martedì 30 agosto 2011

Popolo Fascista

Ieri leggevo un articolo, apparso su stampa inglese, in memoria della strage di Oslo di qualche mese fa. Il giornalista riportava una commossa memoria delle decine di persone ammazzate senza pietà da Breivik (questo il nome del killer), e, con disappunto, sottolineava come in Europa le manifestazioni ideologiche di estrema destra stiano diventando sempre più frequenti, soprattutto in ambiti istituzionali e politici che, forse, dovrebbero essere i luoghi più immuni da queste derive, se non altro per dare il buon esempio alla popolazione. Tuttavia, continuava il giornalista, nonostante queste esternazioni razziste, nessun esponente politico di rilievo si è pronunciato in difesa di Breivik e delle sue idee, se non qualche sporadico e folkloristico personaggio come alcuni leghisti europarlamentari nostrani. E questo è il problema di fondo dell'Italia. Mentre siamo pronti a non concedere nulla a taluni eventi storici e sventoliamo lo spauracchio del comunismo (per dirne una), nei confronti del fascismo e dell'estrema destra siamo sempre piuttosto tiepidi, fin da Mussolini e forse più indietro ancora.
Come si può, mi domando e vi chiedo, valutare una persona che ha commesso una strage (una o molte poco importa), anche dal punto di vista ideologico? O come statista? Un assassino o uno stragista restano tali, poco importa che abbiano appoggiato, in un frangente della loro esistenza, un'ideologia condivisibile o che abbiano fatto opere pie.
Eppure, in Italia, questo non accade, e dal mondo politico non arriva alcuna indicazione e demonizzazione di questi comportamenti. Povera Italia.

Saluti

venerdì 26 agosto 2011

Una Crisi - Tutte le Crisi

Leggo articoli riguardanti le manifestazioni degi Indignados spagnoli e di una generazione greca tradita; leggo delle rivolte studentesche in Cile e delle proteste di tanti (soprattutto giovani), in Israele; leggo le analisi di autorevoli voci (come Noam Chomsky) sulla crisi degli Stati Uniti, dell'Europa, del Giappone. E leggo sempre le stesse cose. Da tutte le parti si chiedono più giustizia sociale, più cosa pubblica a discapito del privato, più garanzie per il futuro, più lavoro, meno finanza, meno pratiche neo liberiste, una ridistribuzione più equa dei bene, dei capitali e delle infrastrutture. Il Mondo intero è stato inquinato da teorie, prima capitaliste poi neo liberiste, che ponevano il successo finanziario al centro della vita pubblica e privata, e lo consideravano illimitato ed inarrestabile. Credo che i fatti, dal 2008 a oggi, abbiano smentito abbondantemente questa visione del mondo, ma mi sembra altresì che fin troppi potenti e politici siano ancora legati al mantenimento dello status quo. Tutto questo mentre il Pianeta è pervaso da intere generazioni che chiedono a gran voce più equilibrio e garanzie per il futuro.
Vorrei riportare alcuni passi di una lettera aperta di Veltroni e pubblicata oggi da Repubblica, che mi pare il riassunto più onesto di tutto questo e di una certa visione politica e sociale, con le proposte concrete che ne conseguono.
"... un nuovo patto del lavoro che, secondo la proposta Ichino, giustizi la precarietà e elevi la produttività, una riforma fiscale che contrasti l'evasione in un contesto di "pagare meno, pagare tutti". La rinuncia all'idea che lo Stato debba fare tutto e la fiducia nelle risorse sociali diffuse da attivare in un contesto di sussidiarietà, la fine della occupazione partitica della Rai e delle aziende locali, l'una affidata a meccanismi tipo Bankitalia e le altre ad un mercato regolato e orientato a valorizzare forze produttive innovative. Il dimezzamento da subito dei parlamentari e un sistema elettorale bipolare e uninominale , lo snellimento radicale di tutta la diffusa "professionalizzazione" della politica oggi smisuratamente più grande che nel passato. Partiti più lievi possono ritrovare il senso della loro passione ed essere più aperti, come da progetto originale del Pd. E poi la fine delle scandalose retribuzioni e liquidazioni di manager pubblici e privati, la lotta contro ogni forma di corruzione e contro quei poteri criminali che irrompono tra le maglie di una crisi economica forte e di uno Stato debole. Giustizia più rapida, meno carcere, diritto di voto agli immigrati per le amministrative, norme di sostegno al lavoro delle donne e alle politiche familiari. Scelta netta per gli Stati Uniti d'Europa e l'elezione diretta del loro Presidente , più forti politiche comuni di difesa e di bilancio, a cominciare dagli eurobond. Diritti dei gay , a cominciare dalle unioni civili, e scelta netta per le energie rinnovabili, defiscalizzazione dei contributi privati per ricerca e cultura e investimento pubblico forte e selettivo su scuola e università. E poi individuazione delle dieci opere strutturali fondamentali per il paese e affidamento del potere di realizzazione a persone oneste e stimate che possano definire tempi certi e regole per la loro realizzazione. Non manovre ogni sei mesi, ma riforme. Per spezzare il più pericoloso elemento di continuità della storia italiana: l'immobilismo rissoso...".

