mercoledì 10 dicembre 2008

Resistenza Togata

Chi di noi non conosce, almeno di nome e fama, uomini come Falcone? Borsellino? Gherardo Colombo e Ilda Boccassini? Borrelli e Di Pietro? e, in ultima, De Magistris?
Cosa li accomuna? direi il senso dello Stato e l'amore per la legalità.
Sono uomini e donne che, senza guardare in faccia a nessuno, hanno indagato su mafiosi e faccendieri, politici e uomini di potere, portando alla luce alcune fra le pagine più sporche e delicate della storia della Repubblica: Tangentopoli e la P2.
Faccio questo breve intervento, oggi, nonostante ci siano molti altri argomenti di cui parlare, per quello che si legge sui giornali negli ultimi giorni, cioè lo "scontro" fra le procure di Salerno e Catanzaro, e per il fatto che ritengo la chiarezza su questo argomento fondamento etico del vivere sociale.
A tal proposito ho visto l'ultimo "Passaparola" di Marco Travaglio (lo potete trovare sul sito di Beppe Grillo), che parla proprio di questo presunto scontro fra procure.
Al di là dei giudizi personali su Travaglio, che personalmente trovo spesso più disfattista che costruttivo, va detto a suo merito che raramente cade nel tranello di presentare opinioni personali, ma cerca sempre di motivare le sue tesi con ricerche dettagliate ed approfondite.
Ebbene, su De Magistris, in particolare, veniamo a sapere che prima di essere rimosso dal suo incarico e trasferito, aveva aperte tre indagini molto importante e delicate:
1) Il caso dei depuratori calabresi, per i quali l'Unione Europea aveva stanziato 800.000.000 di Euro di cui s'è persa completamente traccia;
2) Il caso sulle toghe lucane, che coinvolgeva un discreto numero di magistrati, avvocati, uomini di peso, politici, ecc;
3) Il caso "Why Not" su Saladino, capo della Compagnia delle Opere (braccio economico di Comunione e Liberazione), che, fra gli altri, aveva coinvolto ampiamente Mastella;

Tutte e tre queste indagini sono state tolte a De Magistris.

Perchè? per conflitto di interesse ed incompatibilità, si dice.
Ma è proprio vero?
Noto sempre più con sconcerto, andando a rivedere la storia recente italiana, che esiste una parte di magistratura che lotta e combatte contro "l'italietta" che tanto mi fa schifo. Quell'italietta per cui siamo tristemente noti all'estero, quella del sorriso e dell'aiuto all'amico, quella della battura che nasconde la pistola o l'attentato, quella della Mafia e dei poteri forti.
Contro questa italietta c'è gente che si batte, ogni giorno in prima linea, ed alcuni di questi sono proprio taluni magistrati.
Sempre la storia recente italiana mi insegna che spesso e volentieri i poteri forti toccati dalle inchieste giudiziarie o dagli scandali, o magari anche solo dalla coscienza della gente, gridano forte, fanno fumo e polvere per sviare l'attenzione, per distrarre, per avere giusto il tempo di rimettere le cose al loro posto.
Mi sorge allora il dubbio che anche questa volta la faccenda sia questa.
Ci sono delle verità che vengono svelate e rese pubbliche, da qui i polveroni sollevati per nasconderle


Di più ancora.
Quando Berlusconi ed il Governo (ma il discorso è molto più generale), parlano di mettere le mani sulla magistratura, dicono che occorre una riforma del Consiglio Superiore della Magistratura, che si devono separare le carriere di giudici e magistrati e che, per fare questo, sono disposti a modificare la nostra Costituzione, soprattutto sono disposti a fare tutto questo nonostante le manifestazioni, e non solo di piazza, di tantissime persone e senza interpellare l'opposizione, allora, in questi casi, prendo paura perchè mi sembra che la storia si ripeta.
Che fare, allora? stare zitti nauseati da tanto schifo, tanto Destra e Sinistra sono uguali? nascondere la testa sotto la sabbia e tacere sperando che, prima o poi, le cose migliorino? o magari soffocare nel cinismo più sfrenato, tanto non cambierà mai nulla e sarà sempre peggio?
Preferisco lasciare la risposta alla citazione di una frase rimasta storica, e pronunciata da Saverio Borrelli a conclusione del suo discorso di inaugurazione dell'anno giudiziario 2002 (12 Gennaio 2002), contro le "mire espansionistiche" di una certa politica e di certe forze che, quotidianamente, lavorano per minare la giustizia, la libertà e lo stato di diritto in Italia.
La frase fu
"Resistere! Resistere! Resistere, come sulla linea del Piave"
Saluti

2 commenti:

Prefe ha detto...

borrelli avrebbe fatto meglio a non dire la parola "resistere".
E' ritenuta comunista!

andreacamporese ha detto...

Per fortuna che c'è ancora qualcuno che si ricorda della Resistenza... anzi, delle Resistenze, in ogni ambito