venerdì 11 settembre 2009

Videocracy di Erik Gandini: visto per voi

Mi sembra di essere una rubrica di TrovaCinema, con questo titolo, ma visto quanto emerso nelle ultime settimane a proposito di "Videocracy - L'importante è apparire", la censura di RAI e Mediaset, le contestazioni di attacco al Governo, l'uscita in alcune sale italiane, solo quelle un po' d'essay, insomma, ieri sera sono andato a vedere questo ennesimo scandalo.
Se devo dire la mia, non è stato nulla di eccezionale.
Mi spiego.
Il documentario è e propone quanto promette: uno spaccato inquietante della società italiana, in cui Berlusconi e Mora hanno costruito un impero mediatico, "insegnando" agli italiani cosa sia davvero importante. Berlusconi, il grande leader, è diventato addirittura Presidente del Consiglio ed è in politica da quindici anni: possiede un impero di televisioni, giornali e riviste senza pari, e con questo non solo manovra a suo piacimento le informazioni ma, come detto, impone un modello culturale agli italiani tramite la televisione. Il messaggio? la vita è grigia e noisa, ma la televisione e la notorietà possono renderla colorata, frizzante, sempre allegra. A patto di scendere ad un piccolo compromesso.
Lele Mora, dietro le quinte, è il burattinaio, quello dei "lavori sporchi", il talent scout che cerca e trova i tronisti, le veline, le letterine e chi più ne ha più ne metta. Li raccoglie dalla strada, li scolpisce e plasma, e li lancia nel mondo dei soldi facili. Che poi sia un fedele fascista, questo poco importa. Così come poco importano, in generale, gli orientamenti politici: l'apparire non ha confini.
Il terzo personaggio è Corona, la testa calda quello che, malato di denaro, "fotograferebbe sua madre e sua figlia per i soldi" (così lo descrive Mora).

Questo il documentario.

Che cosa manca? a mio parere un giudizio. Erik Gandini produce una grande raccolta di immagini, di storia e di intrallazzi da gossip, ma non esprime giudizi. Non è, per intendersi, un Michael Moore.
Personalmente sono uscito dalla sala con l'amaro in bocca. Chi ha un minimo di sensibilità e consocenza dei fatti sente un retrogusto di "già sentito". Chi appoggia e crede in questo modello esce rafforzato nelle sue convinzioni.
Certo, forse Gandini non voleva provare a convincere nessuno ma in conclusione, questo film-documentario, è un grande spot in favore di questo stile di vita? chi proverà disprezzo nel guardarlo se non chi, già prima, era completamente estraneo al mondo della televisione?

Un moto d'orgoglio, però, me lo concedo: sono ancora più orgoglioso di essere uno di quegli animali strani senza televisione in casa, senza quel falso compromesso del "ma certo, tutti lo sanno, ma io il Grande Fratello lo guardo solo per ridere", della risata a denti stretti di Striscia la Notizia, dei telegiornali inguardabili perchè non informano. Forse l'unico vero segnale che andrebbe dato è che, in Italia, la televisione ha fallito ed è diventata un'arma di corruzione e plagio.

Saluti

2 commenti:

Daniele Verzetti, il Rockpoeta ha detto...

Ne ho parlato anch'io e vedo che mi pare molti punti in comune sull'analisi fatta.

Lucien ha detto...

Michael Moore nei suoi documentari ha già una tesi di partenza che cerca di dimostrare attraverso le immagini.
Qui, in parte, è vero che manca un giudizio vero e proprio (forse non ce n'è bisogno, ognuno è in grado di giudicare ciò che vede). Lo stile è prettamente documentaristico, ma la voce fuori campo è molto allusiva.
L'ho definito un reality horror.