Saluti

mercoledì 24 agosto 2011

Questa Situazione non è Colpa mia

Sono stanco di discutere della crisi, della manovra finanziaria, dei battibecchi fra destra e sinistra (magari esistessero ancora, come una volta), degli interventi indecisi ed insicuri di sedicenti salvatori della Patria. Ognuno con la sua ricetta e privo della capacità di sintesi necessaria in questo caso, soprattutto per rassicurare un povero cittadino lavoratore dipendente come me, con moglie e figlia a carico, ed un secondo figlio in arrivo.
Non mi interessa più sottolineare come, prendendo una media di circa 140.000 € netti all'anno, ogni singolo deputato potrebbe contribuire a ridimensionare la condizione economica in cui versa l'Italia rinunciando al 60%-65% del proprio stipendio, e comunque continuando a percepire un compenso ben superiore alla media di noi poveri lavoratori.
Mi sono rotto di leggere la stampa estera (che riesce a fare sempre analisi molto più lucide della nostra, chissà poi come mai), che insiste nel parlare di "debito dell'Italia", di "faciloneria dell'economia italiana", di "lassismo dell'Italia nella gestione dei conti". IO non sono mai stato lassista nel gestire nè i conti nè gli investimenti della mia famiglia, non me lo posso permettere come la maggior parte dei cittadini italiani. NON è colpa mia se siamo in questa situazione. NON ho deciso io di passare i sabati sera a giocare alla finanza creativa e NON ho avuto nulla a che fare con l'indebitamento della nostra classe politica verso istituzioni ben più potenti di me.
SONO STANCO CHE SI CONTINUI A GENERALIZZARE E SONO STANCO CHE MI SI CHIEDA DI PAGARE PER COLPE DI ALTRI.
I miei genitori mi hanno sempre insegnato ad assumermi le mie responsabilità: se rompi qualche cosa o fai un danno, devi rimediare o pagarne le conseguenze. Perchè da noi nessuno rende conto? Perchè solo pochi di noi chiedono alla classe politica di rendere conto?
Ed intanto in nostri figli nascono già indebitati e noi, che abbiamo il supporto della pensione o dei risparmi dei nostri genitori, non potremmo garantire lo stesso sostegno ai nostri figli.
Come hanno ridotto il nostro Paese?

Saluti

lunedì 22 agosto 2011

Perchè siamo a questo punto?

Già, mi chiedo, perchè? Perfino al Meeting di CL è dovuto andare il Capo dello Stato per parlar chiaro e tentare di smuovere le acque, nella speranza che qualsiasi tavolo possa essere quello buono per lanciare la giusta scossa ad una politica che non reagisce.
Forse proporremo di reintrodurre il falso in bilancio, commenta il PD per voce di Rosy Bindi.
O i tagli agli Enti Locali o le Pensioni, fa eco dall'altra sponda Alfano, per venire incontro alle istanze della Lega, che intanto spara su tutto e su tutti, sperando di riconquistare un po' di quella "pancia" del popolo ormai stanco ed incazzato.
Evasione fiscale? Mah, probabilmente uno scudo bis si inventa il Cavaliere, mentre sono al vaglio proposte come la vendita di mobili ed immobili della Difesa, visto che siamo pieni di terreni, case, edifici assolutamente abbandonati. Va bene, risponde La Russa, ma a patto che i proventi restino al Ministero della Difesa. E perchè non alle scuole per i nostri ragazzi?
Dico io, dove vogliamo andare con una classe politica come questa, assolutamente inadatta ad affrontare una crisi come questa, perchè troppo raccolta nella difesa del proprio piccolo giardino fatto di interessi locali e personalismi?
Perchè nessuno parla di lotta all'evasione? Tutti (in primis le forze dell'ordine), sanno perfettamente che idraulici, muratori ed elettricisti (per citarne solo alcuni), in genere lavorano in nero, piangono il morto e vanno in giro con macchinoni che non si capisce come facciamo a permettersi. Dichiarano redditi da fame e poi hanno la piscina. Perchè non iniziare dal buon costume? Perchè nessuno ne parla?
E perchè, in un momento di criticità, nessuno tocca il tema delle proprietà vaticane? Perchè la Chiesa non deve iniziare a pagare l'ICI, magari solo per un periodo di un paio d'anni? Nel frattempo il Papa se ne va in giro per il Mondo, a predicare austerità ed investimenti per le generazioni future, ma guai a proporsi come un vero e possibile salvatore. A tal propostito segnalo il gruppo nato su FaceBook "Vaticano pagaci tu la manovra fiscale", certo provocatorio ma molto forte e sensato nel contenuto e nel merito. Vi invito a farvi un giretto.
Ma dove vogliamo andare come gentaglia come questa?

