sabato 15 ottobre 2011

Da consumatori a consumati: il Cibo

Dopo aver visto come la crisi finanziario/economica si traduca in tagli indiscriminati verso la salvaguardia del nostro stesso ambiente naturale e verso politiche atte a proteggerlo (mio ultimo intervento), oggi leggo sull'ultimo numero di Internazionale, che la speculazione finanaziaria, in crisi sul fronte delle case (mutui sub prime, che scatenarono il collasso del 2008), e su quello delle banche, si riversa sul mercato delle materie prime per l'industria alimentare.
Un reportage di "Die Spiegel" (periodico tedesco molto interessante), spiega infatti come la speculazione mondiale e gli investitori (siano essi grandi gruppi bancari o piccoli soggetti interessati solo a fare profitti limitati), si stiano rivolgendo alle piazze affari di Wall Street e Londra, mettendo in crisi il sistema delle materie prime. Questo non tanto per gli investimenti fini a se stessi, quanto a causa dell'applicazione delle cosiddette futures anche a mais, cereali, carne, ecc. E qui, finalmente, capisco davvero cosa siano le famigerate futures: non è altro che la vendita, al prezzo attuale della materia prima interessata, di una "promessa" di produzione nei prossimi giorni, settimane o mesi. Se la produzione avviene ed è positiva, ci guadagna chi ha venduto la future, se è scarsa o negativa ci guadagna chi ha acquistato la future.
Se però ad acquistare le futures (esattamente come nel caso dei mutui sub prime), non sono soggetti interessati al prodotto finale, ma solo alla speculazione, questi si rivenderanno la future o il debito ad essa connesso, per guadagnare e prima ancora di essere entrati in contatto con il prodotto finale; anzi, del prodotto finale non gliene importa proprio niente. Immagino, per esempio, che la Barilla possa comprare delle "promesse di produzione" di frumento, perchè direttamente interessata alla materia prima per produrre la pasta. Immagino al contrario che alla Goldman Sachs non gliene importi nulla del frumento, e sia invece più interessata a speculare sulle future rivendendole (rincarate per poterci guadagnare, ovviamente), prima ancora che il contadino abbia effettivamente mietuto il grano. In questa maniera, però, si alimenta un sistema di indebitamento a catena, perchè se originariamente la vendita di future sulle materie prime aveva funzionato e reso il sistema stabile, con l'arrivo della finanza e degli speculatori questo equilibrio è stato rotto.
Inizialmente, infatti, (trenta o quaranta anni fa), le futures venivano vendute al prezzo di mercato della materia prima, per consentire ai produttori di tenere, per l'appunto, tale prezzo fisso scommettendo sulla produttività dei loro campi. Il prezzo della mteria prima, quindi, era univoco e le futures non avevano la minima influenza sull'economia reale. Oggi, con la speculazione finanziaria, questo non è più vero. Le futures, vendute e rivendute in una corsa al rincaro, influenzano sempre di più il prezzo iniziale delle materie prime che hanno completamento perso il loro significato di bene di consumo, e hanno assunto quasi esclusivamente quello di bene di vendita e guadagno. Questo sistema, come evidente, incide sempre di più sull'economia reale rendendo i prezzi dei beni di prima necessità sempre più alti.
Sempre il reportage della Spiegel richiama uno studio della Fao, secondo cui nell'ultimo anno il prezzo dei cereali sarebbe aumentato del 71%, così come quello degli olii e dei grassi destinati all'alimentazione, per fare solo alcuni esempi. Forse questi effetti non si faranno sentire qui da noi, in Occidente, (anche se fare la spesa diventa sempre più difficile), ma nei Paesi del Terzo Mondo le cose sono drammatiche e si stima che la speculazione finanziari sui generi di prima necessità abbia prodotto quaranta milioni di nuovi poveri.
Credo quindi che, oltre alle solite e comuni storie cui la politica ci ha abituati in merito alla crisi, alla necessità di salvare le banche (sapete che la Goldman Sachs, con questo sistema, ha guadagnato nel 2009 oltre cinque miliardi di dollari speculando sulla fame della gente?), alla quasi inevitabilità di misure di austerità e di pagamento del debito, forse dovremmo iniziare a parlare anche di questi aspetti, per convincere sempre più persone che "un altro Mondo è possibile".

Saluti

Nessun commento: