusconi, e che il Paese non vede e non percepisce una leadership forte, che spazzi via ogni velleità di "io ce la faccio meglio da solo". Nessuno sa, ovviamente, quando sarà questo "dopo" ma tutti si stanno preparando.
Il terzo elemento di discussione è stata, naturalmente, la crisi economica, per fare fronte alla quale USA, Francia, Germania ed Inghilterra hanno messo in circolo grandi quantità di denaro ed hanno pesantemente investito sulle esportazioni. L'Italia, invece, è ferma al palo, perchè le politiche interne hanno previsto essenzialmente un'iniezione di soldi alle banche, che però non hanno rimesso in circolo la liquidità, ed una chiusura su politiche autocratiche di stampo ottocentesco. Le esportazioni sono state pesantemente penalizzate.
Infine il Congresso del PD e la mozione Franceschini.
Direi che Piero è stato convincente anche su questo tema. Al di là della propaganda, sul fatto che il PD è un sogno nato per guardare al futuro e chiudere con le divisioni del passato (si pensi che nel '96 l'Ulivo era una coalizione di 14 partiti; in Parlamento sedevano 39 partiti in quasi una decina di shieramenti diversi; oggi, grazie al PD ed ai meccanismi che ha innescato, tutto si è ridotto ad un terzo, a discapito forse di qualche personalismo, ma a vantaggio della governabilità), Piero si è espresso con sostanziale appoggio a Franceschini per alcuni motivi: il primo è che Franceschini è segretario da soli 6 mesi, un periodo troppo breve (anche storicamente) per poter valutare un leader; in secondo luogo Franceschini ha preso in mano il PD in un momento molto difficile e secondo Fassino ha comunque lavorato bene (si pensi alla batosta Veltroni, al caso Englaro, alla collocazione del PD in Europa); in terzo luogo il voto a Franceschini sarebbe un segnale di continuità essenziale da dare anche al Paese: cambiare segretario ad ogni singhiozzo non fa bene all'immagine; infine, in occasione dei DICO, la Chiesa aveva inviato un'indicazione molto chiara ai Parlamentari italiani cattolici di votare seocondo i dettami della Fede: i parlamentari cattolici e laici del Centro-sinistra avevano inviato una lettera in tutta risposta, dove affermavano che i dettami della Fede sono per un cattolico le regole morali più alte, nella vita, ma che quando un cattolico ricopre ruoli istituzionali, prima di tutto vengono le ragioni di Stato. Questa lettera l'aveva scritta Franceschini.

Insomma, ho sentito un Fassino motivato e convincente e devo dire, ad essere sincero, che mi ha fatto respirare per quasi un'ora quell'aria di dibattito aperto, schietto e sincero tipico delle Feste de l'Unità.
Unica nota negativa: eravamo davvero pochi, forse un'ottantina di persone.

Saluti

venerdì 19 giugno 2009

Breve Commento agli Eventi recenti #2

Stiamo forse assistendo alla parabola discendente del Craxi della politica italiana degli ultimi 15 anni? Berlusconi, come il suo predecessore, avrà mica raggiunto la soglia di saturazione per cui, come in un domino, i tasselli iniziano a cadere inesorabilmente uno dietro l'altro, a valanga, al minimo alito di vento?
L'Avvenire scrive parole pesanti, e quindi viene da pensare che il mondo cattolico stia prendendo le distanze dal Premier.
Fini non si fa sentire, ma è già da un po' che non corre buon sangue fra il Presidente della Camera e Berlusconi, per lo meno da quando dalla sua fondazione Fare Futuro non partì l'affondo su Casoria e Noemi (ricordiamo che furono loro e non Repubblica o l'opposizione).
Su Il Foglio di Ferrara arrivano articoli inusuali, non completamente genuflessi.
Il Governo stesso, a parte Bossi, non mi pare stia costruendo barricate a difesa del capo.
Che si stia assistendo davvero alla parabola discendente del Cavaliere? che dopo quindi anni di politichetta all'italiana, il nostro Silvio sia destinato a fare la fine del suo predecessore, ad Hammamet, esule per i troppi scandali?

Qualche cosa però turba questa confusione quasi euforica: il silenzio dell'opposizione.
Perchè non si sentono programmi e proposte per l'eventuale dopo? non riesco a capirlo.