Saluti

giovedì 18 agosto 2011

Tobin Tax Europea e Rogne Italiane

Merkel e Zarkozy prospettano una Tobin Tax da mettere sul tavolo delle proposte a Settembre a Bruxelles. Per chi non lo ricordasse, la Tobin Tax è una tassa sulle transazioni finanziarie proposta per la prima volta nel 1972 da James Tobin (un economista americano successivamente premio Nobel per l'economia nel 1981), che a seguito dello scandalo Watergate propose una tassazione (a dire il vero non particolarmente alta, attorno allo 0,05%-1%) sulle transazioni finanziarie di qualsiasi natura, con l'obiettivo di limitare le azioni poco chiare e scorrette e di fare cassa per la Comunità, a spese dei grandi speculatori.
In linea di principio nulla da eccepire, tant'è vero che la proposta rimase nel dimenticatoio per più di vent'anni, finchè Ignacio Ramonet redattore di Le Monde Diplomatique non la rispolverò e propose la fondazione di un gruppo denominato ATTAC (Associazione per la Tassazione delle Transazioni finanziarie per l'Aiuto dei Cittadini).
Finalmente, a più di quarant'anni di distanza, pare che qualcuno si sia deciso a proporla in maniera perentoria. Manco a dirlo, il sistema finanziario vede questa tassa come il fumo negli occhi, non sia mai che qualcuno si sogni di mettere delle regole e dei vincoli ai pirati dei mercati internazionali.
E mentre l'Europa si muove per cercare di risolvere la crisi (con il proprio tornaconto, evidentemente, perchè nè la Merkel nè Zarkozy pensano di lavorare gratis), il Governo da operetta italiano continua a barcamenarsi su varianti e possibilità alla manovra bis da 45,5 miliardi di euro. Continue modifiche e proposte dimostrano come ormai Berlusconi sia debole ed in balia degli umori dei suoi compari di brigata, primo fra tutti Bossi, che pare voglia ora "salvare" le amministrazioni locali, dopo aver passato anni a sparare a zero su Provincie e sperperi della Roma Ladrona. Come se questo suo "salvataggio" fosse la risposta più sensata e pragmatica ai problemi dell'Italia: peccato che si scordi ogni volta di indicare dove, in alternativa, si dovrebbero andare a prendere i soldi altrimenti "salvati" dalle grinfie del Governo (cui lo smemorato appartiene ormai da vent'anni e da cui ha avuto un più che discreto tornaconto).

Saluti

mercoledì 17 agosto 2011

Farmaci e Medicine servono davvero?

Io non sono un grande sostenitore della farmacia, forse perchè fortunatamente non ne ho avuto particolarmente bisogno fino a oggi, ed in ogni caso raramente ho trovato conforto con medicine, pillole, antidolorifici, ecc. Soprattutto in quest'ultimo caso, vista la mia passione per lo sport, talvolta mi sono trovato a scontrarmi con ortopedici e dottori, i quali pretendevano di risolvere i miei dolori e le mie infiammazioni con antidolorifici, che facevano più danni che altro. Sempre, e dico sempre, ho invece risolto i problemi con massaggi specifici.
Oggi vorrei riportare un passo di un articolo letto su Internazionale del 22 Luglio, a firma di David H. Freedman e comparso su "The Atlantic". L'articolo tratta di medicina alternativa e del suo rapporto con la medicina tradizionale, spesso e volentieri critica nei confronti della prima. Non voglio ovviamente portare alla vostra attenzione questo estratto per convincervi che prendere medicine fa male, ci mancherebbe, non sono dottore e lascio queste decisioni ad altri. Solamente cultura generale.
"Per essere approvato dalla Food and Drug Association (Agenzia statunitense per gli alimenti ed i medicinali), un farmaco deve dare risultati migliori di un pacebo in un test, ma la maggior parte delle medicine approvate è solo leggermente più efficace di un placebo, ed in alcuni casi le prove sono discutibili. Per esempio, diversi studi hanno dimostrato che la maggior parte di antidepressivi non fa meglio dei placebo, ma nel 2010 ne sono stati prescritte 250 milioni di confezioni. Secondo una stima dell'industria farmaceutica, la maggior parte dei farmaci non ha effetto sul 70% dei pazienti. E uno studio recente è giunto alla conclusione che l'85% delle medicine che arrivano sul mercato non è quasi di alcuna utilità ai pazienti".

