mercoledì 3 dicembre 2008

Elettorato Bue

Con il mio intervento “Politiche di Destra” ho provocato un commento dell’amico Prefe, che forse potrebbe darmi lo spunto per un approfondimento, direi, ideologico.

Parto da lontano, ma non troppo, perché l’idea che mi sono fatto è recente ma ha trovato le sue motivazioni una trentina di anni fa. Scusate se, a volte, sarò conciso e poco dettagliato, ma per non scrivere un tema mi devo contenere.

Negli anni sessanta e settanta, in Italia, ci fu un discreto boom economico. In molti si arricchirono e colossi industriali acquisirono forma e potere. Lo dico per un’esperienza diretta che ho potuto fare, grazie al mio lavoro, presso un grossissimo stabilimento ex Montefibre nel Sud Italia. Per motivi di discrezione non citerò esattamente il sito produttivo, ma ci tengo a dare delle dimensioni: un kilometro e mezzo per un kilometro e mezzo all’incirca l’area coperta dalle installazioni, dagli stabilimenti, dalla centrale termica, da tubi, serbatoi e colonne di distillazione. La produzione? Filato plastico per tappetini delle auto, per esempio, o abbigliamento. Lo stabilimento, quanto a produttività, era forse il più grande d’Europa ed era nato, come detto, all’inizio degli anni settanta. Come questo impianto, molti altri in giro per l’Italia sono sorti ed hanno prodotto ricchezza, nonché alti tassi di inquinamento. Ma non è questo il punto. Il punto è che questi stabilimenti sono nati grazie ad investimenti giganteschi, spesso e volentieri con soldi pubblici, e con una filosofia di installazione che non badava a spese. Non mi addentrerò nei dettagli tecnici, ma vi assicuro che ho visto con i miei occhi il tipo di installazioni o le apparecchiature utilizzate, e non certo state acquistate al risparmio o pensando all’utilizzo razionale delle risorse: sono un tecnico, ne capisco qualche cosa.

Questo tipo di approccio alla “spesa” si manifestò non solo in ambito industriale ma, potremmo dire, in quasi tutti i settori statali e parastatali, dove c’erano soldi grazie ad un boom economico, come detto, senza precedenti, per lo meno da quando la Seconda Guerra Mondiale era terminata.

Purtroppo, però, questo “modus operandi” creò delle deviazioni, come era ovvio che fosse. Speculazioni, tangenti, ruberie varie si svilupparono ed infiltrarono nelle falde della macchina politica e statale, portando con se degenerazioni del sistema esplose negli anni ottanta e novanta con Tangentopoli, per fare solo un esempio fra i più noti.

La mentalità, purtroppo, non è però cambiata fino ad oggi, e lo si constata ogni giorno. Ma perchè?

Dopo la Seconda Guerra Mondiale i nostri nonni e genitori avevano un motivo per tendere a qualche cosa di meglio, per provare a ricostruire uno Stato mal ridotto. Sul carrozzone dei vincitori erano però saltati su in parecchi, anche numerosi riconvertiti dell’ultim’ora. Tuttavia nessuno ci badò molto, in perfetto accordo con il nostro spirito “all’italiana”: va bene un po’ tutto, tanto siamo capaci di essere fascisti così come comunisti, ma sempre un po’ “all’italiana”. In ogni caso le cose funzionarono, ci fu una Costituente, le forze dello Stato e della Repubblica, nonché uno stato sociale spesso e forte, ci traghettarono attraverso gli anni cinquanta, sessanta e settanta, godendo e spesso costruendo fisicamente il boom economico di cui si diceva prima.

Quando però negli anni ottanta la spinta economica finanziaria andò affievolendosi, nessuno aveva voglia di rivedere un pochino lo stile di vita che si era andato creando nei trent’anni precedenti. Nessuno, o per lo meno la maggior parte, aveva voglia di rivedere la mentalità che si era andata instaurandosi, diciamo, anch’essa, un po’ “all’italiana”. Da qui Craxi, Tangentopoli e molti altri.

Lo strascico del boom economico, però, ci coccolò ancora almeno fino agli anni novanta quando, in vista di crisi economiche e sulla spinta di oscure forze massoniche, Berlusconi si affacciò alla scena politica. Noi non lo sapevamo, ma eravamo già sconfitti in partenza.

Perché? Perché avevamo perso quella spinta positiva alla cultura, alla politica, alla curiosità intellettuale che avevano avuto i nostri nonni ed i nostri genitori… magari non tutti, ma per lo meno la maggior parte, dato Berlusconi ma soprattutto il modello da lui proposto continua a risultare vincente a distanza di quasi quindici anni. Di nuovo: ma perché?

L’abitudine al benessere, il fatto che, dopo un paio di guerre, a nessuno sarebbe venuto in mente di scatenarne altre, le tesi di grandi ed insigni tromboni che davano, per esempio, le risorse di idrocarburi come inesauribili, ci convinsero che, tutto sommato, si potesse andare avanti anche senza tutte quelle qualità positive che richiede la Res Publica per essere ben amministrata. Non ci ponemmo nemmeno il problema di dire “serve o non serve”, semplicemente, da buoni mediterranei, ci mettemmo a pensare esclusivamente all’oggi, senza prospettiva, senza curarci delle ripercussioni delle nostre azioni, senza porci il problema che, un giorno, tutto quel benessere sarebbe potuto terminare. Come conseguenza, il disinteresse alla politica ed alla cultura fece nascere e crescere una classe politica, ma oserei dire sociale, del tutto avulsa da qualsiasi implicazione rivolta al prossimo, rivolta al sociale, rivolta, come detto, alla Cosa Pubblica.

Ecco da dove, secondo me, nasce lo scandalo Berlusconi o, più in generale, la scandalosa situazione di disinteresse culturale dell’italiano medio, sia di destra che di sinistra. Nessuno ricorda il fascismo, nessuno rammenta che il fondo è davvero buio, e tutti credono di poter vivacchiare e galleggiare alla meno peggio, fingendo che, al di fuori dei confini di casa nostra, tutto sommato le cose funzionino e, se non funzionano, in un qualche modo si possano sistemare. Anzi, convinti che ci sia sempre qualcuno che le possa sistemare, ma che certamente non saremo noi.

Saluti

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