Detto questo, vorrei ricordare e ricordarvi che questo fine settimana si vota per i ballottaggi e per il referendum.
I primi due quesiti si riferiscono al premio di maggioranza, dato non più ad una coalizione ma al partito singolo che si presenta, se passerà il Sì.
Il terzo quesito si riferisce all'impossibilità (se passasse il Sì) di candidature multiple. Basta ai Berlusconi, Bossi, Di Pietro, ecc candidati in mille collegi per far eleggere i numeri due, tre, dieci.

Saluti


giovedì 18 giugno 2009

Breve Commento agli Eventi recenti

Come correttamente viene riassunto da più parti, si è chiusa la stagione delle leggi ad personam e si è aperta quella degli scandali, molto più plateale e comprensibile dall'Italia del Gossip.
Le vicende giudiziarie del Premier sono state usate negli ultimi quindici anni per tentare di far capire agli italiani che razza di uomo fosse, e da che razza di morale fosse mosso. Risultato? nulla.
Poi si è cercato di usare le leggi ad personam, facendo odiare agli italiani il latino, perchè comunque Berlusconi era uno di noi, un simpatico, uno che può fottersene delle regole: e gli italiani vivono per questi personaggi. Quindi il risultato? nulla di nuovo.
Poi il Premier, nel suo percorso politico, si è trasformato da fine imprenditore in uomo del gossip, della notiziola, della stravaganza, della battuta spesso e volentieri fuori luogo, cavalcando un'onda di popolarità (e populismo) senza pari nella storia della Repubblica. Convinto di potere tutto, continua con reiterata virulenza a proporre i suoi aneddoti, offensivi in Italia ed all'Estero. Apparentemente questo comportamento non intacca, negli anni, il suo potere, ma lentamente il Premier esagera e, colpo di scena, ora rischia di venire abbattuto proprio da quell'alone di gossip che si è creato attorno.
Perchè è questo che l'italiano medio capisce meglio: il gossip. Chi se ne frega se Berlusconi ruba più o meno platealmente ed offende la morale politica? quasi quasi la gente se ne frega anche se abborda le minorenni. Ma quando a questo si aggiunge un'istigazione alla prostituzione ed un utilizzo illecito di soldi pubblici, allora il Premier mostra il vero volto e la gente lo riconosce per quello che è. Battuto dalle sue stesse battute, perdonatemi il gioco di parole.
In tutta questa vicenda, posto che non è ancora finita e probabilmente il furbacchione riuscirà a tirarsene fuori all'ultimo, quello che mi preoccupa sono due fatti:
1) Ancora milioni di italiani lo amano; basta guardare cosa è successo in Abruzzo: alle amministrative il Premier è stato più che premiato ed una settimana dopo migliaia di terremotati sono andati a Roma per manifestare contro le promesse disattese;
2) Ammesso e non concesso che Berlusconi venga scalzato dalla scena politica, chi gli succederà? immagino che l'attuale maggioranza si sfalderebbe e, con essa, probabilmente anche il PdL; AN forse vorrebbe ridiventare tale; e l'opposizione? sarebbe pronta ad infilare un successo elettorale non tanto per la crisi del Governo quanto per un'effettiva proposta politica?

Ora tutti concentrano la loro attenzione sulla crisi di Berlusconi. Perchè nessuno si sta preoccupando di costruire una vera alternativa per non farsi trovare, come sempre, impreparati nel momento decisivo? perchè la sinistra non cerca di raccogliersi con umiltà ed il PD non tenta la strada della mediazione, con una proposta programmatica seria e concreta? l'unico che solleva queste questioni è D'Alema, e non so se esserne contento.

Saluti

sabato 2 maggio 2009

Buon Primo Maggio a chi un Lavoro ce l´ha

Buon Primo Maggio a tutti, anche se con un giorno di ritardo.
Buon Primo Maggio, in questo 2009 martoriato dalla crisi economica, dalla febbre suina e da terremoti d´ogni genere.
Buon Primo Maggio a chi lavora e a chi ci muore, sul lavoro, solo per poterselo tenere stretto, mentre il Premier svolazza su e giú per la Penisola, tentando di rassicurare il Popolo, con sondaggi snocciolati e diffusi a gran voce. Attualmente sarebbe al 75,1% dei consensi, meglio di Obama, dice, che sta solo al 59%. Ed intanto la riscostruzione delle case abruzzesi non é ancora iniziata, ma giá tutti si riempiono testa e tasche per il G8, per i Grandi della Terra, come se noi fossimo piccini ed insignificanti, come se i Grandi non fossero tali se non grazie a noi.
Ed ancora della crisi ci parla il Premier, che ha commissionato un sondaggio dei suoi intervistando una manciata di dipendenti pubblici che non rischiano il posto di lavoro (perché non intervistare anche quelli appesi ad un filo?!?). Ebbene, il 75% di loro a dichiarato di non voler cambiare l´automobile, non per motivi economici ma in previsione di una possibile crisi che, secondo il Premier, non li colpirá mai.
Non sará che la gente si é stancata di un sistema consumistico che impone di cambiare cose nuove, anche se non serve? non sará che la gente inizia a pensare che cosa fare con i propri risparmi, mettendoli da parte per cose davvero importanti?
No, per il Premier non é cosí. Non esiste la possibilitá che uno decida di amministrare i propri soldi, lontano da occhi indiscreti.
Secondo Berlusconi il sondaggio chiarisce che la crisi é solamente psicologica, non reale, quindi state tranquilli e ricominciate a comprare.
Ottimo, ora mi sento molto meglio.
Saluti