Saluti

martedì 16 agosto 2011

Quando la Crisi morde: il PdL come il PD

Non voglio entrare nel merito delle varianti (proposte, inserite, supposte, ventilate, minacciate), alla Manovra bis, perchè ancora ne arriveranno prima dell'effettivo varo (ma ci sarà mai?!?), del Decreto. Invece vorrei soffermarmi su di un'evidenza: fino a qualche tempo fa, quel che diceva il Capo si eseguiva senza fiatare. Se il Cavaliere ordinava i raghi e dava le direttive, nessuno dei suoi colonnelli, luogotenenti o semplici soldati si azzardava a proferir verbo. Cosa esattamente opposta a quanto accadeva nell'Opposizione, tant'è che si commentava come al Centro Sinistra mancasse un vero leader, capace di raccogliere attorno a sè un consenso ed una capacità di zittire i dissidenti paragonabili a quelli di Berlusconi.
A quanto pare, però, i leader (ed il loro potere), non durano per sempre, e questo ultimo periodo di crisi, con il culo di molti che stringe, ne è la prova assoluta. Ormai anche il PdL è diventato terra di conquista, tutti parlano, le correnti interne nascono come funghi e con esse le alternative proposte di manovra, di leadeship, di prospettiva futura. Ora, proprio nel momento più sbagliato, vengono alla luce tutte le divisioni interne alla Maggioranza, tali e quali a quelle dell'Opposizione, ma celate per troppo tempo sotto l'ampio (e ricco) cappello del Cavaliere.
Come si salverà stavolta la nostra povera Italia?

Saluti

venerdì 12 agosto 2011

Cosa ci propongono per superare la Crisi?

Finisce il Consiglio dei Ministri, finisce la Conferenza Stampa Berlusconi-Tremonti, e la manovra bis è Decreto.
Ecco le proposte del Governo per superare la Crisi:
1) Nessun taglio alla politica, alle poltrone, agli stipendi ed ai benefit dei politici;
2) Numerosi tagli, invece, alle amministrazioni locali: -6 miliardi nel 2012 e -3,5 nel 2013;
3) Abolizione di 38 Provincie: questa forse l'unica nota positiva, visto che è anni che se ne parla, anche se non sarà certo questo ad evitare all'Italia la bancarotta; ricordo, comunque, che in Italia ci sono la bellezza di 110 Provincie... insomma, ne vengono tagliate il 35%;
4) Deroga ai contratti nazionali ed allo statuto dei lavoratori (ergo, più facilità di licenziare anche quei pochi poveri cristi con contratti a tempo indeterminato);
5) Tredicesima degli statali a rischio;
6) TFR degli statali ritardato di due anni (saranno contenti 'sti poveri statali);
7) Lotta all'evasione (era ora, ma come? chiudendo gli esercizi che non fanno lo scontrino?!?);
8) Taglio dell'incentivo del 30% sulle rinnovabili e maggior tassazione delle aziende che lavorano in questo settore, definita "Robin Hood Tax": cioè vogliamo tagliare sull'unico settore energetico che ha dimostrato di poter tirare e di essere il futuro dei nostri figli (siamo alla frutta);
9) Innalzamento dell'età pensionabile a 65 anni per le donne nel settore privato;
10) Essenziale stop ai ponti ed alle festività non religiose (che non sia mai), che verranno spostate al lunedì (sono certamente quei quattro giorni che facciamo tutti gli anni ad aver mandato al collasso il sistema finanziario);
11) Contributo solidarietà (ma dove li tireranno fuori 'sti nomi?!?), al 5% per le eccedenze alle rendite che superano i 90.000 € e del 10% per le eccedenze alle rendite che superano i 150.000 €: attenzione perchè questa è sottile; innanzitutto dovete farmi capire quanti sono gli italiani che prendono (e dichiarano al fisco), più di 90.000 € all'anno (netti, s'intende), e poi volete dirmi che tassate solo la quota parte eccedente i 90.000€? Insomma se dichiaro 90.010€, la tassazione sarà al 5% solo sui 10 €?!? ma ci state prendendo per il culo o cosa?
12) Delle privatizzazioni ho già parlato? No perchè adesso sarà molto più facile per le amministrazioni cedere al ricatto delle privatizzazioni dei servizi pubblici; siccome questo sistema ha dimostrato di funzionare (la crisi non è forse colpa del neoliberismo sfrenato?!?), allora hanno ben pensato di sfruttarlo un altro po';

Insomma una Riforma Bis che colpisce i cittadini ed i servizi essenziali invece che toccare un po' anche la famosa casta. Non si parla di sviluppo, di incentivi alla produzione ed al rilancio dell'economia, ma si propone la solita ricetta della tassazione pura e semplice, ovviamente verso i soliti noti.
Quanto manca all'ora X della Rivoluzione? non vorrei perdermi l'appuntamento.

