martedì 12 aprile 2011

Privatizziamo l'Acqua? No Grazie: il primo Sì al Referendum del 12-13 Giugno

Come già anticipato nel mio precedente intervento, il 12 e 13 Giugno l'Italia sarà chiamata a votare su quattro quesiti referendari. I primi due, ed il particolare il secondo, riguardano la privatizzazione di alcuni servizi, fra cui l'acqua. O meglio: la privatizzazione della gestione dell'acqua potabile.
Certo, già adesso in Italia tramite le aziende municipalizzate partecipate la gestione dei servizi comunali, fra cui l'acqua, è in parte privata ma lo scopo del Referendum è evitare che tale gestione passi completamente sotto l'ala di società non più pubbliche.
In linea di principio io non sono mai stato contrario alle privatizzazione, tuttavia resto convinto del fatto che determinati servizi debbano necessariamente essere pubblici ed uguali per tutti, almeno nella loro espressione di base. Questo mio convincimento non nasce esclusivamente da posizioni ideologiche, ma soprattutto da evidenze e dati di fatto: la storia recente ci insegna che le privatizzazioni, in qualsiasi luogo esse siano state applicate ed in qualsiasi ambito, hanno portato solamente ad un peggioramente del servizio e ad un maggior divario fra chi poteva permettersi il servizio e chi no. In una parola a buchi nel sistema sociale.
Questo il motivo per cui io mi pongo contro la privatizzazione dell'acqua e voterò Sì al referendum del 12-13 Giugno ai primi due quesiti. Questo il motivo per cui non voglio invitare quei pochi coraggiosi che mi leggono a fare lo stesso, ma semplicemente a ragionare e valutare pro e contro, con l'unico vero obiettivo di raggiungere il quorum (l'astensione è la peggior forma di inciviltà e non aiuta) .
Infine vi lascio il link del Comitato Promotore per la Gestione Pubblica dell'Acqua, di modo che chi fosse incuriosito possa dare un'occhiata alla cosa.

Saluti

1 commento:

@enio ha detto...

l'acqua deve essere pubblica perchè ogni cosa che è stata privatizzata ha aumentato il suo costo e in questo caso non possiamo permetterlo. E' un bene comune e come tale deve restare della comunità.