mercoledì 19 ottobre 2011

Da consumatori a consumati: i nostri Diritti

Vorrei continuare con il mio "tuffo" nel cuore della crisi, e di analisi dei diversi settori nei quali veniamo toccati, parlando di uno dei temi secondo me più scottanti: i nostri diritti.
Tema questo di cui si parla poco, a mio avviso, e che invece rappresenta uno dei nodi della questione: la crisi economico finanziaria non sta giustificando semplicemente tagli a qualsiasi servizio sociale, o particolari misure di austerità e rigore, ma al contrario viene usata, da chi ci governa, come giustificazione a tagli e limitazioni pesanti dei nostri diritti.
Questo fatto mi è apparso chiaro durante una puntata di "In Onda", programma di approfondimento politico di La7, che come ospiti presentava Oliviero Diliberto (Segretario del parito Pdci), e Simone Baldelli (PdL), ed il cui tema era la manifestazione di sabato, scorso a Roma e, più in generale, il motivo per cui gli Indignados e molti come loro scendano in piazza. "Cosa vogliono?", chiedevano Telese e Porro (i due giornalisti che conducono la trasmissione. "Quali le loro proposte?".
Nel corso della trasmissione, Diliberto ha fatto un intervento interessante, sostenendo che, quando lui iniziò a lavorare, ricevette una contratto a tempo indeterminato ed il suo stipendio veniva adeguato all'inflazione ed alla diminuzione del potere d'acquisto del denaro grazie alla scala mobile. Grazie a questo contratto ed all'equocanone gli fu possibile affittare una casa e, successivamente, comprarla perchè la banca gli accordò un mutuo. Alla fine della sua vita lavorativa, ebbe la certezza di una pensione calcolata sui contributi versati negli anni.
Insomma, Diliberto ha ha presentato un sistema "ideale" (almeno agli occhi di noi giovani, oggi), ma che è stato garantito dallo Stato fino all'altro giorno, semplicemente perchè nato da decenni di lotte e rivendicazione di diritti per i lavoratori ed i cittadini. E proprio questo è il punto, il diritto ad una vita e ad un futuro, e credo sia esattamente quel che chiedono gli Indignados di tutto il mondo (e non solo loro).
In tutta risposta Baldelli ha avuto l'arroganza di sottolineare come la crisi imponga l'abbandono di un sistema di privilegi, cui eravamo abituati, per stringere la cinghia. Anzi, ha sostenuto che la crisi è in parte dovuta a questi cosiddetti privilegi, che abbiamo dovuto pagare alle generazioni ora in pensione. Insomma i nostri diritti vengono declassati a privilegi.
Vorrei ricordare all'onorevole Baldelli, nel caso in cui nella sua ovattata casa d'oro non se ne rendesse conto, che quei "privilegi", come li chiama lui, altro non sono che diritti fondamentali ed inalienabili di qualsiasi lavoratore. Il diritto alla casa, al lavoro garantito ed equamente retribuito, ad un futuro, ad una pensione. Se Bandelli, come gli altri come lui, ritengono che questi siano privilegi, allora forse è il caso che lo spieghino chiaramente alla gente, e che quella stessa gente che sabato scorso se n'è rimasta rintanata in casa (come il sottoscritto), scenda in piazza per riprendersi quello che persone come Bandelli ci vogliono togliere, con la scusa di una crisi finananziaria, provocata (o quanto meno consentita) da quelli come Bandelli.

Saluti

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