Saluti


Islanda: Una Rivoluzione Silenziosa

Vista la situazione di estrema indecisione (e paralisi, aggiungerei, visto che nessun politico pare voler davvero uscire dallo stallo), che regna in Italia, vorrei riportare un articolo che potete leggere a questo link: "Islanda, quando il popolo sconfigge l'economia globale". E' un po' lungo, ma vale la pena arrivare fino in fondo, perchè vi si racconta come gli islandesi, caduti in disgrazia con le medesime modalità di greci, spagnoli, irlandesi, portoghesi e, adesso, italiani (cioè con grazie all'economia del debito), siano stati capaci di riprendersi la loro dignità ed il loro Paese, nonostante FMI e BCE avessero provato a convincerli, che l'unica soluzione per uscire dalla crisi fosse spalmare il debito accumulato dalla finanza sulla popolazione.
Vi sembra una storia già sentita? forse perchè è quella che la politica ci sta raccontando da qualche giorno? Beh, leggete l'articolo e chiedetevi se anche in Italia non si potrebbe fare una cosa simile o, per lo meno, trarne spunto ed insegnamento.

Saluti

"Oggi vogliamo raccontarvi una storia, il perché lo si capirà dopo. Di quelle storie che nessuno racconta a gran voce, che vengono piuttosto sussurrate di bocca in orecchio, al massimo narrate davanti ad una tavola imbandita o inviate per e-mail ai propri amici. È la storia di una delle nazioni più ricche al mondo, che ha affrontato la crisi peggiore mai piombata addosso ad un paese industrializzato e ne è uscita nel migliore dei modi.

L'Islanda. Già, proprio quel paese che in pochi sanno dove stia esattamente, noto alla cronaca per vulcani dai nomi impronunciabili che con i loro sbuffi bianchi sono in grado di congelare il traffico aereo di un intero emisfero, ha dato il via ad un'eruzione ben più significativa, seppur molto meno conosciuta. Un'esplosione democratica che terrorizza i poteri economici e le banche di tutto il mondo, che porta con se messaggi rivoluzionari: di democrazia diretta, autodeterminazione finanziaria, annullamento del sistema del debito.

Ma procediamo con ordine. L'Islanda è un'isola di sole di 320mila anime – il paese europeo meno popolato se si escludono i micro-stati – privo di esercito. Una città come Bari spalmata su un territorio vasto 100mila chilometri quadrati, un terzo dell'intera Italia, situato un poco a sud dell'immensa Groenlandia.

15 anni di crescita economica avevano fatto dell'Islanda uno dei paesi più ricchi del mondo. Ma su quali basi poggiava questa ricchezza? Il modello di 'neoliberismo puro' applicato nel paese che ne aveva consentito il rapido sviluppo avrebbe ben presto presentato il conto. Nel 2003 tutte le banche del paese erano state privatizzate completamente. Da allora esse avevano fatto di tutto per attirare gli investimenti stranieri, adottando la tecnica dei conti online, che riducevano al minimo i costi di gestione e permettevano di applicare tassi di interesse piuttosto alti. IceSave, si chiamava il conto, una sorta del nostrano Conto Arancio. Moltissimi stranieri, soprattutto inglesi e olandesi vi avevano depositato i propri risparmi.

La Landsbanki fu la prima banca a crollare e ad essere nazionalizzata in seguito al tracollo del conto IceSave

Così, se da un lato crescevano gli investimenti, dall'altro aumentava il debito estero delle stesse banche. Nel 2003 era pari al 200 per cento del prodotto interno lordo islandese, quattro anni dopo, nel 2007, era arrivato al 900 per cento. A dare il colpo definitivo ci pensò la crisi dei mercati finanziari del 2008. Le tre principali banche del paese, la Landsbanki, la Kaupthing e la Glitnir, caddero in fallimento e vennero nazionalizzate; il crollo della corona sull'euro – che perse in breve l'85 per cento – non fece altro che decuplicare l'entità del loro debito insoluto. Alla fine dell'anno il paese venne dichiarato in bancarotta.

Il Primo Ministro conservatore Geir Haarde, alla guida della coalizione Social-Democratica che governava il paese, chiese l’aiuto del Fondo Monetario Internazionale, che accordò all'Islanda un prestito di 2 miliardi e 100 milioni di dollari, cui si aggiunsero altri 2 miliardi e mezzo da parte di alcuni Paesi nordici. Intanto, le proteste ed il malcontento della popolazione aumentavano.

A gennaio, un presidio prolungato davanti al parlamento portò alle dimissioni del governo. Nel frattempo i potentati finanziari internazionali spingevano perché fossero adottate misure drastiche. Il Fondo Monetario Internazionale e l'Unione Europea proponevano allo stato islandese di di farsi carico del debito insoluto delle banche, socializzandolo. Vale a dire spalmandolo sulla popolazione. Era l'unico modo, a detta loro, per riuscire a rimborsare il debito ai creditori, in particolar modo a Olanda ed Inghilterra, che già si erano fatti carico di rimborsare i propri cittadini.