martedì 28 aprile 2009

Fra suini, mucche e polli

Mentre il Papa arriva in Abruzzo ed arringa le folle terremotate con "la fede dimostrata anche durante le avversità", che viene da chiedersi se Dio sia un sadico, che prima ti tira giù la casa e poi sta lì ad ascoltare le tue preghiere, nel mondo ed in Italia dilaga la psicosi suina. 
Dopo la mucca pazza ed i polli con il raffreddore ora arrivano i maiali febbricitanti.
A mio parere i veri polli siamo noi, che ora come allora ci faremo prendere da paranoie da fine del mondo, opportunamente diffuse ed alimentate dai media, e probabilmente smetteremo di mangiare braciole. 
Ovviamente nessuno sa o chiede come sia andata a finire la storia della Mucca Pazza o del Pollo Raffreddato perchè, come in uso nella società del gossip, dopo quindici giorni e qualche morto, si è smesso di parlarne. Resta quindi inteso che saremo bombardati di porcelli per una paio di settimane, verrà fatta strage dei corpulenti animali per bloccare il diffondersi dell'epidemia, ci verrà consigliato di non mangiare prosciutto crudo (così come anche la fiorentina fece una brutta, anche se immotivata, fine), finchè Madre Televisione non deciderà che la notizia avrà perso il suo potere incantatorio, ed allora si smetterà di parlarne.
Nel frattempo fior fiore di specialisti e zootecnici verranno ingrassati di soldi pubblici per presenziare a Porta a Porta, e fior fiore di politici si dimostreranno uomini d'azione proponendo di sparare ai barconi carichi di suini clandestini in arrivo sulle coste siciliane.
Prepariamoci alla battaglia.
Saluti

sabato 18 aprile 2009

Chicche dal mondo

Questa mattina mi sono alzato presto, verso le sette e dieci. Qui a Padova la giornata si preannuncia splendida, non particolarmente ventosa come quella di ieri, ed il mio grande giardino chiama. Ora che sono un po' in ferie, nella fase di passaggio da un lavoro ad un altro, mi posso dedicare ad alberi e orticello: mi piace!
Dopo colazione, giusto per non imbracciare subito vanga e badile, mi dedico a dare un'occhiata a quel che succede nel mondo.
Apro subito con la segnalazione dell'amico Prefe (qui il suo intervento), che ci riporta alla tragica esistenza di una testata giornalistica come Libero: si accusa Saviano di essere un fissato sulla questione Camorra. Alcune persone, dotate di buon senso, sanno e capiscono che questa non è una colpa, ma a quanto pare Libero ed i suoi lettori si guardano bene dall'usare il cervello.
Come dicevo, sono in una fase di passaggio da un lavoro ad un altro e mi godo alcuni giorni di ferie residue. E a proposito di lavoro, bazzicando sul sito di PeaceReporter trovo questa notizia: "999.997 posti di lavoro". Incuriosito leggo le poche righe, scritte da La Rana Stanca, e scopro che del milione di posti di lavoro per gli italiani tre sono già stati assegnati: tutti e tre a Berlusconi. Avete capito bene, infatti, come dichiarato dal Premier al Secolo d'Italia "Io ho tre lavori: il primo è far uscire l'Italia dalla crisi, il secondo è ricostruire l'Abruzzo e il terzo è far fare bella figura all'Italia al G8". Per fortuna che c'è Silvio.
Sempre Silvio si incarica, suo malgrado, di ospitare la delegazione riunita per le nuove nomine RAI a casa sua: una scampagnata fra amici, giusto per non perdere il controllo della situazione e tenere tutto sotto controllo.
Nel frattempo, Maroni (Ministro dell'Interno), viene incaricato dal Premier di concordare con l'Opposizione la data per il Referendum sulla legge elettorale: o il 21 Aprile o il 2010. Non mi pare ci siano molti margini di manovra, e considerando che Maroni, leghista, è assolutamente contrario al Referendum le possibilità di Franceschini di trovare un accordo utile calano drasticamente.

