martedì 20 gennaio 2009

Breve Solitaria Digressione: Bluna

Oggi vorrei prendermi una pausa dal tran-tran della Guerra nella striscia di Gaza, delle bufale del Governo e dell'insediamento di Obama (cui, nel mio piccolo, auguro tutto il meglio).
Oggi vorrei raccontare una storia, breve ma che per me ha un particolare significato, scritta il 12 Gennaio 1998, più di undici anni fa.

Il muro bianco di fronte a lui tradiva le sue emozioni, con piccole e sottili ombre, che si allungavano sulla sua superficie rugosa ed irregolare.
Il gradino su cui sedeva era freddo e liscio. Era il gradino più alto della grande scalinata che lo aveva condotto fin lì, luogo solitario di riflessione, cui si giungeva salendo tanti gradini quanti erano gli istanti impiegati a percorrerli, cui si giungeva solo alla velocità del sogni, o dell'incubo se preferite, cui si accedeva attraverso porte aperte da un sospiro.
La ringhiera nera dava un senso di prospettiva perduta nel tempo, con i suoi sostegni verticali oramai coperti di polvere e ragnatele, mosse solo dal suo respiro, vive solo per il suo sguardo, ansimanti solo per il suo cuore. Era seduto sul gradino più alto, freddo e liscio di marmorea fattura, ed era avvolto dalla luce della Luna, una luce riflessa, una luce non sua, bagliore riciclato e sfoggiato solo nella notte, quando il grande padre Sole dorme, ma subito ritirato con umiltà quando l'astro di fuoco risorge; eppure, luce riflessa, dava a tutto un'aura magica, dava a tutto il colore del sogno, la sfumatura del pensiero e sottolineava la sua solitudine, accarezzandola, sfiorandola, giocando con essa quasi come con un'amica.
Lui era lì, sedto sul gradino più alto, appoggiato al muro che quasi lo avvolgeva in una nicchia, ed era immerso nel più totale silenzio; in quel luogo, chissà dove, il silenzio è padrone, ben più del Sole, poichè quel luogo è troppo vicino al cuore degli uomini perchè vi possano arrivare le loro voci, poichè quel luogo è talmente vicino ai loro sospiri, che non se ne rendono nemmeno conto, non si accorgono di quanto facile sia raggiungerlo e non sanno, forse, nemmeno che esista.
Per lui però era diverso, tutto questo non aveva più importanza, lui era lì, seduto sul gradino più alto, liscio e freddo tassello del suo cuore; lui era lì, e stava imparando a conoscersi, stava imparando a capirsi, stava imparando a comprendere ed a vivere.

(Da "Diario del Giocoliere dell'Aria")

3 commenti:

il monticiano ha detto...

Molto poetico secondo il mio modestissimo parere e che ci allontana, anche se per poco tempo, dagli accadimenti dei giorni bui che stiamo vivendo.

Maraptica ha detto...

Ho come l'impressione che questo "posto", se cercato, è difficile trovarlo.

andreacamporese ha detto...

Io, Maraptica, credo invece che sia facile trovarlo... è solo che la Società di oggi ci ha abituati ad una vita senza un attimo per pensare, per raccoglierci, per chiederci cosa diavolo faccia una farfalla su un fiore...
Saluti