Il nuovo governo, eletto con elezioni anticipate ad aprile 2009, era una coalizione di sinistra che, pur condannando il modello neoliberista fin lì prevalente, cedette da subito alle richieste della comunità economica internazionale: con una apposita manovra di salvataggio venne proposta la restituzione dei debiti attraverso il pagamento di 3 miliardi e mezzo di euro complessivi, suddivisi fra tutte le famiglie islandesi lungo un periodo di 15 anni e con un interesse del 5,5 per cento.

I cittadini islandesi non erano disposti ad accettare le misure imposte per il pagamento del debito.

Si trattava di circa 100 euro al mese a persona, che ogni cittadino della nazione avrebbe dovuto pagare per 15 anni; un totale di 18mila euro a testa per risarcire un debito contratto da un privato nei confronti di altri privati. Einars Már Gudmundsson, un romanziere islandese, ha recentemente affermato che quando avvenne il crack, “gli utili [delle banche, ndr] sono stati privatizzati ma le perdite sono state nazionalizzate”. Per i cittadini d'Islanda era decisamente troppo.

Fu qui che qualcosa si ruppe. E qualcos'altro invece si riaggiustò. Si ruppe l'idea che il debito fosse un'entità sovrana, in nome della quale era sacrificabile un'intera nazione. Che i cittadini dovessero pagare per gli errori commessi da un manipoli di banchieri e finanzieri. Si riaggiustò d'un tratto il rapporto con le istituzioni, che di fronte alla protesta generalizzata decisero finalmente di stare dalla parte di coloro che erano tenuti a rappresentare.

Accadde che il capo dello Stato, Ólafur Ragnar Grímsson, si rifiutò di ratificare la legge che faceva ricadere tutto il peso della crisi sulle spalle dei cittadini e indisse, su richiesta di questi ultimi, un referendum, di modo che questi si potessero esprimere.

La comunità internazionale aumentò allora la propria pressione sullo stato islandese. Olanda ed Inghilterra minacciarono pesanti ritorsioni, arrivando a paventare l'isolamento dell'Islanda. I grandi banchieri di queste due nazioni usarono il loro potere ricattare il popolo che si apprestava a votare. Nel caso in cui il referendum fosse passato, si diceva, verrà impedito ogni aiuto da parte del Fmi, bloccato il prestito precedentemente concesso. Il governo inglese arrivò a dichiarare che avrebbe adottato contro l'Islanda le classiche misure antiterrorismo: il congelamento dei risparmi e dei conti in banca degli islandesi. “Ci è stato detto che se rifiutiamo le condizioni, saremo la Cuba del nord – ha continuato Grímsson nell'intervista - ma se accettiamo, saremo l’Haiti del nord”.

I Cittadini islandesi hanno votato per eleggere i membri del Consiglio costituente

A marzo 2010, il referendum venne stravinto, con il 93 per cento delle preferenze, da chi sosteneva che il debito non dovesse essere pagato dai cittadini. Le ritorsioni non si fecero attendere: il Fmi congelò immediatamente il prestito concesso. Ma la rivoluzione non si fermò. Nel frattempo, infatti, il governo – incalzato dalla folla inferocita – si era mosso per indagare le responsabilità civili e penali del crollo finanziario. L'Interpool emise un ordine internazionale di arresto contro l’ex-Presidente della Kaupthing, Sigurdur Einarsson. Gli altri banchieri implicati nella vicenda abbandonarono in fretta l'Islanda.

In questo clima concitato si decise di creare ex novo una costituzione islandese, che sottraesse il paese allo strapotere dei banchieri internazionali e del denaro virtuale. Quella vecchia risaliva a quando il paese aveva ottenuto l'indipendenza dalla Danimarca, ed era praticamente identica a quella danese eccezion fatta per degli aggiustamenti marginali (come inserire la parola 'presidente' al posto di 're').

Per la nuova carta si scelse un metodo innovativo. Venne eletta un'assemblea costituente composta da 25 cittadini. Questi furono scelti, tramite regolari elezioni, da una base di 522 che avevano presentato la candidatura. Per candidarsi era necessario essere maggiorenni, avere l'appoggio di almeno 30 persone ed essere liberi dalla tessera di un qualsiasi partito.

Ma la vera novità è stato il modo in cui è stata redatta la magna charta. "Io credo - ha detto Thorvaldur Gylfason, un membro del Consiglio costituente - che questa sia la prima volta in cui una costituzione viene abbozzata principalmente in Internet".