Infine, dopo la costante barzelletta Berlusconi, sempre dal sito PeaceReporter vorrei segnalarvi un articolo serio. Si tratta di una breve fotografia del mercato delle armi che, a quanto pare, gode di ottima saluta in barba alla crisi, alle casse integrazioni, ai mutui ed alle bollette di fine mese. Nel mare del commercio mondiale, la Finmeccanica, finanziaria semi-pubblica che regola la costruzione e la vendita di armi italiane, se la passa piuttosto bene.
Qui l'articolo.

Saluti

lunedì 6 aprile 2009

Cassa Integrazione: bollettino di un'azienda fra migliaia

Continuo con la mia piccola cronaca della grottesca avventura Cassa Integrazione, che si sta svolgendo presso l'azienda per cui lavoro, l'ormai famosa C.
Dopo la disavventura con il delfino del mio direttore, giovedì scorso, il venerdì alle 17 c'è stato l'incontro con i sindacati, poichè a partire da oggi sarebbe dovuta iniziare la cassa integrazione.
Premetto che la C è una grossa holding, con numerose s.r.l., ma solamente quella per cui lavoro ed un'altra che si occupa di montaggi meccanici, progettazione meccanica e civile, hanno chiesto la cassa integrazione ordinaria.
Premetto anche che, storicamente, nella C il sindacato non è mai entrato. Questa cosa, al di là dei gusti della dirigenza, la motivo anche con il fatto che la C ha conosciuto un notevole boom economico negli ultimi 6-8 anni, con benefit e bonus un po' per tutti, con ricche trasferte, con sorrisi e soddisfazione di tutti. A chi poteva interessare, anche fra i lavoratori, di instaurare rapporti con il Sindacato? se le cose vanno bene, si è anche disposti a chiudere un occhio su qualche cosa.
Ma veniamo a noi.
Venerdì ci siamo presentati alla riunione.
Della mia società eravamo tutti (e questo mi ha colpito molto positivamente), tranne ovviamente i due tirapiedi del direttore.
Dell'altra società erano quasi quanto noi, nonostante i dipendenti siano quattro volte tanti: il direttore li aveva ricattati, costringendoli a timbrare, e quindi a chiedere un'ora di permesso, per venire all'incontro. Ha dell'incredibile ma è andata proprio così.
La riunione si è svolta molto bene: ci viene spiegato cosa sia la cassa integrazione, e sono molte le domande che si alternano ed accavallano, da parte dei dipendenti sempre più preoccupati.
Quello che è emerso, a mio avviso, è che la dirigenza della mia società sta gestendo la cassa integrazione in maniera fin troppo facilona: dilettanti allo sbaraglio. Nessuno sa di preciso di che cosa si tratti.
Si pensi solamente al fatto che è stata richiesta la cassa integrazione ordinaria per 10 unità (nella mia società) + 65 unità (nell'altra), prima ancora di chiedere ai dipendenti di terminare le ferie residue dell'anno scorso.
Ma è la prima regola, lo sanno anche i bambini!!! prima si terminano le ferie, poi si richiede la cassa integrazione, che è una soluzione estrema e che, soprattutto, paghiamo noi e non l'azienda. Invece i capi pensavano di poter risparmiare sulle ferie e passare subito la patata bollente alle casse dello stato, cioè alle nostre tasche. Per fortuna non gli sta andando come pensavano.
Altro elemento negativo che mi ha fatto davvero incazzare: moltissimi dipendenti, soprattutto i più giovani e, fra di loro, soprattutto quelli con un contratto a tempo determinato, si sono dimostrati del tutto ignoranti se non quasi completamente disinteressati a tutta la questione.
Dico, soprattutto i giovani con un contratto a termine che, non godendo della copertura della cassa integrazione, potrebbero essere lasciati a casa da un giorno all'altro senza preavviso.
Un mio collega, di alcuni anni più giovane, che lavora da noi da un annetto con un contratto di apprendistato, ha addirittura affermato "Tanto non mi possono mandare in cassa integrazione". No, certo, ma lo possono lasciare a casa anche domani.
Questa, secondo me, è la crisi. I dirigenti pensano di giocare con i soldatini come fossimo ancora negli anni '20, ed i dipendenti, a meno dei più anziani o dei più preparati, non conoscono nemmeno più i loro diritti.
Saluti

