domenica 13 settembre 2009

"Il Grande Sogno" di Michele Placido

So che gli ultimi due interventi fanno apparire Societa' Pensante piu' come un cineforum che un blog social-politico, ma mi e' sempre piaciuta l'idea di usare questo spazio per presentare cose interessanti, e credo che il cinema lo sia.
Dopo le enormi polemiche sorte a Venezia alla presentazione de "Il Grande Sogno" di Michele Placido, ho deciso (cosi' come per Videocracy), di andarmelo a vedere.
L'accusa mossa al film, sostanzialmente, e' stata quella di essere scontato.
Beh, al contrario delle critiche, a me il film e' piaciuto molto e lo ho trovato tutt'altro che banale.
Ad essere sinceri, credo che un film sul '68 non possa che risultare scontato (sotto certi aspetti), perche' ne sono state dette talmente tante e sono stati girati talmente tanti cortometraggi, lungometraggi e documentari sull'argomento, che difficilmente un film, adesso, potrebbe dirci qualche cosa di nuovo.
Tuttavia credo che Michele Placido abbia costruito una bella storia, ambientata in quegli anni: una storia credibile.

Non voglio qui fare un trattato sul sui movimenti che hanno animato quella stagione (Martin Luther King, la Guerra in Vietnam, il movimento studentesco, ecc), ma semplicemente dire questo, e cioe' che Placido ci ha raccontato una storia, seria e contestualizzata, con un inizio ed una fine. E guardate, che il fatto di avere una fine non e' cosi' scontato.
Quanti film di questo genere iniziano con mille buoni propositi e poi terminano senza finire? lasciano quell'amaro in bocca come a dire "bello, e quindi?". Questo non tanto perche' siano pessimi film, credo, ma semplicemente perche' il tema trattato (il '68, appunto), e' un tema scottante, che impone a chi si cimenta con esso di considerare i propri giudizi morali, convinzioni politiche, basi culturali. Troppo spesso, pero', per paura di dare una sterzata troppo brusca ai significati del film, il regista preferisce tenere un profilo basso, lasciando nel dubbio lo spettatore se il '68 sia stato giusto o sbagliato, se abbia vinto o meno, se anche solo ribellarsi sia una strada da perseguire oppure no.
Placido, al contrario, credo abbia tracciato una storia e dei personaggi con dei caratteri ed una morale ben definiti, dei sognatori, dei visionari, a modo loro, che vivono le battute del film fino alla fine, e si confrontano con una realta' (l'Universita', la polizia, la famiglia, le amicizie), con la quale, davvero, chiunque di noi potrebbe trovarsi a dover fare i conti. Le scelte, il sacrificio, la paura, la gioia, la passione, muovono i tre personaggi principali attraverso le vicende di quel particolare momento storico, fino al momento in cui, naturalmente e spontaneamente, tutti e tre arrivano (in tempi e modi differenti), ad un punto in cui le priorita' iniziano a cambiare, vuoi per disillusione, vuoi per intervenuti eventi esterni: e credo che anche questo sia un aspetto, che tocca tutti, prima o poi, nella vita.

Infine un plauso agli attori, Riccardo Scamarcio (che credo si stia togliendo molto bene di dosso quel completo di belloccio un po' scemo, famoso solo per filmetti di serie B), Jasmine Trinca (gia' vista in "La Meglio Gioventu'" di Marco Tullio Giordana), e Luca Argentero.

Saluti

3 commenti:

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Io ammetto di essere meno convinto su questo film. Non amo molto Placido regista, né Scamarcio. Ci penserò.... Molto valida la tua recensione.

pia ha detto...

Si, le tue recensioni sono accativanti e di stimolo... Fanno venire voglia di andarli a vedere!

pia ha detto...

Accattivanti con due t: sorry!