L'Islanda ha riaffermato il principio per cui la volontà del popolo sovrano deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale

Chiunque poteva seguire i progressi della costituzione davanti ai propri occhi. Le riunioni del Consiglio erano trasmesse in streaming online e chiunque poteva commentare le bozze e lanciare da casa le proprie proposte. Veniva così ribaltato il concetto per cui le basi di una nazione vanno poste in stanze buie e segrete, per mano di pochi saggi. La costituzione scaturita da questo processo partecipato di democrazia diretta verrà sottoposta al vaglio del parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni.

Ed eccoci così arrivati ad oggi. Con l'Islanda che si sta riprendendo dalla terribile crisi economica e lo sta facendo in modo del tutto opposto a quello che viene generalmente propagandato come inevitabile. Niente salvataggi da parte di Bce o Fmi, niente cessione della propria sovranità a nazioni straniere, ma piuttosto un percorso di riappropriazione dei diritti e della partecipazione.

Lo sappiano i cittadini greci, cui è stato detto che la svendita del settore pubblico era l'unica soluzione. E lo tengano a mente anche quelli portoghesi, spagnoli ed italiani. In Islanda è stato riaffermato un principio fondamentale: è la volontà del popolo sovrano a determinare le sorti di una nazione, e questa deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale. Per questo nessuno racconta a gran voce la storia islandese. Cosa accadrebbe se lo scoprissero tutti?"


giovedì 11 agosto 2011

Ecologia: Abitudini Quotidiane che mi frustrano

Leggo su Repubblica, che una ricercatrice di Stanford, assieme all'Università del Minnesota, al Wwf e a Nature Conservancy, sta cercando di dare un valore economico agli ecosistemi, di modo da dimostrare quali e perchè sia meglio preservare invece che radere al suolo. Leggo poi, sempre su Repubblica, della dieta ad impatto zero che ci illustra quanto inquiniamo mangiando e quanto potremmo risparmiare in termini di CO2 emessa facendo scelte diverse.
Il primo articolo mi sembra interessante, perchè se riuscissimo a dare un valore economico all'ambiente e a convincere la finanza, che è più vantaggioso investire in boschi piuttosto che abbatterli, forse avremmo trovato la ricetta per salvare il Mondo. Il secondo articolo, francamente, lo trovo più inutile. Che senso ha fare i conti anche nel nostro piatto in termini di CO2? il problema dell'inquinamento non sono le bistecche che mangiamo, ma le nostre abitudini quotidiane. Ed anche senza modificare queste ultime, se ci confrontiamo con gli Americani (per citare un popolo a caso) ne usciamo comunque come degli ecologisti.
Con questo voglio dire che non serve parlare dei problemi dell'ambiente? certo che no, evidentemente, è solo che mi sento un po' frustrato perchè mi pare che ci si concentri su questioni marginali.
Vado in giro in moto tutti l'anno, senza quasi mai prendere la macchina (ne abbiamo solo una in famiglia e la usa mia moglie), quando posso uso la bicicletta (percorrendo circa 30-50km a settimana); quando mi insapono sotto la doccia o mi lavo i denti o lavo i piatti chiudo sempre l'acqua, e le luci accese nelle camere vuote mi innervosiscono oltre misura. Odio i led dei monitor ed in famiglia teniamo sempre 18-19 °C in casa durante l'inverno. Asciughiamo sempre al Sole la biancheria (non possediamo l'asciugatrice) e non abbiamo il condizionatore.
Ma tutto questo a che pro, se ogni giorno, quando vado al lavoro, vedo i genitori con i macchinoni che accompagnano i figli a scuola a cento metri da casa? se la gente non rinuncia alla macchina nemmeno se la benzina costa 1,60 € al litro? a che pro se moltissime persone che conosco sembra non riescano a sopravvivere senza i condizionatori ? a che pro se il consumismo impera e regna sovrano? a che pro se invece che spiegarmi perchè dovrei lasciare la macchina in garage mi sento dire che mangiare meno bistecche mi permetterebbe di salvare l'ambiente?
Il problema sono le abitudini che nessuno di noi è disposto a cambiare per pigrizia. Eppure sono convinto che se più persone fossero informate, per esempio, che il 60%-65% del carburante che mettiamo nel serbatoio dell'automobile serve solo a scaldare l'ambiente, forse qualcuno in più lascerebbe il mezzo a casa. Lo sapevate? ebbene sì, il rendimento dei motori a combustione interna è dell'ordine del 35%.
Sono frustrato.