giovedì 2 aprile 2009

La quotidianeità del Dipendente: nuovi soprusi

Non so se perchè sono uno che non riesce a stare zitto, o magari più sensibile a certi atteggiamenti, ma anche oggi mi sono ritrovato a dover affrontare un simpatico siparietto in ufficio, che andrò or ora raccontandovi.
Io lavoro nell'Ufficio Tecnico della solita azienda C, ma non dirò che mansioni svolgo perchè penso che, quanto accaduto, sia talmente privo di rispetto e stile che potrei essere l'ultimo barbone della strada, ed avere comunque il diritto/dovere di incazzarmi: ed infatti mi stanno ancora girando.
Ma veniamo all'accaduto.

Sono circa le 10 del mattino e nell'ufficio (un open space) sono al lavoro circa dodici persone. Io ed un collega siamo seduti ad un tavolo e stiamo verificando dei disegni tecnici. D'un tratto entra il delfino del Direttore, un ragazzo di circa trent'anni (mio coetaneo, ma anche questo dovrebbe essere un dato irrilevante), per parlare con un collega, ma riesce a muovere solo pochi passi, che gli suona il cellulare e lui risponde, con auricolare e microfono.
Si sa, questi ultimi due dispositivi costringono, talvolta, a parlare a voce un po' alta. Ad ogni modo A (lo chiameremo così), inizia la sua discussione con un cliente. Dopo pochi minuti il collega con cui sto lavorando di lamenta del fatto che A sta parlando a voce alta, mentre noi stiamo tentando di concentrarci per concludere il lavoro. Passano altri minuti ed A ancora non accenna a terminare, mentre altri colleghi iniziano a rumoreggiare, anche se in maniera molto sopita e timida.
Ad un certo punto mi stufo, anche solo per motivi basilari di educazione, e, attirata l'attenzione di A, gli faccio cenno di uscire per cortesia dall'ufficio.
A si blocca, impietrito, e prima mi fa una smorfia di disgusto come a voler dire "Ma come cazzo ti permetti di rompere le palle a me?", poi, non contento, si da un'abbondante sgrollata di pacco alla mia volta per sottolineare cosa pensi di me. Io, stupito dal comportamento, commento "Un Signore!", e torno al mio lavoro.
La telefonata si protrae ancora per qualche minuto, e quando A riattacca può finalmente dare sfogo a tutto il suo disappunto, per il fatto che un sottoposto (evidentemente ha una visione del lavoro ancora un po' fascista), abbia osato chiedergli, seppur cortesemente, di uscire.
Mi apostrofa con parole che qui non starò nemmeno a riportare, per circa cinque minuti, con tutti i miei colleghi presenti (per inciso, nessuno che si sia alzato a darmi man forte !!!), ma io che, come detto, sono un buono ma oltre un certo limite scoppio, non me ne sono stato zitto ed ho risposto a tono dicendogli "questo tuo atteggiamento strafottente del cazzo puoi anche risparmiartelo". Inoltre mi alzo dalla sedia e, mimandogli il gesto che lui mi aveva fatto, gli dico "a me, certi gesti, non li fai!".
Devo dire la verità, nonostante tutte le ragioni del mondo, avevo la pressione a mille, perchè a me 'ste situazioni mi stressano sempre un casino: non sono esattamente un guerriero. Ma alla fine, a ripensarci, la soddisfazione è stata grande, e sono sicuro che non finirà qui.
Sui prossimi sviluppi, vi terrò aggiornati.

Al di là della storiella, l'unica cosa che mi preme è far sapere in che accidenti di mondo del lavoro viviamo: diffondete questi fatti, e raccontatene altri, sempre di più, che si sappia che vince chi urla più forte e mostra i denti più lunghi.
Io però, per dirla chiaramente, ne ho le palle piene di giustificare e tollerare atteggiamenti di questo tipo. Se vogliamo uscire da questa cavolo di situazione ci vuole rispetto e serietà, non strafottenza e clientelismo.
La ciliegina sulla torta? domani ci sarà la riunione con il sindacato per via della Cassa Integrazione (sono sicuro che A non verrà, sicuro com'è di cadere sempre in piedi), e lunedì, senza alcun preavviso, alcuni miei colleghi saranno lasciati a casa. Nel frattempo, il Presidente della C da qualche giorno gira con un Mercedes nuovo da 200.000 €!!!
Questo è il rispetto, la classe e l'educazione della nostra classe dirigente.
Saluti