domenica 3 luglio 2011

Crisi finanziaria e banca rotta: l'esempio della Grecia

Ieri, in aereo in viaggio verso le nostre due settimane di meritata vacanza, leggevo su Internazionale della settimana scorsa un articolo di un commentatore spagnolo. Il tema era la crisi finanziaria e le manovre di Austerity varate da diversi Paesi europei per cercare di rientrare nel debito contratto, in primis la Grecia.
In sostanza la questione ruotava attorno al fatto che, alle attuali regole del mercato globale, diversi Paesi europei hanno cavalcato per anni la finanza creativa e fondata su bolle speculative, fino ad indebitarsi al punto di non essere piu' in grado di gestire i soldi dovuti ai creditori. Soprattutto ora in tempo di crisi economica (conseguenza di quella finanziaria, e' sempre bene ricordarlo).
Nel caso della Grecia, per esempio, il Fondo Monetario Internazionale (FMI), l'Unione Europea e la Banca Centrale Europea (BCE), hanno concordato una serie di pacchetti monetari di aiuti, a ben precise condizioni. La prima e' la riduzione della spesa interna con importanti tagli soprattutto ai settori pubblici, la seconda un ritorno alle privatizzazioni di massa, la terza la restituzione di tale prestito (si parla di un centinaio di miliardi di euro), nel giro di tre anni.
Qualche settimana fa, nel corso di queste decisioni, la Germania aveva fatto un ragionamento di questo tipo: posto che e' indubbiamente colpa della Grecia (e del Portogallo, e dell'Irlanda e, ahime', dell'Italia), se si trova nelle condizioni in cui si trova, non sarebbe pero' corretto punire anche il sistema (le banche), che con tanta facilita' ha concesso soldi ad un Paese gia' sull'orlo della banca rotta? Non si potrebbe quindi ridurre il debito di questi Paesi Europei, facendo in modo che anche il sistema bancario siaccolli parte di questo debito, accettando di vedersi riconosciuta una somma complessiva inferiore? La proposta della Merkel e' stata applaudita da molte parti, come un ragionamento sensato e piu' che logico. Da molte parti tranne che dal FMI, dall'Unione Europea e dalla BCE, che hanno alla fine convinto la cancelliera tedesca ad allinearsi alle condizioni imposte alla Grecia ed al pacchetto di aiuti concordato.
Io, da stupido ed ingenuo cittadino, penso fermamente che solo quando ci libereremo da instituzioni come il FMI e la BCE allora potremmo dirci padroni del nostro sistema e della nostra societa' (anche della nostra Europa, perche' no), ma finche' ci saranno istituzioni superiori in grado di decidere le sorti di Paesi Sovrani, saremo sempre in balia di licenziamenti di massa e la nostra condizione di vita andra' sempre peggiorando.
E' quanto hanno capito moltissimi cittadini europei stanchi della situazione, che con le manifestazioni di questi giorni (un movimento fra tutti quello degli Indignados spagnoli, ma anche la mobilitazione per le amministrative ed il Referendum in Italia, fa ben sperare), sta gridando a gran voce, che e' ora di cambiare le regole del gioco. Non nel nome di un'anti-globalizzazione ideologica ed asettica come proposto fra la fine degli anni '90 e l'inizio del nuovo millennio, ma con nuove proposte per una vita civile e sociale di partecipazione alle scelte della Comunita'.

Saluti

1 commento:

edoardo ha detto...

Ciao Andrea, leggo saltuariamente il tuo blog e oggi ho trovato tempo e occasione per lasciare un commento e un saluto per te.
Secondo me il problema riguardo a BCE e FMI risiede nel fatto che questi organismi economici sovranazionali sono al momento svincolati da un controllo e un indirizzo politico di adeguato respiro. Abbiamo in Europa una serie di istituzioni economiche dotate di potere reale governata da una serie di strutture politiche senza reale potere decisionale o di indirizzo. Ecco che il board della BCE incide sulla nostra vita più che il Consiglio di Europa. Finchè i politici di ciascun paese non rinunceranno a un po' di potere per costruire delle entità politiche sovrannazionali dotate di reali poteri saremo sempre in balia di BCE e similia.
Saluti da Omegna