Saluti

sabato 6 agosto 2011

Il Patto Sociale nei Comuni Italiani

Ammetto la mia ignoranza, e vorrei quindi condividere con voi come una coppia di amici, lei commercialista e lui libero professionista e consigliere comunale, mi hanno spiegato tutta la faccenda del Patto Sociale varato dal Governo qualche anno fa.
Fino a pochi anni fa i Comuni italiani potevano, per legge, indebitarsi e chiedere prestiti per determinate opere di sviluppo, a fronte della presentazione di un piano di rientro del capitale. Quindi, in sostanza, i Comuni potevano spendere più di quanto guadagnavano, portando avanti piani di indebitamento, che dovevano però essere giustificati e, comunque, risanati il prima possibile.
Manco a dirlo, in Italia tantissimi comuni si sono indebitati oltre le loro possibilità.
Tutto questo è andato avanti per anni, finché il Governo Berlusconi non ha deciso di imporre un paio di anni "materasso", durante i quali i Comuni dovevano andare in pari fra spese ed entrate, per poi far partire il cosiddetto Patto di Stabilità. Questo stabilisce che i Comuni debbano spendere meno di quanto guadagnano.
In linea di principio il ragionamento potrebbe andare bene, anche se per mia deformazione culturale sono convinto che le Istituzioni non siano delle banche e quindi non debbano fare profitto. Se però il surplus di guadagno viene reinvestito per creare benessere e sviluppo sul territorio, allora posso essere d´accordo. Tuttavia le regole imposte dal Patto di Stabilità sono tali per cui ora i Comuni non possono spendere i soldi in cassa, e quindi abbiamo in Italia un enorme potenziale di cassa sostanzialmente bloccato.
Ora, scusate se insisto, ma mi pare che nella condizione economico/finanziaria nella quale versiamo (leggo oggi che gli USA sono stati declassati e l´Unione Europea assieme agli Stati Uniti ha chiesto il commissariamento dell´Italia), un po´di liquidità farebbe bene e consentirebbe di rimettere in parte in moto le attività produttive. Certo, ben inteso, con precise regole, di modo che i soldi non finiscano nelle tasche dei soliti palazzinari o in qualche strampalato progetto di cementificazione stradale.
Che ne pensate? e perchè nessuno cita queste cose?

Saluti

giovedì 4 agosto 2011

Vogliamo parlare di...

Vogliamo parlare di ferie? Di quelle che volevano fare i parlamentari e che sarebbero dovute durare più di quattro settimane? Mica per altro, poveretti loro, ma una settimanella in più si rendeva necessaria per l' "abituale" (ma come, in uno Stato laico?!?), pellegrinaggio in Terrasanta. "Voglia di bestemmiare" (per parafrasare l'Avvelenata di Guccini), in questa fase economica e sociale in cui non si capisce nulla, in cui si arranca fino a fine mese, in cui si pensa di risolvere i problemi dell'Italia con la propaganda, in cui la politica latita. Eppure fino ad una settimana fa si parlava, per esempio, di tagli ai costi della politica, tutti si riempivano le fauci con la moda del momento. Ma alle parole sono seguiti fatti ed azioni concrete? ovviamente no. E la distanza sentita dalla gente comune con la classe politica aumenta sempre più.
Vogliamo allora parlare dell'intervento di ieri del Presidente del Consiglio e le risposte delle Opposizioni? Meglio soprassedere anche su questo tema, visto che Berlusconi ha chiacchierato molto dicendo nulla (mosse concrete? tempi e modi?!?), e Bersani-Casini-Di Pietro non sono stati da meno. Come si può chiedere, oggi, la dimissione del Presidente del Consiglio senza avere prima definito un'alternativa? Che ca..o vuol dire "Fate un indietro e noi faremo un passo avanti"? Perchè noi italiani dobbiamo sempre ragionare su "intanto lo facciamo e poi pensermo alle conseguenze" senza un minimo di programmazione?
Non restano allora molti temi di cui discutere, se non tornare a parlare di ferie.
Ma io quelle le ho già fatte.

Saluti

lunedì 1 agosto 2011

Nell'Era Digitale una Cabina Telefonica mi apparve in Sogno

Nell'Era Digitale, dei telefoni cellulari e degli Smartphone, dei palmari e di SkyPe, di Twitter e FaceBook, oggi rientrando dalla pausa pranzo ho visto una persona dentro una delle poche cabine telefoniche rimaste a Padova.
Inizialmente pensavo fosse qualcuno entrato lì dentro solamente per trovare conforto dal Sole, ma poi, avvicinandomi, ho visto quel tizio estrarre il portamonete, svuotare sul palmo i cent e gli euro, cercare con l'indice la moneta più adatta, inserirla nell'apparecchio, sollevare la cornetta e comporre il numero.
Mi ha fatto un certo che, dico sul serio, e mi ha preso un piccolo e forse remoto senso di nostalgia per le nostre care vecchie cabine telefoniche, così indispensabili quando si doveva avvisare a casa per un ritardo o un contrattempo, altrimenti la mamma si preoccupava, ed il cellulare non sapevamo nemmeno cosa fosse.
Eppure il Mondo andava avanti lo stesso.

Saluti